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Cronaca | 06 maggio 2021, 12:53

Condannata a 8 anni la donna di Bra accusata di aver avvelenato il marito in ospedale

Verdetto di primo grado nel processo a carico della 50enne Laura Davico, arrestata nel dicembre 2018 con l’accusa di tentato omicidio. L’avvocato Ponzio: "Sentenza sbagliata e ingiusta, proporremo appello"

Condannata a 8 anni la donna di Bra accusata di aver avvelenato il marito in ospedale

Otto anni di reclusione. Questa la pena che, accogliendo la richiesta avanzata dal pubblico ministero Vincenzo Paone, il giudice presso il Tribunale di Asti Francesca Di Naro ha disposto nella sentenza di colpevolezza appena pronunciata nei confronti di Laura Davico, la 50enne braidese a giudizio dal dicembre 2019 dopo che un anno prima era stata arrestata con l’accusa di aver attentato alla vita del marito, il 56enne Domenico Dogliani, cui avrebbe somministrato sostanze venefiche mentre l’uomo era ricoverato all’ospedale "Santo Spirito" di Bra.

La donna, che dopo un primo periodo di carcerazione aveva visto attenuare le misure cautelari disposte dai giudici nei suoi confronti, è stata giudicata colpevole di tentato omicidio volontario, con le aggravanti dell’aver commesso il fatto nei confronti del coniuge e dell'averlo fatto mediante il ricorso a veleni, perché – come recitava il capo d’imputazione – "compiva atti idonei a cagionare la morte del marito non riuscendo nell’intento per ragioni non dipendenti dalla sua volontà (…)".

Nella mattinata di oggi (giovedì 6 maggio) l’udienza che ha portato al verdetto di primo grado, dopo che nel febbraio scorso l’indagata aveva volute ribadire, rilasciando dichiarazioni spontanee, la propria versione di quanto accaduto in quei giorni del dicembre 2018, quando venne arrestata dopo che i Carabinieri del Nucleo Anti Sofisticazione di Alessandria ebbero la certezza, acquisita tramite le riprese effettuate dalle telecamere installate nella stanza di ospedale nella quale il marito era ricoverato dopo un precedente periodo di degenza a Torino, che la donna, riparandosi dagli sguardi del congiunto, era solita aggiungere nei farmaci e nelle vivande destinate all’uomo misteriose sostanze tra le quali – si sarebbe accertato – anche un topicida.   

"E’ una sentenza sbagliata e ingiusta – è il commento a caldo dell’avvocato Roberto Ponzio, difensore della donna –. Secondo i nostri periti la quantità di sostanze in concreto somministrate non era idonea a uccidere, non è stato evidenziato un grado di tossicità tale da causare la morte. D’altronde il signor Dogliani non ha manifestato sintomi indotti dall’assunzione delle stesse, non ci sono stati effetti sull’organismo, né pericoli per la sua vita. Attendiamo le motivazioni che dovranno anche indicarci il movente, rimasto ignoto: per quale ragione la Davico avrebbe dovuto uccidere il marito? Tra i coniugi è peraltro emerso un saldo legame affettivo. In ogni caso riteniamo che il trattamento sanzionatorio sia eccessivo. Proporremo impugnazione".

Il giudice si è riservato 90 giorni di tempo per il deposito della sentenza.

Ezio Massucco

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