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Attualità | 17 febbraio 2022, 14:30

Se il Covid minaccia il cuore: "Fattore di rischio che si somma agli altri. La prevenzione resta l'arma più importante"

Studio Usa rileva la correlazione tra l’infezione anche lieve e la possibilità di scompensi cardiaci. La dottoressa Roberta Rossini, primario della Cardiologia al Santa Croce: "L’infarto non si può predire, importante intervenire su abitudini quali fumo, obesità e vita sedentaria"

Se il Covid minaccia il cuore: "Fattore di rischio che si somma agli altri. La prevenzione resta l'arma più importante"

Il Long Covid può avere strascichi sul cuore, anche a distanza di tempo. Il rischio è proporzionato alla gravità della forma sviluppata, ma ha conseguenze anche su chi ha sviluppato l'infezione in modo lieve.

E' questo l'esito di uno studio condotto dai ricercatori della Washington University di St. Louis, negli Stati Uniti. Sono state analizzate oltre 11 milioni di cartelle cliniche appartenenti a veterani statunitensi, età media 60 anni.

Lo studio, diffuso nei giorni scorsi, conferma ciò che, fin dalla prima ondata, era già iniziato a evidenziarsi tra molti soggetti guariti. Spesso, anche a distanza di mesi, permangono o si sviluppano dei sintomi postumi. Ne sono stati classificati più di 200.

Anche a Cuneo, per dare una risposta appropriata, è stato attivato un ambulatorio Long Covid, dove vengono trattate e monitorate le persone non completamente guarite o anche solo rimaste segnate - spesso a livello psicologico - dalla malattia.

Ma è l'aumento del rischio di infarto o di conseguenze sul cuore a preoccupare. Perché sono proprio le patologie cardiache la causa principale di morte nei Paesi occidentali.

Abbiamo chiesto un commento alla dottoressa Roberta Rossini, primario della Cardiologia del "Santa Croce e Carle" di Cuneo. "Posso dire che le conseguenze del Covid sul cuore le ho sperimentato sul campo, in modo drammatico, nelle prime due ondate. Chi aveva problematiche cardiologiche e cardiopatie acute preesistenti, difficilmente ne è uscito. La possibilità di sopravvivere era davvero remota, abbiamo perso tanti pazienti. Quest'ultima ondata, per fortuna, è stata diversa. E credo che il vaccino sia stato fondamentale in questo senso. Anche i cardiopatici critici, se vaccinati con tre dosi, hanno superato bene il Covid. Certo, non tutti, ma nulla a che vedere con i numeri di marzo e novembre 2020".

La dottoressa Rossini era stata, il 27 dicembre del 2020, il V day, il primo medico donna vaccinato al Santa Croce. "Con la vaccinazione, abbiamo assistito ad una riduzione importante della malattia".

E sugli effetti a lunga distanza? "Ho letto la ricerca pubblicata su 'Nature Medicine'. Si tratta di dati osservazionali su 150mila pazienti che hanno avuto il Covid, confrontati con 12 milioni di persone di cui si sono analizzate le cartelle cliniche. E' emerso che anche chi aveva avuto il Covid in forma banale presentava un rischio di sviluppare eventi cardio-cerebro-vascolari più alto del 50%, nei 12 mesi successivi alla guarigione. Parliamo di infarti, aritmie o altri scompensi. Ricordo che una persona sana non ha un rischio altissimo. Quello basale, stando a questo studio, sale dal 2 al 3%. Diverso il caso per chi presenta già fattori di rischio".

La dottoressa Rossini evidenzia come sia comunque necessario non creare terrorismo. Né scatenare alcun tipo di corsa allo screening. "Purtroppo non si può predire l'infarto, altrimenti non sarebbe la prima causa di morte nei Paesi sviluppati".

Non solo, si tratta di studi nuovi; i meccanismi di correlazione tra Covid e rischi cardiaci sono ancora poco chiari: "Forse ci sono cause di tipo immunitario, oppure c'è la possibilità del risveglio di un virus silente, quale può essere il citomegalovirus, per esempio. Stiamo tutti cercando di acquisire informazioni, coi limiti che questi studi hanno".

C'è un aspetto che però evidenzia, ed è di tipo preventivo. "Il Covid, secondo quanto emerso, sembrerebbe essere un ulteriore fattore di rischio, assieme al fumo, all'obesità, alla vita sedentaria e soprattutto al diabete. Un fattore, dunque, che si aggiunge agli altri. Il consiglio che mi sento di dare, da cardiologa, è semplicemente questo: visto che il Covid, se lo hai avuto e se rappresenta davvero un fattore di rischio, non lo puoi eliminare, adotta uno stile di vita che almeno elimini o riduca gli altri. Smettere di fumare, fare movimento, mangiare in modo sano. Questa è, al di là del Covid, la cosa più importante da mettere in atto per abbassare il rischio di infarto o, in generale, di problemi al cuore".

Barbara Simonelli

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