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Attualità | 13 giugno 2019, 16:18

Edili licenziati a Verduno, Mgr gli intima di lasciare subito il cantiere. Segretario regionale Cisl chiede a Cirio di intervenire

Brusca accelerata nella vicenda dei trasfertisti ex Matarrese, che entro domani dovranno abbandonare il sito del nuovo ospedale dopo oltre dieci anni di lavoro. I sindacati: "Possibile che con 52 appaltatori impegnati sul sito non si riesca a trovare una soluzione?"

Protesta sul cantiere di Verduno per gli operai licenziati

Protesta sul cantiere di Verduno per gli operai licenziati

Porta la data di ieri mercoledì 12 giugno, la comunicazione con la quale la Mgr Verduno, società concessionaria del nuovo ospedale unico di Alba e Bra, avrebbe intimato alla Alba Bra Scarl di lasciare entro pochi giorni il cantiere di Verduno.

A riferirlo è Francesco Biasi, rappresentante della Filca Cisl, che insieme ai colleghi Silvio Gulino (Feneal Uil) e Piero Costantino (Cgil), nelle scorse settimane aveva denunciato il caso della quindicina di trasfertisti pugliesi che, proprio in ragione del peggioramento prima, e ora della rottura dei rapporti tra appaltante e appaltatore, rischiano di dover abbandonare anzitempo il posto di lavoro sul quale sono impegnati da una dozzina di anni, inizialmente per conto della Matarrese Spa, successivamente come dipendenti dell’azienda nata dopo il fallimento del costruttore pugliese, società controllata dalla Olicar Gestioni e partecipata per una minima quota dalla nuova Matarrese Srl.

Se appena una decina di giorni addietro dal concessionario si era registrata una minima apertura (poi rientrata: qui il nostro ultimo aggiornamento), con la ventilata disponibilità a favorire la riassunzione del gruppo di operai presso gli oltre 50 appaltatori e subappaltatori al lavoro in questo momento sui vari piani dell’ultimando ospedale, la comunicazione di ieri imprime alla vicenda una brusca accelerata.

Con essa si chiede infatti che entro domani, venerdì 14 giugno, i dipendenti di Alba Bra Scarl lascino definitivamente il cantiere, mentre la stessa società avrà poi una settimana di tempo per smontare le baracche nelle quali gli stessi operai vivono da una dozzina d’anni.

La novità e le strette tempistiche imposte dalla richiesta hanno ovviamente lasciato sgomenti gli interessati – aprendo tra loro anche lo spazio all’ipotesi di un qualche clamoroso di protesta –, e con loro i loro rappresentanti sindacali. Della vicenda sono state investite le segreterie delle principali sigle a livello provinciale, ma anche regionale, col segretario piemontese della Cisl Alessio Ferraris che già questa mattina ha telefonato al nuovo presidente regionale Alberto Cirio sollecitandolo a intervenire direttamente per trovare una soluzione al caso, favorendo, se non un reintegro, una soluzione in tempi tali da consentire agli stessi addetti di trovare una nuova sistemazione.

"Il mondo edile è fatto di lavoro precario spiega amareggiato Francesco Biasi. Le costruzioni nascono, si fanno e finiscono: questo è nel conto per chi operi in questo settore. Ma che dopo dodici anni di un duro e quotidiano impegno a centinaia di chilometri da casa, e con 52 aziende che in ogni caso qui dovranno proseguire a operare per almeno sei mesi, mi sembra impossibile che non si riesca a trovare una soluzione per queste persone".

Ezio Massucco

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