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Attualità | 29 novembre 2021, 10:42

Una lunga giornata in Pronto Soccorso: a Verduno ore di attesa, l’Asl: "Ci manca la metà dei medici"

Le carenze di organico alla base dei disagi segnalati dall’utenza. La direzione generale: "Otto medici disponibili su una pianta organica di 18, mentre i posti-letto in ospedale sono tutti occupati e dobbiamo far fronte alle vaccinazioni Covid"

L'arrivo di un'ambulanza al Dea dell'ospedale di Verduno (foto Mauro Gallo)

L'arrivo di un'ambulanza al Dea dell'ospedale di Verduno (foto Mauro Gallo)

Sulla collina di Verduno, tra i colori dell’autunno che si stagliano contro il cielo grigio di un martedì qualunque di novembre, sono le 15.49 quando Sandro viene finalmente chiamato per “rivalutare” la sua situazione. Passerà poco meno di un’ulteriore ora prima che venga visitato da un medico, dopo aver atteso dalle 9.15 del mattino presso il Pronto Soccorso dell’Ospedale di Verduno. Effettuato il triage, il suo era un codice verde: l’infortunio subìto alla gamba prevede dunque un’urgenza differibile.

All’accesso, il pre-triage accoglie chi entra nel pronto soccorso, nel rispetto del protocollo anti-Covid. Chi presenta sintomi sospetti viene trattato diversamente, e inviato a un percorso protetto.
In ogni caso, occorre equipaggiarsi di pazienza. Tanta pazienza.

Un ragazzo è arrivato alle 9.23, con dissenteria acuta e sangue nelle urine, lamentando inoltre un’importante perdita di peso negli ultimi giorni. Passano oltre sei ore prima che venga visitato, undici prima che venga dimesso. Sulla sedia a rotelle attende un’altra signora, che lamenta forti dolori a un’anca dopo una caduta: anche per lei, dopo il triage, il nulla. Cinque ore dopo, l’attesa chiamata. Ci sono diversi traumi lievi a seguito di incidenti stradali, altri ancora con malesseri di vario genere, poi un paio di traumi cranici, con vertigini e nausea, e momenti confusionali: il foglio di accoglienza neanche riporta il codice che determina la priorità di accesso. Uno rinuncia, dopo quattro ore di attesa. Per l’altro, ci vorranno quasi sei ore.

Nel mentre, si diffonde il tam tam solidale fra chi attende di essere visitato, coi nomi dei pazienti che vengono chiamati ora da un lato della sala d’attesa, ora dall’altro, nella confusione generale. Anche perché il tabellone che dovrebbe riportare lo scorrere dei codici di accesso non funziona, rendendo impaziente l’attesa (e complicata la comprensione dei tempi così lunghi, sorpassati da codici rossi e gialli che non vengono percepiti da chi è in sala) di chi attende il proprio turno.

In media una trentina di persone, per tutto il giorno, tra chi man mano viene dimesso e nuovi arrivi, affollano in media il Pronto Soccorso del nosocomio “Ferrero”, presso il quale non smettono di arrivare anche ambulanze, oltre agli accessi autonomi.

Serpeggiano composte proteste, che a più riprese vengono esposte allo sportello, mentre il personale – che punta il dito contro lo scarso “filtro” effettuato dai medici di base, con conseguente sovraffollamento di pazienti – lavora sodo, ma fa quello che può: l’affluenza è alta e l’organico sottodimensionato, anche a causa delle carenze dovute a medici e infermieri sospesi dall’esercizio della professione, perché sprovvisti di Green Pass.

LE RISPOSTE DELL’AZIENDA SANITARIA

"Un problema serio e annoso, che recentemente si è ancora acuito in modo importante – ammette il direttore generale dell’Asl Cn2 Massimo Veglio -. La nostra Struttura Complessa di Medicina e Chirurgia di Accettazione ed Urgenza (Mcau) prevede una pianta organica di 18 dirigenti medici. Fino a poco tempo fa in servizio ne avevamo 11, ma ora la situazione è ulteriormente peggiorata perché una persona si è licenziata per trasferirsi altrove, una si è assentata per lunga malattia e una terza ha subito un intervento urgente. Per dare un’idea della scarsità dei numeri, si pensi che per garantire sempre due medici in turno sono necessarie 12 persone".

