Il dibattito sull'accoglienza e sullo sfruttamento lavorativo nei vigneti di Langhe e Roero sfocia in una grande mobilitazione territoriale.
Nella giornata di lunedì 19 ottobre, alle ore 10.30, lo spazio H Zone in piazzale Beausoleil 1 a Alba ospiterà la conferenza stampa di presentazione della manifestazione "Contro schiavitù e sfruttamento lavorativo", in programma per sabato 24 ottobre.
Promossa da un fronte ampio di realtà che vede insieme Caritas, Libera, Arci, Cgil, Cisl e Uil, l'iniziativa intende riaccendere i riflettori sulle piaghe del caporalato e della mancanza di tutele per i lavoratori stagionali e strutturali impiegati nella raccolta dell'uva.
La mobilitazione si inserisce nel solco delle denunce sollevate dal direttore della Caritas diocesana, don Domenico Degiorgis, e trova fondamento nei dati drammatici emersi dal resoconto "L'altra vendemmia", reso pubblico nei giorni scorsi dal vescovo di Alba, monsignor Marco Brunetti.
Nel documento si evidenzia una stagione segnata da oltre 6.000 lavoratori impiegati (3mila dei quali stagionali), con 16 insediamenti o rifugi di fortuna individuati in città – tra cui parco Tanaro, via Pola, garage e sottopassi cittadini e sotto i ponti – e cifre record per la mensa Caritas, che ha distribuito 4.500 pasti e garantito circa 2.000 accessi alle docce.
"L'altra vendemmia è il resoconto di quanto visto e vissuto dalla nostra Caritas diocesana albese – dichiara il vescovo di Alba, monsignor Marco Brunetti –. Le considerazioni e i dati riportati rappresentano un quadro preoccupante che non può lasciarci indifferenti. Non si tratta di affrontare in modo emergenziale la situazione, ma di trovare insieme soluzioni strutturali e durature. Auspico che le istituzioni civili e sociali possano superare questa situazione inaccettabile per un territorio benestante come il nostro".
[Sono stati 4.500 i pasti distribuiti dalla Caritas albese nel periodo dell'ultima vendemmia]
Accanto alla Caritas, le organizzazioni sindacali chiedono una regia pubblica su casa, trasporti e ingaggi.
"Langhe, Roero e Monferrato, territori sede di alcuni tra i più importanti distretti vitivinicoli italiani, sono da tempo teatro di grave sfruttamento lavorativo di cui sono vittime tanti lavoratori stranieri – si legge in una nota diffusa della Cgil –. Il fenomeno, riconducibile alle pratiche del caporalato, pur se ancora largamente nascosto, si è talmente diffuso che è arrivato a coinvolgere una parte consistente delle migliaia di braccianti originari dell’est Europa, dell’Africa dell’India e del Pakistan che, stagionalmente o in modo continuativo, lavorano nei vigneti. Una situazione che, seppur nota, è ancora grave e poco aggredita: proprio per questo, crediamo che, al fine di garantire tutele alle persone e promuovere azioni concrete che riguardano il nodo nevralgico dell’accoglienza di queste lavoratrici e questi lavoratori, sia necessaria una regia pubblica. I temi della casa, dei trasporti e delle modalità di assunzione che riguardano questa platea richiedono con urgenza interventi strutturati e pienamente integrati. La sostenibilità ambientale e quella sociale sono i più importanti indicatori del livello di qualità e civiltà dei sistemi produttivi. Come associazioni, organizzazioni e ancora prima come cittadine/i vogliamo difendere quello che è un valore irrinunciabile della nostra comunità: il rispetto della dignità e dei diritti di tutte le persone".
"Il caporalato è un fenomeno criminoso contro il quale bisogna fare sistema – afferma il segretario generale della Cisl Cuneo, Enrico Solavagione –. Il modello Cuneo deve trovare comunione d'intenti per contrastare lo sfruttamento. La stragrande maggioranza delle aziende agricole è sana e a loro chiediamo di collaborare. Chiediamo un numero superiore di ispettori con strumenti efficaci: il sindacato monitorerà affinché vengano garantiti diritti e salari giusti".
Durante l'incontro di lunedì verranno illustrati nel dettaglio i dati e i percorsi del corteo di sabato 24 ottobre in via Pola, pensato per sollecitare istituzioni e imprese a garantire legalità e dignità al lavoro agricolo.