/ Attualità

Attualità | 17 aprile 2021, 16:00

Dieci anni senza Pietro Ferrero. Si ricorda l’industriale morto in Sudafrica

Domani il primo decennale dalla scomparsa. Per il primogenito di Michele un omaggio nelle messe domenicali nelle parrocchie di Langhe e Roero

Pietro Ferrero, morì il 18 aprile 2011 in Sudafrica

Pietro Ferrero, morì il 18 aprile 2011 in Sudafrica

Saranno un omaggio durante le messe domenicali celebrate domani, 18 aprile, nelle parrocchie di Langhe e Roero, e una funzione in suffragio cui la famiglia industriale albese parteciperà in forma privata nella stessa giornata a ricordare Pietro Ferrero a dieci anni dalla scomparsa.  

Un momento sentito, in questo angolo di Piemonte, l’anniversario che segna la prima decade dalla morte del primogenito di Michele e fratello maggiore di Giovanni, oggi alla guida della multinazionale dolciaria dopo che anche il cavaliere e fondatore del gruppo se ne è andato, meno di quattro anni dopo il figlio, il 14 febbraio 2015.

Ad annunciare le cerimonie in programma per domani un necrologio pubblicato dalla famiglia: "Con memore rimpianto, la mamma Maria Franca, la moglie Luisa con i figli Micheal, Marie Eder e John, il fratello Giovanni con la moglie Paola e i figli Michele e Bernardo ne ricordano il tratto cordiale e le profonde qualità umane e imprenditoriali a quanti lo conobbero e stimarono".

Pensieri che riportano la memoria degli albesi al pomeriggio di quel lunedì dell’aprile 2011, quando tra l’incredulità generale la notizia della prematura dipartita del "dottor Pietro", questo il suo appellativo in azienda, giunse nel nostro Paese dal Sudafrica, rilanciata dalle agenzie di stampa e subito ripresa dai principali media internazionali.

L’imprenditore, 47 anni, fu vittima di un malore occorsogli mentre era in sella alla sua bicicletta da corsa nella zona di Camps Day, sobborgo di Città del Capo, in Sudafrica, dove era impegnato per una missione di lavoro insieme al padre e a una trentina di dirigenti, intesi a progettare la realizzazione di uno stabilimento non lontano da Johannesburg.

"Pietro Ferrero – fece sapere l’azienda in una nota – ci ha lasciati mentre adempiva a un'alta missione umanitaria, da lui fin dall'inizio ispirata e voluta, che il Gruppo ormai si prefigge da alcuni anni: le Imprese Sociali Ferrero. Tale iniziativa imprenditoriale si propone non soltanto di creare posti di lavoro nelle zone meno favorite del pianeta, ma anche di devolvere una parte delle risorse generate alla tutela della salute e alla crescita educativa dei bambini più poveri di quelle aree. Pietro Ferrero si trovava in Sud Africa assieme al padre Michele proprio per questa nobile missione umanitaria: dare un ulteriore slancio all'Impresa Sociale di Johannesburg. Tocca ora al fratello Giovanni continuare a guidare il Gruppo Ferrero verso traguardi ancora più alti tenendo forti e vive l'ispirazione e la motivazione sociale, da Pietro sempre fermamente volute''.

Nato a Torino l’11 settembre 1963, laureato in Biologia all’Università di Torino, Pietro era entrato in azienda nel 1985, iniziando a lavorare nello stabilimento tedesco di Allendorf. Col fratello Giovanni, di appena un anno più giovane, arrivò presto a condividere la carica di amministratore delegato della controllata italiana del gruppo e a guidare la holding lussemburghese Ferrero International, società di vertice di una multinazionale che allora fatturava nel mondo 6,6 miliardi di euro e che oggi, a distanza di un decennio, è arrivato a realizzarne poco meno del doppio, 12,3. Interessato alla finanza, era inoltre membro del Cda di Ras Spa, membro del consiglio consultivo di Deutsche Bank e del comitato esecutivo di Aspen Institute, mentre fino all’ottobre 2002 era stato consigliere di Mediobanca.

Grande fu la partecipazione da parte di tutto il territorio per la perdita dell’illustre concittadino. Pietro viveva ad Alba con la moglie Luisa, sposata nel giugno 2003, e i tre figli ancora in tenera età. Increduli, i tanti collaboratori che in azienda avevano lavorato al suo fianco ne ricordarono la natura di persona riservata, ma gioviale e aperta al dialogo, disponibile e determinata, che dal padre aveva ereditato visione e passione per il prodotto. Nota a tutti la sua grande passione per lo sport e la bicicletta in particolare. Non era raro vederlo pedalare per le colline intorno alla città, spesso insieme a dipendenti del gruppo, a volte prendendo parte a gare amatoriali.

I suoi funerali si sarebbero tenuti nel duomo di Alba quasi due settimane dopo la morte, il 27 aprile, per i lunghi tempi dovuti al trasferimento della salma.
Enorme il tributo che la città volle offrirgli, prima con la lunga processione alla camera ardente allestita all’interno dello stabilimento. Poi con le esequie che, accompagnate dal lutto cittadino, videro la cattedrale affollata da importanti personalità nazionali – a partire dall’allora premier Berlusconi – e la piazza del Duomo gremita dagli albesi (10mila, secondo le stime delle forze dell’ordine) come soltanto lo sarebbe stata pochi anni dopo per la morte del padre, prima che un corteo composto da migliaia di persone in silenzio lo accompagnasse a piedi per le vie della città nel suo ultimo viaggio verso la tomba di famiglia all’interno del cimitero cittadino.

Ezio Massucco

Google News Ricevi le nostre ultime notizie da Google News SEGUICI

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium