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Provincia | 12 maggio 2021, 16:20

“Vi racconto il calvario di un figlio che da un anno non abbraccia la sua mamma”

Rsa chiuse: il dramma di ricoverati e familiari: “Non lasciate morire i nostri anziani di solitudine”

“Vi racconto il calvario di un figlio che da un anno non abbraccia la sua mamma”

“Mia madre, ormai è come segregata da oltre un anno. Lei è distrutta dal distacco, dalla lontananza da me, che sono il suo unico figlio. Ed io sono affranto quanto lei, perché non la vedo, non le parlo e soprattutto perché mi sento impotente contro questo divieto che fa morire i nostri affetti più cari anche se sono ancora in vita. E per noi familiari, questo è un dolore enorme, che ci porteremo nel cuore per tutta la vita”.

Beppe ha gli occhi gonfi di chi ormai da tempo non dorme tormentato dai pensieri e spesso anche dalla rabbia per aver “perso” la sua mamma in una struttura della Granda, che ha chiuso le porte nella speranza di chiudere fuori il Coronavirus. Per tutelare la sicurezza deglimospiti, però, purtroppo sono rimasti fuori anche tanti figli, sorelle, mogli e mariti.

“Mia mamma - prosegue Beppe - è in struttura dal 2017, affetta da pluripatologie, idoneità fisica grave, non deambulante, è lucida ma questo aggrava ancora la sua situazione. L'ultima volta che sono stato nella Rsa era il 5 marzo del 2020. Poi la chiusura per il lockdown, e fino adesso è stato tutto uno stop and go. Ho sentito mia mamma al telefono circa due volte a settimana per tre mesi. Ma se è possibile queste telefonate aggravano il supplizio invece di aiutare”.

Qualcosa sembra muoversi con l’arrivo della bella stagione, quando, come ricorda Beppe: “La Direzione mi ha comunicato che si poteva fare un paio di incontri a settimana dal giardino. Funzionava così: mi prenotavo telefonicamente con l'educatrice e all'ora stabilita mia mamma veniva portata in giardino. Rivivo ancora la scena con il dolore nel cuore: io ero nella strada, ci dividevano cinque metri e una cancellata di ferro. Ovviamente con la sorveglianza seppur a distanza, dell'educatrice: non esisteva privacy - e pazienza - ma io dovevo gridare forte perché mia mamma soffre anche di ipoacusia, e quindi non ci sente più quasi nulla. Il tutto finiva dopo dieci minuti. Dieci minuti.... ma cosa possono servire dieci minuti? A volte avevo persino il dubbio che mamma mi vedesse, che capisse che ero io. A fine anno sembrava che qualcosa stesse cambiando: dopo le festività natalizie c'è stato un breve interludio, ci si vedeva una volta a settimana e dietro plexiglass, con distanziamento, sorveglianza e solo per 10 minuti. Ora non ci si vede più da due mesi. E non riesco ancora a capire il perché”.

“Il periodo così prolungato di segregazione - prosegue Beppe tormentandosi le mani - ha portato segni di cedimento psicofisico in mia madre. Lamenta anche di essere poco seguita durante la giornata, ma io non potendo vedere non so come sia realmente la situazione. Certo è che mi preoccupa”.

“Lo smarrimento di mia mamma è incolmabile: chiede di me, tutti i giorni. Il suo solo contatto è quello telefonico, di pochi minuti. Ha perso 27 chili poco più di un anno.

L’assenza di scambio di una carezza, di un abbraccio, lo stare con me, genera sofferenze e conseguenze sulla qualità della vita e sulla salute. Ha bisogno di relazioni familiari ed umane. Ora le Rsa aprono ai familiari? Non so cosa cambierà e se cambierà davvero. Certo è che a mia mamma e a me, hanno rubato più di un anno di vita”.


NaMur

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