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Attualità | 10 novembre 2021, 15:34

Dalle terze dosi alla vaccinazione dei bambini: le risposte dell’Asl Cn2 per scongiurare una quarta ondata

Nuovi casi contenuti e pochi ricoveri grazie all’alto numero di inoculazioni effettuate sul territorio. Ma dall’azienda sanitaria arriva un invito a non abbassare la guardia in vista della stagione fredda

Procede la campagna di vaccinazioni avviata dall'Asl alla fine del dicembre scorso (foto di Barbara Guazzone)

Procede la campagna di vaccinazioni avviata dall'Asl alla fine del dicembre scorso (foto di Barbara Guazzone)

Nuovi casi contenuti e sparuti ricoveri (finora stabili intorno alla decina), ma le esperienze di altri Paesi e regioni anche a noi vicine ci dicono che non è ancora possibile abbassare la guardia, e anzi occorre insistere ancora sui vaccini. E’ questo il messaggio che arriva dall’Asl Cn2 in merito allo stato dell’arte dell’emergenza epidemiologica sul territorio di Langhe e Roero e sull’avanzamento di una campagna di immunizzazione avviata ormai alle terze dosi e che presto potrebbe interessare la fascia di età dai 5 ai 12 anni. Ne abbiamo parlato col dirigente del Dipartimento di Prevenzione, dottor Pietro Maimone, e col responsabile del Servizio di Igiene e Sanità Pubblica (Sisp), dottor Franco Giovanetti.

Il vaccino sta facendo la differenza?
[Maimone] "Per averne la prova è sufficiente confrontare i dati dello scorso anno con quelli odierni. Se siamo in una condizione decisamente più favorevole rispetto ad allora è perché siamo più protetti. Dove questo non è avvenuto, o è avvenuto di meno, si vedono i risultati. Non c’è bisogno di altre dimostrazioni, a meno che uno voglia non vedere. Il caso di Trieste a proposito è significativo. C’è un gruppo di non vaccinati che trasmette il virus a una comunità di non vaccinati, che rischiano conseguenze serie. Dopodiché lo trasmette alla più ampia comunità vaccinati, in questo caso con effetti decisamente più blandi. Chi non si vaccina deve sapere che, prima o poi, dovrà fare i conti col virus, non può sperare nell’immunità che gli garantisce la comunità. Da noi i ricoveri si sono ridotti in modo drastico. Poi la medicina e la biologia non sono matematica: nessun vaccino garantisce una copertura al 100,%, per cui anche qui abbiamo avuto sporadici ricoveri di anziani che erano vaccinati, ma hanno fatto un passaggio in ospedale e sono potuti tornare a casa, c’è molta differenza".

A che punto siamo con le terze dosi?
[Giovanetti] "Ad oggi abbiamo raggiunto quasi la metà degli over 80, esattamente il 48%, oltre al personale della sanità. Un po’ di cammino è da fare, ma è un risultato importante. Come è importante l’adesione generale registrata in tutta la popolazione. Ad oggi siamo all’83% dei residenti che hanno effettuato almeno una dose e al 71% per le due inoculazioni. Non dobbiamo però dimenticarci che oggi abbiamo a che fare con un virus molto contagioso rispetto alla versione originaria".

Questo cosa comporta?
[Giovanetti] "Che la sua contagiosità è più che raddoppiata, il contagio è più facile. Con queste percentuali di vaccinati, pur alte, non riusciamo a eliminarlo completamente, per cui continueremo a fare i conti col Sars Cov 2 e con possibili nuove varianti. Una delle caratteristiche del virus è quella di mutare con facilità. Molte mutazioni sono innocue, altre danno invece vita alle varianti. Se una di queste è più competitiva rispetto alle altre prenderà il sopravvento, come avvenuto con la Delta. Se lasciamo correre il virus aumentano le chance di produrre nuove varianti, insomma. L’obiettivo della vaccinazione non è soltanto quello di proteggere le persone, ma anche di fare in modo che il virus si diffonda il meno possibile, di modo che sia meno facile vedere nuove mutazioni e quindi nuove varianti. Anche per questo le vaccinazioni vanno accompagnate alle precauzioni che applichiamo da tempo, mascherine, distanziamento, etc",

