/ Attualità

Attualità | 28 luglio 2020, 14:16

Bra ferita nell’onore si difende: "Questa non è la città dell’ndrangheta"

Ventiquattro interventi nelle quasi quattro ore del Consiglio comunale sull’inchiesta della Dda. Le minoranze chiedono una commissione d’indagine. Genta all’attacco dall’Amministrazione. I precedenti di Alba e Sommariva del Bosco

Alcuni momenti dell'incontro tenuto ieri all'Auditorium Arpino

Alcuni momenti dell'incontro tenuto ieri all'Auditorium Arpino

Una città che si interroga, ma non si riconosce e respinge l’immagine che di lei hanno offerto le cronache uscite sui giornali all’indomani dell’operazione condotta lo scorso 30 giugno dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Torino.

E’ questo il quadro offerto dagli interventi – ben ventiquattro, tra quelli di consiglieri comunali, parlamentari, rappresentanti della società civile – che si sono susseguiti lungo l’adunanza pubblica tenuta nella serata di ieri all’Auditorium Arpino di Bra, dove un pubblico di diverse decine di persone in sala e altre 130 collegate da casa ha assistito paziente a quasi quattro ore di dibattito sull’unico punto all’ordine del giorno della serata: “Difesa di Bra, città della legalità, tra narrazione e realtà, alla luce dei recenti avvenimenti circa la presunta presenza di criminalità organizzata”.

A chiedere che il confronto sullo scottante tema potesse aprirsi alla popolazione in un pubblico dibattito erano stati i gruppi di minoranza, con la Lega in testa. Ieri in diversi hanno ribadito le ragioni di quella richiesta, subito accolta dall’Amministrazione, chiedendo all’unisono un passo ulteriore: la costituzione di una commissione consiliare d’inchiesta che possa rappresentare un presidio di trasparenza a tutela della cittadinanza.

Concordi i diversi parlamentari e consiglieri regionali che le forze del centrodestra hanno invitato tra i dieci ospiti "esterni" invitati a prendere la parola.
Dal senatore leghista Giorgio Maria Bergesio al collega di Forza Italia Marco Perosino, dai deputati Monica Ciaburro (Fratelli d’Italia) e Flavio Gastaldi (Lega) al consigliere regionale Matteo Gagliasso, anche lui del Carroccio, con varie sfumature hanno prodotto argomentazioni ispirate a un sostanziale garantismo. "Non siamo qui per fare processi", è la stata la premessa di quasi tutti i relatori, mentre in diversi tra quanti sono saliti sul palco, oltre a richiamare l’esperienza dei protocolli di legalità che diverse città italiane hanno stretto con le relative prefetture, si sono augurati, quasi sempre senza citarlo per nome, che l’ormai ex assessore Massimo Borrelli – destinatario di uno dei quasi trenta avvisi di garanzia recapitati dalla Dda insieme a dodici provvedimenti di arresto –, possa quanto prima e quanto più pienamente provare quell’estraneità ai fatti a lui contestati (il voto di scambio politico-mafioso) che lo stesso ha da subito protestato.

"Città della legalità? Ma chi volete prendere in giro? Siete andati tutti fuori tema!" è stata invece la chiosa del polemico intervento tenuto dalla consigliera Annalisa Genta, da poco entrata in Fratelli d’Italia, forse l’unica voce fuori dal coro in un dibattito fino a quel momento caratterizzato da un alto tasso di concordia istituzionale. Diversi i richiami partiti al suo indirizzo dal presidente del Consiglio comunale Fabio Bailo, moderatore dell’incontro, mentre Genta rimarcava quello che a suo giudizio sarebbe stato un diverso e minore livello di tutela di cui lei avrebbe beneficiato se la stessa indagine avesse toccato una Giunta di centrodestra.

Un duro attacco, cui più tardi seguirà la richiesta di dimissioni dell’intero Consiglio avanzata dall’altro candidato a sindaco della tornata 2019, Sergio Panero, nel caso in cui le accuse che hanno sfiorato l’Amministrazione comunale dovessero trovare riscontro.  

