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Attualità | 10 giugno 2022, 10:19

La paura fa 90 al Caffè Letterario di Bra con Mauro Rivetti e “Colline rosso sangue”

A tu per tu con lo scrittore albese, che ci parla del suo ultimo emozionante libro giallo

La paura fa 90 al Caffè Letterario di Bra con Mauro Rivetti e “Colline rosso sangue”

Più spaventoso di un qualsiasi libro di Stephen King. Più thriller di una puntata di CSI. Più misterioso di Twin Peaks. Di che cosa stiamo parlando? Dell’ultima fatica letteraria di Mauro Rivetti: “Colline rosso sangue” (Golem Edizioni).

Se siete tra i pochi lettori a non conoscerlo, allora mettetevi comodi. Preparatevi un tè caldo e accucciatevi sul divano. Le stesse cerimonie che fareste prima di guardare un film, possibilmente uno pieno di emozioni. Già, perché l’intervista che stiamo per presentarvi emozionante lo è davvero e riguarda le Langhe.

Ma questa volta non ci sono famiglie felici in gita domenicale, bensì un personaggio da film horror come in The Ring, una sorta di Jack lo Squartatore langarolo.

Mauro, mettici qualche brivido con il trailer di “Colline rosso sangue”.

"Ci provo con una piccola sinossi. Questo giallo ha i toni di una tragedia scespiriana al nebbiolo, una vicenda familiare che prende le mosse nel 1967, quando una giovane madre, disperata, sola, fugge dall’ospedale con il bambino appena nato. Quel bambino, anni dopo, sarà un importante imprenditore vinicolo. Ma nubi nere incombono, morti misteriose si susseguono. A condurre le indagini la nota Teresa Bianco, pubblico ministero, che scoprirà come l’orrore arrivi dal passato. Ma occorre fare in fretta, perché la morte continua a mandare segnali". 

Che mondo è descritto all’interno del libro e soprattutto che personaggi troviamo?

"All’interno dei miei libri voglio mettere in risalto il benessere e il progresso degli ultimi anni. In particolare, in questa storia ho voluto fotografare la realtà di una famiglia di imprenditori del vino che, nonostante l’apparenza di ricchezza, realizzazione nel lavoro, successo e influenza nel panorama contemporaneo, deve però fare i conti con determinate problematiche, come separazioni coniugali, problemi lavorativi e questioni legate ai figli. Apparentemente tutto sembra perfetto, ma c’è un velo sotto al quale si nascondono trame ed intrighi tutti da scoprire. I miei personaggi, ad un primo impatto forti e risoluti, non sono assolutamente perfetti. La loro forza è solo una delle tante sfumature che li caratterizza, anche loro possono vacillare. Inoltre, possono arrivare a commettere atti inimmaginabili".

C’è di nuovo Teresa Bianco, un inquirente diverso da quelli che siamo abituati a incontrare nei gialli…

"Mi sono reso conto che la dottoressa Teresa Bianco piace molto ai lettori. Sono soddisfatto, finalmente nel libro è venuta fuori la vera personalità di questa donna. Sentivo che non ero ancora riuscito a caratterizzarla per come è realmente nel mio immaginario, anche se, a sentire i commenti dei lettori, è una donna dai tratti molto veritieri. L’hanno apprezzata molto, così come le comparse che si muovono intorno a lei, nelle quali spesso identifico i lineamenti ed i modi di fare di parenti ed amici":

Quanto l’ambientazione aiuta a creare emozioni in questo giallo?

"L’ambientazione aiuta, sicuramente. Da una parte perché è una sorta di cornice estraniante, per cui ti ritrovi proiettato in un altro luogo e questa cosa nutre l’immaginario. Se lo sai raccontare bene, sono tantissime di più le cose che brillano intorno a quello che stai raccontando. E la gente questo lo riconosce e lo apprezza".

Tre parole per descrivere “Colline rosso sangue”.

"Un giallo in piena regola: appassionante, forte e vero. Appassionante come sono i paesaggi e le opere d’arte in esso raccontato. Forte come gli efferati delitti descritti. Vero come è vera la forza dell’astuta e bellissima PM Teresa Bianco, che con determinazione, seguendo gli indizi, saprà catturare i terribili assassini".

Che cosa provi a scrivere storie e ad essere identificato come scrittore?

"Ai tempi della scuola, interpretavo la lettura come un castigo, gli scrittori erano persone distanti dal mio mondo di bambino, che viveva in un piccolo paese del Roero. I paesaggi raccontati nei libri li potevo solo immaginare attraverso una ricerca su un vecchio e consunto Atlante Geografico De Agostini, ricevuto in prestito da mio zio insegnante. In particolare, mi ricordo la lettura de “I Promessi Sposi”, che proprio non riuscivo a comprendere, aprii quell’atlante e cercai “Quel ramo del Lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi”, individuai il lago e nulla più. Poi, gli anni a venire mi hanno fatto scoprire come la lettura serva a crescere ed a vivere bene con sé stessi e con gli altri. Oggi, poter dialogare con il lettore, attraverso i personaggi che si muovono nella trama delle mie storie, è edificante. Scrivere è un’arte alquanto difficoltosa, ma con disciplina ed impegno cerco di portare avanti questa passione".