Ci dobbiamo aspettare una quarta ondata?
[Maimone] "La sostanziale differenza rispetto alla stagione estiva è che durante i mesi freddi le persone stanno di più al chiuso, per cui è più facile che il virus si diffonda, visto che lo fa per via aerea. Se noi compariamo la situazione odierna con quella di un anno fa, con ottobre e novembre 2020, abbiamo meno casi, meno ricoveri in terapia intensiva e meno decessi. Ma non possiamo dire quello che succederà da qui in avanti, anche perché il virus è diventato endemico. Non pensavamo di arrivare a questo punto, si sperava che esaurita la fase di massima diffusione il Sars Cov 2 sarebbe diventato meno aggressivo. Questo non è successo e si sperava anche che con la vaccinazione e misure precauzionali si arrivasse a una riduzione importante, vicina all’eliminazione, come era già successo qualche anno fa col Sars Cov 1. Invece non è così, dovremo abituarci a convivere col virus così come conviviamo coi virus dell’influenza, con la differenza che questo è più contagioso e più aggressivo".


Quindi?
[Maimone] "Quindi la scelta della persona di fronte alla proposta di vaccinazione è vaccinarsi oppure contrarre l’infezione col Sars Cov 2. Se siamo vaccinati avremmo ottime possibilità di avere un’infezione senza sintomi o non grave. Se non siamo vaccinati e specialmente se esistono fattori di rischio avremo un rischio maggiore di complicanze e di essere ospedalizzati".

Intanto è partita la campagna anti influenzale.
[Giovanetti] "Certamente, con riguardo agli ultra60enni e alle stesse categorie a rischio degli anni scorsi. I due vaccini si possono fare anche insieme o a qualunque distanza di tempo".

Come si accede alla terza dose?
[Giovanetti] "I cittadini over 80 stanno ricevendo un Sms di invito alla scadenza dei sei mesi dalla seconda dose. Chi ha dai 60 ai 79 anni può comunque già iscriversi attraverso la piattaforma regionale e può anche presentarsi in accesso diretto, sette giorni su sette, a Verduno e nelle case della salute di Alba e Bra, dalle 10 alle 12.30".

Gli altri hub vaccinali sono stati chiusi, nel frattempo?
[Giovanetti] "Ad oggi sono ancora attivi quelli di Canale, Santo Stefano Belbo, Cortemilia e Sommariva Perno".

E’ importante fare il richiamo non appena scaduti i sei mesi?
[Giovanetti] "Ogni persona risponde diversamente al ciclo primario del vaccino, ma si è verificato che il livello anticorpale dura per sei mesi, e quindi perché aspettare? Magari c’è qualcuno cui la protezione dura di più, ma il richiamo non ha controindicazioni, anche se la protezione fosse ancora presente".

C’è anche chi vuole verificarlo tramite il test sierologico.
[Giovanetti] "Il nostro appello è a non farlo: sono soldi e tempo sprecati. Il test sierologico ha una sua logica per infezioni delle quali si conosca il cosiddetto 'livello minimo protettivo'. Per il Sars questo livello non è ancora stato definito. Anche quando si fa il dosaggio degli anticorpi non sappiamo quale sia questo numero. Il test non ci dà informazioni utili, insomma. Tutte le agenzie sanitarie dicono di utilizzarlo a mero scopo epidemiologico, mentre per il singolo individuo non ha utilità, al momento. E questo anche per un altro motivo: non sappiamo quanto gli anticorpi durano, nel nostro organismo".

Come procede il tracciamento?
[Maimone] "Stiamo conducendo un approfondito lavoro di screening sulla popolazione scolastica, girando col nostro ambulatorio mobile e utilizzando i test salivari nei più piccoli. Questo perché oggi la trasmissione del virus avviene soprattutto tra persone non vaccinate, e i bambini fanno parte di questa categoria, anche se spesso non hanno sintomi".

