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Cronaca | 28 gennaio 2020, 11:07

Bimbo braidese perse la mano sullo scuolabus, si discute sull’entità del risarcimento

Autista e legale rappresentante della ditta di trasporto a giudizio per lesioni gravissime. I difensori chiedono la "messa alla prova". Per l’accusa non bastano i 400mila euro proposti finora dalla società di assicurazioni: "Parere favorevole se lo riteniamo un acconto"

Immagine d'archivio

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E’ fissata al prossimo 10 febbraio l’udienza con la quale il giudice presso il Tribunale di Asti, dottoressa Claudia Beconi, si dovrà pronunciare sulle richieste avanzate dalle difese delle due persone a giudizio per il grave incidente verificatosi a Bra il 28 ottobre 2016, sinistro nel quale un bimbo di sei anni che viaggiava a bordo di uno scuolabus in servizio per conto del Comune, di ritorno a casa dopo la mattinata trascorsa a scuola, subì la perdita della mano destra.

A giudizio nel procedimento in discussione presso il palazzo di giustizia astigiano ci sono l’autista del mezzo, S. D., e il legale rappresentante della società di trasporti, G. B., cui l’accusa rappresentata dal pubblico ministero Francesca Dentis contesta la fattispecie colposa delle lesioni gravissime.

Nell’ultima udienza del processo, tenutasi nei giorni scorsi, i legali della difesa – l’avvocato Carlo Mussa per il Biffo e Fernanda Portulano per il D’Ambrosio – hanno ribadito la richiesta, avanzata nei mesi scorsi, di poter ricorrere per i loro assistiti all’istituto della "messa alla prova", proponendo al contempo il versamento di una somma pari a 400mila euro quale risarcimento a favore della vittima dell’incidente.

Giudicate non univocamente chiare dalla parte civile, rappresentata in giudizio dall’avvocato albese Roberto Ponzio, entità e modalità del risarcimento da parte della società assicuratrice, la Itas di Trento, sono state al centro della discussione seguita alla richiesta dei difensori.

Lo stesso pubblico ministero ha comunicato che avrebbe dato il proprio assenso alla richiesta di messa alla prova a due condizioni: che l’importo indicato dalle difese dovesse intendersi come a titolo di acconto e che la stessa somma fosse messa a disposizione delle vittime senza ulteriori clausole.

In questo senso è arrivata la disponibilità manifestata dal liquidatore della compagnia assicuratrice, mentre l’udienza è stata aggiornata a febbraio anche per consentire di comunicare i termini della proposta al giudice tutelare, chiamato a sua volta a esprimersi sulla congruità e opportunità della proposta economica.

L'avvocato Ponzio, che in giudizio rappresenta la famiglia del bimbo: "Prendiamo atto dell’offerta, che avviene a più di tre anni dai fatti, dopo che finora le parti offese erano state ignorate. Il Tribunale valuterà se sussistono i presupposti per la messa alla prova, visto che la proposta concerne un risarcimento parziale e non integrale. Le nostre richieste risarcitorie saranno portate avanti in sede civile. Abbiamo comunque rimarcato come quello di cui si discute sia stato un sinistro gravissimo, sia per i profili di colpa contestati che per le sue conseguenze invalidanti sul minore".

Ezio Massucco

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