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Attualità | 05 novembre 2019, 09:30

"Servono politiche contro il dissesto idrogeologico: investire in prevenzione costa 7 volte meno che gestire le emergenze"

Ad Alba l’incontro promosso dai costruttori di Ance Cuneo nel 25ennale dall’alluvione. La presidente Lovera: "Il nostro impegno per promuovere una cultura della sostenibilità, ma Stato ed enti locali devono fare la loro parte con stanziamenti e normative adeguate"

Un momento dell'incontro andato in scena ieri all'Hotel Calissano di Alba

Un momento dell'incontro andato in scena ieri all'Hotel Calissano di Alba

Non solo prevenire è sempre meglio che curare. Ma soprattutto costa meno – molto meno –, quando si parla di dissesto idrogeologico.

E’ la principale evidenza tra le tante emerse da “Il rischio idrogeologico in provincia di Cuneo: riflessioni per passare dall’emergenza alla prevenzione”, momento di confronto col quale l’associazione dei costruttori di Ance Cuneo e Confindustria Cuneo hanno voluto dare il proprio originale contributo agli eventi organizzati dal Comune di Alba nei 25 anni dalla tragedia dell’alluvione del 1994.   

Aperto dai saluti del sindaco albese Carlo Bo e introdotto dall’intervento della presidente provinciale Ance Elena Lovera, l’incontro si è sviluppato a partire dai dati contenuti in uno studio effettuato dal Laboratorio Ref Ricerche di Milano, sotto al titolo "Dall’emergenza alla prevenzione: urge un cambio di paradigma”.

A illustrarne i contenuti è stato il ricercatore Andrea Ballabio, che ha spiegato all’uditorio di amministratori, imprenditori e tecnici intervenuti nella sala convegni dell’Hotel Calissano le ragioni per le quali, in tema di disastri ambientali, il "cambio di paradigma" non solo è possibile, ma necessario.

Le premesse, stando allo studio, sarebbero da riconoscere nel più alto grado di consapevolezza degli italiani circa l’importanza di mettere in atto azioni con le quali arginare gli effetti di un cambiamento climatico che viene ormai riconosciuto dalla quasi totalità della popolazione (il 90%, contro valori decisamente più bassi negli altri Paesi europei) come un processo incontrovertibile, e col quale iniziare a fare i conti in termini strutturali.
Come stanno nella natura di un territorio che si rivela indifeso rispetto alle sempre più frequenti e violente intemperanze del clima: una fragilità che interessa più acutamente alcune regioni e province, col Piemonte e la Granda in cima all’elenco delle zone che per la conformazione del loro territorio più pesantemente ne subiscono i catastrofici effetti.

"Nel corso degli ultimi 6 anni in Italia sono stati dichiarati ben 87 'stati di emergenza' – ha spiegato Ballabio –, con danni quantificati in 9.4 miliardi di euro, solo parzialmente rimborsati dallo Stato centrale. Nello stesso periodo il Governo ha investito 'appena' 5.6 miliardi per mitigare il rischio idrogeologico, contro un fabbisogno quantificato dalle Regioni in 23 miliardi. La riprova nei contenuti del decreto battezzato 'ProteggiItalia' approvato nella scorsa primavera: su un totale di 11 miliardi di euro di stanziamento, ben 3 miliardi riguardano la gestione di emergenze, contro appena 4 destinati alla prevenzione. Un paradosso se consideriamo che quando si parla di dissesto idrogeologico pianificare opportuni interventi di prevenzione costa 7 volte meno che agire per tamponare le emergenze. Questo senza parlare dello scotto in termini di vite umane che simili tragedie si portano dietro".

Da qui la sollecitazione che i costruttori di Ance hanno voluto rivolgere alle autorità presenti all’incontro, a partire dall’assessore regionale Marco Gabusi, che nella giunta del presidente Cirio ricopre le deleghe a Infrastrutture, Opere pubbliche, Difesa del suolo, e Protezione civile.

A illustrarle la stessa presidente di Ance Cuneo Elena Lovera: "Come Ance abbiamo voluto dare un nostro contributo al ricordo di quella immane tragedia sottolineando quanto sia assurda e ingiusta nel terzo millennio una morte per catastrofi che si potrebbero evitare. Da questa considerazione l’intenzione di stimolare il dibattito coi principali attori della prevenzione del rischio idrogeologico affinché si passi finalmente a una cultura della prevenzione. Serve che si guardi a strategie di mitigazione del rischio con un'ottica finalmente di lungo periodo e che che tutte le risorse che vengano stanziate possano essere utilizzate subito, mentre in Italia da quando un’opera viene pensata a quando i progetti vengono cantierati passano anni, a volte decenni. In provincia di Cuneo in questo senso va meglio che altrove, ma si può fare di più e su questo insisteremo".

"Il cambiamento climatico è in atto e purtroppo è facile pensare che questi eventi saranno sempre più violentiha proseguito la presidente Lovera –, per cui è ancora più urgente l’esigenza non soltanto di correre ai ripari e prepararsi al peggio, ma ancor di più di pianificare e tentare di mitigare il più possibile il rischio. Anche perché quando parliamo di rischio parliamo alla fine di vite a rischio, e quelle persone sono le nostre maestranze, sono gli uomini della protezione civile, sono i vigili del fuoco, è chi opera nell’emergenza. Noi vogliamo fare la nostra parte nella formazione di una cultura imprenditoriale votata alla sostenibilità, ma i costi di questo cambio di passo sono elevati, e non è giusto che ricadano solo sul cittadino o sulle imprese. Lo Stato deve fare la sua parte, rendendo appetibile costruire e lavorare in modo sostenibile".

Ezio Massucco

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