In questo i genitori hanno una grande responsabilità.
[Maimone] "Sì, ed è vero che le adesioni agli screening non sono sempre alte, ma ad oggi stiamo controllando in questo modo 800 bambini, con una dozzina di scuole che ogni due settimane ricevono la nostra visita. Sulle mancate adesioni siamo sempre lì, è la politica dello struzzo. Prima capiamo che dando ognuno il proprio contributo ne potremmo uscire, meglio sarà e prima lo faremo".

L’obbligo di green pass ha avuto il suo effetto sulle adesioni?
[Giovanetti] "Avevamo avuto un buon incremento in estate, probabilmente nell’ottica dei viaggi e delle vacanze delle famiglie. Poi immediatamente prima del 15 ottobre, con qualcuno che si era messo in regola in vista dell’obbligo sul posto di lavoro. Da quel momento in poi le adesioni sono calate. Ci sono i 'no vax' che non si convinceranno mai, poi ci sono gli 'esitanti’… Come Asl Cn2 siamo riusciti a vaccinare più del 90% dei residenti dai 70 anni in su, mentre nelle fasce d’età a seguire l’adesione cala con l’età. Sugli over 49 siamo sotto all’80%. Ma non c’è da stupirsi: è normale che sia molto facile arrivare al 50%, poi mano e mano è sempre più difficile. Ogni punto percentuale è una conquista".
 
Sono molte le persone che invece non possono vaccinarsi per ragioni di salute?
[Giovanetti] "Parliamo di numeri molto ridotti rispetto a quelli che sono convinti di non potersi vaccinare. C’è un fondamentale equivoco sulle controindicazioni, che è la condizione di un paziente che, appunto, controindica la vaccinazione in modo permanente o temporaneo. Basti dire che riceviamo richieste di esenzione da persone che avrebbero dovuto vaccinarsi mesi fa, perché sono dei fragili, hanno patologie che li mettono fortemente a rischio. Davvero bisogna sfatare il mito del vaccino che comporterebbe un’aggressione all’organismo, non è così".

Presto arriverà il via libera delle autorità per i bambini sopra i 5 anni.
[Giovanetti] "Negli Usa hanno iniziato. Anche qui sarà importante aderire. E’ vero che il bambino generalmente subisce una forma più lieve di Covid, ma non è sempre così e anche in bambini sani si possono verificare forme gravi di Covid. Negli Usa e in Gran Bretagna si sono verificati anche diversi decessi. Quindi nei bambini il vaccino serve primariamente a proteggere il soggetto e anche il nucleo familiare, perché il bambino ovviamente viene a contatto coi suoi altri componenti. Dopodiché, assodato che in questa fase stiamo vedendo proprio in questa fascia di età una delle più alte concentrazioni di nuovi casi, e questo proprio perché non sono vaccinati, ciò servirà a ridurre la circolazione del virus".  

Di quanti soggetti parliamo?
[Giovanetti] "Sono sette coorti, un totale di circa 10.500 soggetti, a fronte di 152mila over 12 e 177mila residenti"

Qual è ad oggi la situazione dei contagi?
[Maimone] "A settembre, come già l’anno scorso, avevamo avuto un aumento di focolai familiari legati ai rientri da viaggi. Adesso invece i viaggi come origine del focolaio non ci sono più, sono tutti casi autoctoni. Di solito si diffondono nelle famiglie, magari in una singola classe, ma è difficile che si allarghino alla scuola. Nelle ultime settimane abbiamo registrato un lieve aumento dei nuovi casi, ma al momento non significativo. Un giorno ne abbiamo 40, quello dopo la metà. Spesso sono focolai familiari, che su questi numeri riusciamo a contenere. Ricordo come un incubo lo stesso periodo di un anno fa, quando arrivammo ad averne sino a 290 in un giorno. Quei livelli sono impossibili da gestire. Oggi godiamo di questo stato di cose, ma basta poco. Per questo dobbiamo insistere su vaccinazioni e richiami".

Ezio Massucco

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