Per uno scrittore albese, Fenoglio è certamente un riferimento, lo è anche per te?

"Sono lieto del tributo, è uno scrittore che ho letto, ho vissuto nei luoghi che ha descritto nei suoi libri, in quanto mia mamma è originaria di un comune dell’Alta Langa. Quest’anno si celebra il centenario della sua nascita. Nel mio piccolo ho cercato di omaggiarlo, inserendo un suo pensiero in un passo del mio nuovo romanzo".

A quale pubblico di lettori ti rivolgi?

"Mi piacerebbe che i miei libri fossero graditi da tutti. In particolare, mi rivolgo agli appassionati del genere giallo, ponendoli in prima persona alla ricerca dell’indizio per supportare la dottoressa Teresa Bianco, chiamata a svolgere le indagini. I cruenti omicidi raccontati vengono stemperati dalla descrizione dei nostri luoghi ricchi di eccellenze artigianali ed enogastronomiche. I lettori che incontro sono persone splendide, che percepiscono l’enorme sforzo che compio".

E oltre alla scrittura chi sei?

"Amo scrivere, ma la mia timidezza, le emozioni che provo quando mi trovo davanti al pubblico, nelle presentazioni, sono il mio limite. Tant’è che non mi permettono di rendere giusto merito all’opera. Inoltre, come dico sempre “raccontare un giallo non è affatto facile”, perché occorre incuriosire, senza svelare particolari determinanti".

Hai menzionato le presentazioni, come avvengono e come ti organizzi?

"Questa realtà la conobbi da lettore, partecipando a serate in biblioteca o seguendo gli eventi dove scrittori famosi presentavano i propri libri. Approfittavo del firma-copie per un breve scambio di battute. Con alcuni di essi, nel tempo, è nata una bella amicizia e collaborazione".

A chi devi dire grazie?

"Ho molti amici che mi supportano. Ad esempio, nell’ambito della 90° Fiera del Tartufo Bianco d’Alba, il giornalista e scrittore saluzzese Gian Maria Aliberti Gerbotto ha presentato il mio libro “Tartufi e delitti” insieme a Massimo Tallone, oggi definito il più grande giallista italiano. In questi ultimi anni ho riscoperto le biblioteche ed i circoli di lettura, realtà animate da persone straordinarie, che dedicano il loro tempo per permettere a noi scrittori di incontrare i lettori. Come il Caffè Letterario di Bra, che mi ha ospitato in modalità online nel periodo del lockdown. In cuor mio spero di poter tornare ospite in presenza, memore dei bellissimi incontri del passato, dove ho incontrato tanti amici, vecchi e nuovi".

L’ultima grande soddisfazione?

"Al Salone del Libro di Torino 2021 sono stato menzionato sul redazionale stampa del settore editoriale e in quel contesto l’editore mi chiese di pubblicare il nuovo racconto. In questa grande avventura letteraria mi sto trovando in situazioni che non avrei mai immaginato. Quest’anno sono stato nuovamente ospite al Salone del Libro con il mio ultimo lavoro e il firma-copie mi ha permesso di conoscere e farmi conoscere da molti lettori, che si sono complimentati per le mie pubblicazioni. Una bella soddisfazione".

 

La cosa che ti dà più fastidio?

"Confesso che mi dà fastidio veder osannare personaggi che passano qui solo per il cachet. Pazienza, come dice un mio amico pittore “Tanto si va avanti”. Ripongo la mia fiducia nei lettori e nelle persone vere. In fondo, fino a tre anni fa, i miei libri erano letti solo da mia moglie e da alcuni amici, mentre ora, grazie alla Golem Edizioni, sono distribuiti in tutta Italia".

Che obiettivi ti poni con le tue pubblicazioni?

"È molto importante raggiungere quante più persone possibili. I miei libri sono anche un pretesto per raccontare la nostra realtà, come le grandi industrie abbiano fatto da volano allo sviluppo di questi luoghi, dando vita a realtà artigianali che oggi sono un’eccellenza dell’imprenditoria. Soprattutto voglio mettere in evidenza la grande capacità di tutti coloro che si sono adoperati e si adoperano per traghettare questi nostri territori, da semplici realtà di campagna a centri turistici ormai conosciuti e visitati da tutto il mondo".

Pare che una “piattaforma televisiva” sia interessata a realizzare un film, partendo da un tuo romanzo. Che ne dici?

"Non posso negare che ci siano stati alcuni incontri, vedremo. Per ora preferisco tenere i piedi per terra".

Sogniamo: se “Colline rosso sangue” diventasse un film chi vorresti alla regia e quali attori nel cast?

"Nel cast vorrei Paola Cortellesi e Claudio Santamaria, rispettivamente nei panni di Teresa Bianco e del marito, mentre dietro la macchina da presa sarebbe il massimo vedere Paolo Sorrentino".

Beh, il messaggio è lanciato…

Silvia Gullino

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