Diversi, come detto, gli interventi affidati poi a esponenti della società civile, rappresentata tra gli altri dal parroco don Giorgio Garrone, dal sindacalista Gianni Baratta, dall’imprenditore Fabrizio Lerda in rappresentanza di Confindustria, dal direttore dell’Ascom Luigi Barbero in rappresentanza dell’Ascom e dal vicepresidente Silvio Barbero per l’Università del Gusto.
Anche dalle loro ricostruzioni, insieme a qualche ricetta, è uscita l’immagine di una città certo non esente da problematiche, ma fondamentalmente sana, produttiva, operosa. Una realtà che tanto è cresciuta lungo i decenni grazie anche al lavoro delle comunità di immigrati che si sono integrati al suo interno e grazie alla valorizzazione di quegli atout che nell’ultimo ventennio ne hanno fatto una sempre più apprezzata meta turistica. Una realtà che al contempo guarda ora con una certa preoccupazione ai venti di crisi che, dopo la pandemia, già spirano dal mondo delle aziende piccole, medie e grandi.

Una visione condivisa dai rappresentanti dell’Amministrazione comunale. Per Bruna Sibille il richiamo alla legalità è stato descritto nell’elencazione delle tante iniziative prese in questa direzione nei suoi dieci anni alla guida del Municipio, insieme alla stretta collaborazione sempre tenuta con le forze dell’ordine cittadine, per monitorare la presenza e il rischio ("Stasera qui posso dire che la mia vigilanza è sempre stata estrema") di un radicamento della criminalità nel suo tessuto sociale di cui non sono però sorti veri segnali, nella sua stagione da sindaco.

Dall’assessore Lucilla Ciravegna è arrivato invece un articolo excursus su una realtà del lavoro in città che nel 2019, prima dell’emergenza Covid, aveva fatto segnare oltre 5mila nuovi contratti, con una crescita del 24% sull’anno precedente, insieme alla rappresentazione di "un tessuto sociale che tiene" anche grazie a un mondo del volontariato che funziona, anche di fronte agli oltre 900 nuclei familiari che nell’ultimo anno sono stati seguiti dai servizi sociali cittadini.

Diverse le occasioni nelle quali – in particolare col vicesindaco Biagio Conterno e la consigliera Marina Isu – si sono richiamati i numeri di una una Granda che le istituzioni mettono al fondo delle classifiche nazionali della criminalità, come anche il fatto che precedenti indagini (in particolare quelle battezzate "Albachiara" e "Barbarossa"), queste sì già passate al vaglio dei giudici, hanno accertato la presenza dell’ndrangheta su diverse piazze della nostra provincia, con numerosi arresti e immobili confiscati a Cuneo, Alba, Cervere, Sommariva del Bosco.

Lunga la disanima con la quale altri consiglieri hanno ricordato l’articolata presenza in città di utili anticorpi alla criminalità rappresentati da attive realtà del terzo settore, propositive presenze territoriali protagoniste di meritorie iniziative quali la "Scuola di pace" fondata da Tony Lucci. Tante esperienze alle quali si è anche collegato l’intervento col quale il sindaco Gianni Fogliato ha chiuso la serata, quando ormai era superata la mezzanotte.

"Non ci nascondiamo dietro un dito – ha detto Fogliato dopo aver richiamato la testimonianza che giusto dieci anni fa don Ciotti rese qui di fronte a 300 studenti superiori e dopo aver difeso l’operato della sua Amministrazione – . Anche qui vi sono sacche di criminalità e ambiti verso i quali bisogna vigilare, ma noi abbiamo il dovere e la responsabilità di affiancare le forze più vive della città in quest’opera. Sono loro la forza di Bra, indipendentemente dal tipo di amministrazione avremo sempre bisogno di queste realtà, perché è grazie a queste realtà che le città sapranno creare quella comunità coesa e viva che saprà rendere concreta, e non solo a parole, il termine legalità".

Ezio Massucco

Google News Ricevi le nostre ultime notizie da Google News SEGUICI

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium