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Economia | 13 settembre 2022, 06:58

La bolletta milionaria dell’Abet Laminati: "Listini indicizzati alle quotazioni del gas, nostri timori sulla tenuta negli ordinativi"

La storica azienda braidese è passata da una spesa mensile di 700mila euro a oltre 3 milioni per il solo costo di luce e gas. L’amministratore delegato Bandieri: "Inflazione Usa da dinamica salariale, le famiglie hanno conservato il loro potere d’acquisto. Qui rischiamo una contrazione della domanda"

L'azienda di viale Industria è leader mondiale nella produzione di laminati

L'azienda di viale Industria è leader mondiale nella produzione di laminati

"Nel giro di un anno la nostra bolletta, luce più gas, è passata da 700-800mila euro al mese a 3,5 milioni, sempre al mese. Difficile persino a raccontarlo, ma è così. La cosa più incredibile per me è che in tanti se ne accorgano soltanto adesso, visto che parliamo di un problema col quale ci confrontiamo ormai dallo scorso autunno".

L’aggiornamento dal critico fronte del caro energia vissuto dalle aziende della Granda è quello che ci arriva da Ettore Bandieri, amministratore delegato dell’Abet Laminati, storica industria braidese e realtà che dà lavoro a 800 collaboratori ai piedi della Zizzola e ad altri 150 tra la sua filiale in Nord America e la Fiberesin, società del Wisconsin che progetta, produce e vende facciate ventilate in Hpl, acquisita nel giugno scorso. Un gruppo, quello controllato dalla famiglia Mazzola, forte di un fatturato che nel 2021 è arrivato a 215 milioni di euro, contro i 180 milioni degli anni precedenti alla pandemia. Un’industria che, al pari di moltissime altre in tutta Europa, oggi è nelle condizioni di dover quadrare conti che oggi sarebbero pure in forte crescita, se sopra la loro testa non passasse quella che lo stesso dirigente descrive richiamando l’immagine della "tempesta perfetta".



"Parliamo di problematiche di tipo geopolitico
– dice Bandieri –, evidentemente, che passano sopra la nostra testa. Ma il contesto è questo e con questo dobbiamo confrontarci, perché altrimenti il rischio è quello di continuare a parlarsi addosso. E invece o ci si arrende o si continua. E noi ovviamente vogliamo continuare, cercando tutte le strade possibili per farlo".

E come si affronta nel concreto una simile congiuntura? "Posso dire quello che stiamo provando a fare noi. Intanto ci siamo stufati di fare continui aumenti sui listini dei nostri materiali. Li abbiamo modificati dando loro validità settimanale e indicizzandoli al valore del gas, accompagnati da una formula matematica grazie alla quale i nostri clienti possono aggiornarli direttamente calcolandosi i costi del prodotto a seconda della quotazione giornaliera del Pun. Questo perché davvero siamo su un’altalena. A luglio le quotazioni del gas erano diminuite. In quest’ultima settimana è ancora aumentata (il riferimento è alla scorsa. Ieri, lunedì 12 settembre, le quotazioni sono scese sotto i 200 euro al megawatt/ora, ndr). Noi siamo un’azienda tecnicamente energivora e per poter lavorare dobbiamo approvvigionarci delle materie prime indispensabili per fare funzionare i nostri impianti, gas compreso. I clienti lo capiscono. Quella di produrre sotto costo non è una scelta sostenibile e neppure etica, secondo il mio giudizio".

La vera preoccupazione dell’ad Bandieri non riguarda però l’oggi, non è il 2022. "Abbiamo avuto ancora un buon anno e penso che lo chiuderemo bene, dopo che il 2021 era stato un periodo di forte ripresa. Da sette/otto settimane a questa parte però registriamo un certo calo del mercato, che temo proseguirà riverberando i suoi effetti sul 2023. Se questa tendenza si dovesse confermare il rischio è quello di trovarsi a poter produrre a pieno regime ancora qualche mese, sulla spinta di quegli ordinativi, per poi vedere gradualmente calare produzione e fatturato".

L’azienda di Bra gode di una visuale privilegiata anche su altri mercati, a partire da quello Usa, grazie all'acquisizione di Fiberesin.
"Un passo che abbiamo fatto non certo con l’intento di delocalizzare alcuna produzione, ma per rinforzare la nostra presenza commerciale in quel Paese. Un’integrazione che personalmente mi consente di confrontarmi con un mercato diverso e lontano – spiega Bandieri –. Gli Usa non stanno vivendo una problematica di caro energia paragonabile alla nostra, ma piuttosto una forte dinamica salariale. Vivono un momento di piena occupazione e i salari sono passati da 12 a oltre 15 dollari l’ora, con le aziende che si strappano di mano i lavoratori. Qual è allora la differenza con le economie di casa nostra? E’ che negli Usa si registra sì un rallentamento del mercato immobiliare, per via dell’aumento dei tassi di interesse, ma il potere d’acquisto delle famiglie è rimasto invariato, non vanno incontro al rischio di un calo dei consumi quale quello che rischiamo noi con un’inflazione figlia invece di un fattore esterno come quello collegato all’energia. La situazione dell’Europa è diversa in ragione di questo e anche per questa ragione ci sono tutte le premesse per un autunno che rischia di accompagnarsi a un forte rallentamento della domanda interna. Poi noi siamo un’azienda privilegiata, finanziariamente solida, tra le poche della provincia cui hanno rifatto i contratti di fornitura energetica, mentre altri devono andare a comprarlo sul mercato libero, non avendo neppure la garanzia della fornitura. E’ un problema grosso".



Come se ne esce, quindi?
"Certamente servono interventi che governino queste dinamiche  a livello politico. Ma in generale le nostre aziende devono diventare sempre più snelle e flessibili, puntare sul prestigio dei nostri marchi e sul valore aggiunto che siamo in grado di mettere in campo. Da quasi trent’anni fa parte del nostro gruppo un’azienda specializzata nella produzione di pannelli in alluminio a nido d’ape. Nel giro di due anni quest’azienda è passata da un fatturato attestato da sempre su 3 milioni di euro a 10 milioni. Ci siamo riusciti modificando in modo radicale il nostro approccio al mercato. Non la mera vendita dei pannelli, ma la progettazione e realizzazione di soluzioni studiate ad hoc per la committenza. Certo è un cambio di paradigma, che si può realizzare dotandosi di precise professionalità e soprattutto imparando a conoscere il business del cliente, attrezzandosi per risolvere un suo problema. Questo è quello che stiamo cercando di fare per metterci al riparo dalle tempeste perfette di oggi e di domani".

Ezio Massucco

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