Più che la guerra in Ucraina è il caro bollette, il carissimo gasolio e gli scioperi degli autotrasportatori che deve allarmare per una possibile - ma per ora improbabile - carenza di prodotti. E a mancare - se mai mancheranno - non sarà la farina o la pasta - alimenti facilmente conservabili in dispensa - ma i prodotti deperibili a breve termine, come latte fresco, yogurt e formaggio.
Perché se la pandemia prima e i venti di guerra poi - sui quali soffia una speculazione senza precedenti - hanno fatto riscoprire le ricette della nonna per fare in casa pane, pizza e pasta, più difficile - anzi impossibile - sarà mettere in dispensa altri prodotti che si conservano pochi giorni e non sono molto adatti ad essere stipati in freezer che comunque, prima o poi si riempie del tutto.
“La situazione cambia di ora in ora - sottolinea Marco Fuso, vice presidente Ascom Cuneo che ha la situazione “approvvigionamento negozi”, sotto controllo, essendo presidente della 3A, ossia la cooperativa astigiana che gestisce in esclusiva nel Nord Ovest i supermercati a insegna Despar.
“Ciò nonostante non vedo emergenze a breve termine. Da almeno due anni, tra pandemia, crisi e conflitti - precisa il presidente Fuso - ci stiamo abituando ad una nuova normalità, data da complicazioni diverse, ma che devono essere affrontate e superate senza allarmismi”.
Pare ingiustificato l’aumento del prezzo della farina, ricavato dal grano ucraino per meno del 40 per cento, con la possibilità di importare grano da altri Paesi - per esempio dall’America - anche con Ogm, che in Italia non si può coltivare ma si può acquistare fuori dai confini nazionali. L’olio di girasole è l’unico prodotto del quale l’Ucraina ha il monopolio, che in questo momento non arriva sui nostri scaffali. E contando che è utilizzato in tutte le preparazioni alimentari, soprattutto da quando ha sostituito quasi ovunque il tanto vituperato olio di palma, è possibile che vi sia una carenza che durerà a lungo, visto che in questo momento i contadini ucraini non possono certo seminare né coltivare.
Ad allarmare però i negozianti è soprattutto l’approvvigionamento di materie prime facilmente deperibili, come il formaggio, gli yogurt, la verdura e la frutta.
“L’80 per cento del trasporto in Italia è su gomma - spiegano con un certa preoccupazione -, lo sciopero degli autotrasportatori che si prevede nei prossimi giorni, manda in tilt la filiera già precaria per altre complicazioni del mercato”.
Sciopero dovuto all’aumento del carburante e che non solo non garantisce i negozi ma mette a rischio anche le aziende di trasformazione che non ricevendo la materia prima non possono trasformarla, né incartarla e tanto meno distribuirla. Una catena infinita che si abbatte sul fruitore finale, ossia su chi acquista i prodotti.













