Dici Carnevale e pensi alle maschere, alle stelle filanti e ai coriandoli. Io dico Carnevale e penso alle bugie. Non c’è tavola che il Martedì Grasso non sia imbandita con queste sfoglie deliziose. Tutti le vogliono, tutti le amano.
Bugie, ma anche chiacchiere, frappe, guanti, cioffe, cresciole, cenci, meraviglias. È lo stesso. Ogni regione ne ha una sua versione con tanto di ricetta e variazione di nome.
Le radici di questa specialità ci riportano alle frictilia dell’Impero Romano. L’impasto, fatto di farina, uova, tagliato a strisce e fritto con strutto, era un dolce tipicamente invernale (visto l’apporto calorico) e veniva preparato in occasione di feste pagane come i Baccanali o Saturnali, antesignani del Carnevale.
Ogni ricetta che si rispetti ha ovviamente le sue leggende. La più nota riguarda la Regina Margherita di Savoia, colei che ci ha regalato la pizza. Si narra che un giorno, spinta dal languorino, nel bel mezzo di una lunga conversazione a corte, chiese al cuoco di preparare qualcosa di dolce e sfizioso.
Insomma, tra una chiacchiera e l’altra, ecco che nacquero i dolci che tutti conosciamo. Che tu le condisca con nutella o confettura, le frigga con olio o con lo strutto; che tu scelga il forno anziché la friggitrice, le bugie sono parte dei nostri cuori, della nostra infanzia e della nostra gola. Mettetevi il girovita in pace!














