Torniamo a un anno fa riproponendo il video realizzato il 27 dicembre del 2020, il V-Day, quando all'ospedale Santa Croce vennero inoculati i primi vaccini al personale sanitario. A Cuneo come ad Alba, dove le prime vaccinazioni si fecero al complesso "La Residenza" di Rodello alla presenza del presidente Alberto Cirio.
Era un momento storico, per la Granda, per il Piemonte, per l'Italia e per tutta l'Europa.
Quello fu il giorno che iniziò a farci vedere la luce in fondo al tunnel.
In questi lunghi 12 mesi tante cose sono cambiate. Oltre il 70% della popolazione della Granda è vaccinato con due dosi. Tra gli over 60 siamo ben oltre l'80% di copertura. Il 24,7% ha ricevuto la terza dose.
Un anno lungo e complicato, che ha richiesto un'organizzazione incredibile, con le dosi che non arrivavano, lo stop di Astrazeneca sotto i 60 anni, poi l'apertura degli hub vaccinali in tutta la provincia, l'apertura dei centri presso le aziende, il coinvolgimento dei medici di base e delle farmacie. Ancora, il green pass e la nascita dei movimenti che lo contestano, l'obbligo vaccinale esteso al personale scolastico e alle forze dell'ordine fino all'apertura delle vaccinazioni anche alla fascia 5-12.
Un anno fa si stava affrontando la peggiore delle ondate, con il picco dei morti proprio nel mese di novembre. La speranza era davvero tutta nel vaccino.
Quel giorno, in ospedale a Cuneo, vennero vaccinati, per primi, quattro sanitari: Valerio Del Bono, primario del reparto di Malattie infettive; poi Roberta Rossini, primario di Cardiologia, Valeria Brignone, coordinatrice del Centro prelievi e Mauro Giraudo, coordinatore del Dea.
In giornata furono 80 le dosi somministrate, tra gli applausi dei presenti e in un clima pieno di speranza. Il primario delle Malattie infettive, il primo in assoluto a vaccinarsi, aveva detto: "Contro questo virus abbiamo le armi spuntate. Il vaccino è l'unica speranza che abbiamo".
Eppure, a distanza di un anno, ci ritroviamo nuovamente a combattere con l'aumento dei contagi. Molte regioni sono in zona gialla, su Natale e Capodanno aleggia lo spettro della zona arancione. Si credeva, o meglio, si sperava, di potersi lasciare alle spalle tutto. Ma così non è. Anche se di strada ne è stata fatta tanta.
Lo ha sottolineato proprio il dottor Del Bono: "I casi stanno sicuramente aumentando. Ma non dimentichiamoci che un anno fa eravamo chiusi. Al Carle c'erano cinque reparti da 30 posti ciascuno occupati. Significa che erano 150 le persone ricoverate. Oggi ne abbiamo uno di reperto, occupato per metà. Certo, non bisogna abbassare la guardia, ma possiamo contare anche su qualche arma in più, oltre al vaccino. Stiamo curando tanti pazienti con gli anticorpi monoclonali, che bloccano la progressione della malattia. C'è una bella organizzazione con i servizi territoriali e questo fa sì che non ci siano tanti ricoveri. Un anno fa le cose erano molto diverse. In ospedale abbiamo quasi tutti soggetti non vaccinati, anche giovani".
Sulla variante Omicron non si sbilancia. "Se ne sa ancora poco. E' di sicuro più trasmissibile e rapida, ma sulla maggiore aggressività ad oggi non ci sono abbastanza elementi per dirlo. La situazione in Sudafrica fa pensare che non lo sia, ma è presto per dirlo. Molto abbiamo imparato, molto dobbiamo ancora imparare su questo virus, che diventerà, come sempre accade, endemico. Adesso è pandemico, ma con il tempo la popolazione si adatterà e imparerà a conviverci. Nel frattempo, la strada migliore per contenerlo resta quella del vaccino".








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