"Il principale problema è comune a tutti – prosegue il dirigente –: il reperimento dei medici per la Medicina d’Urgenza è sempre stato difficile. Espletiamo di continuo concorsi, l’ultimo nel giugno scorso, che regolarmente vanno deserti perché non sono disponibili medici sul 'mercato' con le specializzazioni necessarie e disponibili a lavorare in zona. Nelle aree metropolitane un po’ di più, ma il problema è generalizzato ed evidentemente si lega a un’errata programmazione nazionale".

"La nostra Asl – continua Veglio – ha provveduto a mettere in atto tutti i provvedimenti possibili, tra i quali proporre turni aggiuntivi in orario straordinario sia ai medici della Mcau che ai medici delle altre strutture dell’ospedale (con i titoli necessari), chiedere alle altre aziende piemontesi la disponibilità a inviarci propri medici. Dal 1° giugno abbiamo chiesto alla Medicina Interna di gestire la Medicina di Urgenza, reparto precedentemente gestito dalla Mcau. Infine abbiamo espletato una gara per ottenere un supporto professionale da parte di liberi professionisti: si tratta dell’ultima ratio, il cui esito sarà da valutare sul campo con l’ingresso graduale di alcuni colleghi da cui abbiamo ricevuto la disponibilità. Mentre le lunghe attese per i casi a bassa complessità sono certamente fastidiose e imbarazzanti, non possiamo assolutamente rischiare di abbassare il livello qualitativo del servizio affidandoci a persone non sufficientemente competenti e dedite alla struttura, come spesso capita in questo tipo di affidamenti, che quindi va valutato caso per caso e passando per turni di affiancamento".

Ma secondo il direttore Veglio anche altri fattori intervengono nell’attuale situazione del Pronto Soccorso.
"Una parte delle persone che si rivolgono al PS vengono visitate, sottoposte ad accertamenti e devono essere quindi ricoverate o in reparti medici o in reparti chirurgici. Da molti mesi però l’ospedale è totalmente 'pieno', nel senso che i letti disponibili per ricovero, cioè i letti che possiamo permetterci di occupare avendo il personale per assisterli, sono tutti occupati. Fino a aprile-maggio avevamo i reparti Covid che assorbivano la maggior parte delle risorse. Ora sono i reparti 'normali' ad essere pienamente occupati. Rimane un piccolo reparto Covid (a venerdì ospitava 5 persone, mentre l’Asl ha dovuto riaprire una rianimazione dedicata che sempre venerdì accoglieva altre due persone). Ogni settimana viene ricoverato ancora qualche paziente e i casi sono in aumento. Per tenere un nucleo Covid aperto, anche se pochissimo impegnato, dobbiamo dedicare una quantità di personale che ci impedisce di aprire altri letti nei reparti 'non covid'. Si tenga conto che molto personale è anche impegnato nella campagna di vaccinazione: insomma, la pandemia ci sta mettendo ancora in grande difficoltà nel gestire le malattie usuali".

Se l’ospedale è pieno, i pazienti da ricoverare rimangono in Pronto per un tempo maggiore del previsto, a volte più di un giorno. "Ma chi si occupa dei pazienti che sostano in Ps? Gli stessi medici che devono assistere coloro che vi afferiscono ex novo: ecco un altro motivo per cui la gente attende un tempo esagerato prima di avere i trattamenti successivi a un primo inquadramento che avviene sempre subito. Da questo punto di vista (ampliamento delle aree di degenza, che darebbe un sollievo anche al PS), abbiamo avuto solo la scorsa settimana l’autorizzazione da parte della Regione ad assumere più personale, che va ora reclutato e introdotto nell’organizzazione".

"Come si può comprendere – conclude il direttore generale –, la situazione è complessa, anche se certamente non peggiore che in altre aziende. Da Asti, o da Savigliano, ci sono persone che vengono a Verduno perché in quel momento hanno attese molto lunghe in quei presidi".

Pietro Ramunno - Ezio Massucco

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