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Cronaca | 31 maggio 2019, 18:31

Una "locale" dell’ndrangheta tra le Langhe e l’Astigiano: i Pm torinesi chiedono condanna a vent'anni per l’albese Zangrà

Poco più di un’anno fa la maxi-operazione "Barbarossa", che portò all’arresto di 26 presunti affiliati all’organizzazione criminale. Tredici di loro sono ora alla sbarra con la pesante accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso

Un momento di una riunione di alcuni degli affiliati della presunta 'locale' ripreso una telecamera nascosta dai carabinieri

Un momento di una riunione di alcuni degli affiliati della presunta 'locale' ripreso una telecamera nascosta dai carabinieri

Vent’anni di reclusione. E’ la pena che i Pm Paolo Cappelli e Stefano Castellani hanno richiesto per l’albese Rocco Zangrà al termine della requisitoria del processo in corso a Torino contro la presunta "locale" astigiana dell’ndrangheta.    

Questi gli ultimi sviluppi del procedimento in corso presso il tribunale subalpino con alla sbarra 17 presunti componenti dell’organizzazione criminale (13 dei quali accusati di associazione a delinquere di stampo mafioso) finita al centro dell'operazione "Barbarossa".

Il nome, che grande clamore aveva suscitato un anno fa sulle pagine delle cronache locali del Sud Piemonte, richiama la vasta e articolata indagine condotta dai Carabinieri di Asti e dalla Direzione Distrettuale Antimafia (Dda) di Torino su una ramificata associazione a delinquere di stampo mafioso, operante in gran parte del Nord Italia, ma con basi ben salde tra Costigliole d’Asti e Alba.

Dopo tre anni di indagini, il 3 maggio 2018 gli investigatori diedero il via a un’operazione che vide impegnati 300 militari dell’Arma, oltre a un elicottero, 4 unità cinofile e una squadra della Compagnia di Intervento Operativo (C.I.O.) del 3° Reggimento Carabinieri Lombardia, portando a 26 arresti effettuati tra la capitale delle Langhe, Alba e Costigliole d’Asti

Tra questi quello dell’albese Zangrà, ritenuto l’elemento di collegamento tra la ‘ndrina costigliolese e le cosche calabresi del Vibonese, ora destinatario della richiesta di pena più pesante da parte dei sostituti procuratori torinesi autori della requisitoria finale andata in scena oggi, venerdì 31 maggio, davanti al Gup Stefano Sala.  

Appena più lieve – 18 anni e 8 mesi – la condanna richiesta invece per Michele Strambè, esponente di una delle tre famiglie residenti nell’Astigiano (i Catarisano, gli Emma e gli Strambè, appunto) che – sempre secondo quanto appurato dai carabinieri e dai magistrati della Dda – sarebbero state un gradino sotto di lui nella ‘gerarchia’ del sodalizio criminale.

Risultano invece inferiori le pene proposte per altri quattro imputati, accusati di fatti minori. La sentenza è attesa per la seconda metà del 2019. Contro i 17 imputati i Comuni di Asti e Costigliole d’Asti si sono costituiti parte civile. Altri indagati affronteranno il dibattimento al Tribunale di Asti.

Nell’ambito dell’indagine furono complessivamente sequestrati 21 fucili di grosso calibro, 16 pistole e relativo munizionamento, 350 proiettili di vario calibro, 10 chili di marijuana, 100 grammi di cocaina e altrettanti di hashish. Ma, sopratutto, venne chiarìto incontrovertibilmente che la ‘ndrangheta aveva cercato di ‘mettere le mani’ anche nella zona compresa tra l’Astigiano e l'Albese.

Redazione

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