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Cronaca | 05 giugno 2019, 09:39

Bimbo braidese perse la mano sullo scuolabus: a processo l’autista e il responsabile sicurezza della ditta

Prima udienza in tribunale ad Asti sul tragico incidente che nell’ottobre 2016 costò l’arto a un bambino di sei anni. La famiglia si costituisce parte civile e chiede di citare in giudizio la compagnia di assicurazioni

Bimbo braidese perse la mano sullo scuolabus: a processo l’autista e il responsabile sicurezza della ditta

Una tragedia che ha sconvolto la vita di un bambino, della sua famiglia e certamente anche di quelle degli altri malcapitati coinvolti in questa triste vicenda, che ora si appresta a divenire oggetto di una doverosa definizione giudiziaria.

Con la prima udienza andata in scena lunedì 3 giugno davanti al Tribunale in composizione monocratica (giudice Claudia Beconi), presso il foro di Asti ha avuto inizio il processo penale che vede imputati – difesi rispettivamente dagli avvocati Fernanda Portulano e Carlo Mussa – un’autista (S. D.) e il responsabile sicurezza (G. B.) delle autolinee Sac Srl di Bra, chiamati a rispondere di lesioni personali gravissime in ordine all’incidente nel quale un bimbo braidese perse la mano a bordo a bordo di uno scuolabus della stessa ditta, in servizio per conto del Comune.

Il tragico fatto risale al 28 ottobre 2016. Il bambino, che all’epoca aveva sei anni, viaggiava a bordo del mezzo, diretto verso casa dopo la giornata di lezioni presso la scuola primaria di frazione Riva. In piedi, invece che regolarmente seduto al proprio posto, evidentemente non visto o non ripreso dal conducente, il bimbo aveva infilato la manina destra nella fessura di qualche centimetro lasciata purtroppo aperta dalla non perfetta guarnizione in gomma posta a chiusura della porta di uscita posteriore dal mezzo.

Una circostanza che ha purtroppo reso fatale l’errore di traiettoria intanto commesso dall’autista del veicolo, che intento a effettuare una fermata – secondo l’accusa distratto dall’utilizzo del cellulare alla guida, ma la difesa ha respinto questa tesi dicendosi pronta a produrre i tabulati che lo escluderebbero –, ha urtato il muro perimetrale in cemento armato di un’abitazione posta sul confine della strada.

Nello scontro il bambino ha subito un gravissimo schiacciamento dell’arto, sul quale si sarebbero rivelati purtroppo vani i diversi tentativi di reimpianto operati successivamente all’incidente.

Per stabilire l’esatto svolgimento dei fatti il pubblico ministero Francesca Dentis ha disposto un accertamento tecnico, incaricando al proposito l’ingegnere Simone Cipriani di Torino, con l’intento di appurare la circostanza relativa alla possibile distrazione  addebitabile all’autista per l’uso del telefono cellulare alla guida e quelle, in capo al responsabile sicurezza delle autolinee, in merito all’idoneità del mezzo al trasporto studenti.

Dal canto loro, i difensori, oltre a escludere la circostanza relativa all’uso del telefono, hanno espresso la vicinanza dei loro assistiti alla vittima del grave sinistro, ribadendo la loro ferma intenzione a provvedere al dovuto risarcimento nei confronti della famiglia, ma hanno anche sostenuto come la convenzione col Comune per il trasporto scolastico non prevedesse la presenza sul mezzo di una seconda persona.  

Patrocinati dall’avvocato albese Roberto Ponzio, i genitori del bambino si sono costituiti parte civile in proprio e in qualità di esercenti la potestà genitoriale, e nel corso dell’udienza hanno altresì richiesto di citare in giudizio la compagnia di assicurazione degli imputati, compagnia che – si apprende dallo stesso legale – avrebbe preso contatti col patrocinante della famiglia solamente alla vigilia dell’udienza.

Il giudice ha accolto l’istanza e rinviato il processo all’udienza fissata per il 4 novembre prossimo.

Così Roberto Ponzio, legale della famiglia: "Le lesioni riportate dal bambino sono gravissime e consistono nella subamputazione, nello schiacciamento e nello strappamento della mano destra. Il danno va quindi individuato nell’incapacità e inabilità lavorativa futura del bimbo, che una volta adulto non potrà evidentemente prestarsi a professioni di tipo manuale. Oltre al danno biologico, esiste poi il danno esistenziale, legato alle limitazioni che la lesione determina e determinerà nelle sue attività ludico-ricreative, come ad esempio la pratica sportiva o quella musicale. Il papà e la mamma hanno a loro volta subito un grave danno morale in conseguenza delle lesioni riportate dal figlio, con disturbi depressivi e conseguente danno biologico di natura fisica".

Ezio Massucco

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