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Attualità | 15 giugno 2021, 16:45

"La prima donazione a Sinio nel 1973 con l'autoemoteca. Da allora l'Avis è diventata la mia seconda casa"

Intervista a Flavio Zunino, presidente provinciale Avis, 70 anni a novembre, 176 donazioni. Nel 2020 c'è stato un calo del 7,81% di donazioni a causa della pandemia e per la paura di contrarre il virus in ospedale. Il suo appello: "Abbiamo bisogno di persone con l'Avis nel sangue e nel cuore”

Flavio Zunino, presidente provinciale Avis, 70 anni a novembre, 176 donazioni

Flavio Zunino, presidente provinciale Avis, 70 anni a novembre, 176 donazioni

La prima donazione per caso a 22 anni, grazie all'autoemoteca che aveva fatto tappa a Sinio. Poi, da quel 15 marzo del 1973, l'Avis è diventato la sua seconda casa.

Questa è la storia di Flavio Zunino, 70 anni a novembre, nominato presidente dell’Avis provinciale nel corso della prima seduta del consiglio direttivo, tenutasi giovedì 27 maggio. Era già presidente ad interim, dopo la scomparsa del compianto Giorgio Groppo nel febbraio 2020: “Volevo fare il traghettatore, ma poi ho pensato che un mandato potevo farlo. Ho ancora tanto da dare a questa grande famiglia”.

Il nuovo comitato esecutivo, che resterà in carica fino al 2024, è così composto: Flavio Zunino (Avis Alba) presidente, Rosina De Luca (Avis Cuneo) e Antonino Ghigo (Avis Madonna del Pilone) vicepresidenti, Pietro Marro (Avis Beinette) amministratore, Silvia Boffa (Avis Farigliano) segretaria, oltre a Vanessa Bertaina (Avis Saluzzo) e Oscar Revello (Avis La Morra – Verduno).

Flavio Zunino è partito facendo il responsabile del gruppo Avis di Sinio, poi nel 1982 si è trasferito ad Alba ed è diventato vice presidente dell'Avis di Alba, prima di fare il presidente per 22 anni, dal 1996 al 2019. Era vice di Groppo a livello provinciale: “Ho preso il posto di Groppo perché era la sua volontà. L'ho fatto per lui e per me. È un incarico che mi onora. Sono felice di essere stato confermato. Il nuovo esecutivo è un gruppo di persone capaci e volenterose, rinnovato al 30% con l'ingresso di giovani. Ci sono anche tre donne. Ma il vero obiettivo è quello di costituire un gruppo giovani a livello provinciale che collabori con gli Avis comunali”.

Zunino, gruppo sanguigno '0 positivo', ha fatto la sua penultima donazione dieci giorni fa, la numero 176: “Chiuderò a 177 perché a novembre compio 70 anni e non potrò più donare. Ricordo come fosse ieri la prima donazione. Era il 15 marzo 1973, abitavo a Sinio, a 20 km da Alba. Era venuta l'autoemoteca in paese a prelevare. Allora c'erano un gruppo di ragazze dell'Avis in divisa che cercavano di portare più persone che potevano. Io sono andato. Prima non ci avevo mai pensato, anche se qualche anno prima mio padre aveva avuto bisogno di trasfusioni. Dopo la prima donazione, ho semplicemente continuato. Dentro di me era scattato qualcosa”.

Perché donare?Perchè fa bene a noi e soprattutto fa bene agli altri. Avvicinatevi al mondo delle donazioni. Il mio appello va poi a chi si è perso per strada. Capita, ma è importante tornare a farlo. Abbiamo bisogno di persone con l'Avis nel sangue e nel cuore, che sappiano confrontarsi e prendere in mano la situazione nei momenti difficili”.

E questo è proprio un momento difficile. Un calo del 7,81 % di donazioni è stato registrato nel 2020, anno della pandemia: “Abbiamo raccolto 20.546 sacche, ben 1.740 in meno del 2019. Eppure abbiamo registrato 992 nuovi donatori a livello provinciale. 13.875 i donatori attivi contro i 13.517 dell'anno prima”.

Insomma, più donatori ma meno donazioni. Perché? Perchè il Covid fa paura e molti donatori temevano di contrarre il virus in ospedale. Lo dimostra il fatto che nelle sezioni di Alba e Bra, dove dove viene il personale da Torino, nelle strutture a prelevare, c'è stato un aumento del 4,08%. Mentre nei centri trasfusionali di Cuneo, Mondovì e Savigliano c'è stato un calo rispettivamente del 19, 14 e 9%. Per non parlare dei centri Avis dove si andava a donare nelle case di riposo. Lì il calo è stato drastico. Si tergiversa. Chi faceva 3-4 donazioni all'anno, ora ne fa soltanto una”.

Eppure donare in ospedale è sicuro. Ce lo ha anche confermato in un'intervista il dottor Marco Lorenzi, primario del Centro trasfusionale di Cuneo: “Non esiste luogo più sicuro. Noi operatori siamo vaccinati. Il reparto è costantemente sanificato e pulito, indossiamo tutti la mascherina. Insomma c'è totale sicurezza. Io personalmente in ospedale porto la mascherina chirurgica normale, mentre in treno indosso la ffp2. Inoltre per accedere al centro trasfusionale di Cuneo non si entra quasi in ospedale, si devono fare 20 passi senza attraversare il reparto. A Savigliano c'è un percorso esterno. E a Mondovì i corridoi sono larghissimi. Venite a donare senza timore”

Fondamentale la 'campagna dono' presentata la scorsa settimana a Cuneo che ha coinvolto i volti di giovani campioni dello sport. "E' stato bello vedere 7 associazioni unite nel nome del DONO. Noi di Avis e Aido siamo stati trainanti, ma poi ci hanno seguito tutti", ha dichiarato Zunino.

“Spero si riparta con le donazioni – conclude Zunino -. Lo spero per gli ammalati che hanno bisogno di sangue. Gli ospedali sono ritornati a regime e serve l'aiuto di tutti”.

 

cristina mazzariello

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