Farinél - 11 ottobre 2026, 10:39

Farinél / Una luce per chi dorme nelle tenebre

Mentre la città apre le porte al mondo, decine di persone cercano ancora un riparo. L’incendio dell’ex centrale del latte chiede ad Alba di trasformare la sua ricchezza in cura e dignità

Lo immagino già qualche commento sotto questo Farinél del tenore di: “Prenditeli a casa tua” o “comunista” o anche peggio. A parte il non aver mai votato a sinistra e mai aver avuto una tessera di partito, se avessi la possibilità a casa mia li prenderei e cerco di dedicare tempo e risorse per aiutare tutte le persone in difficoltà di questo territorio. Questo perché penso che una città non possa definirsi ricca o moderna se dimentica strati interi di popolazione. Solo così Alba potrà diventare veramente una capitale e un faro.

Venerdì Alba celebrava l’apertura della Fiera internazionale del tartufo, il suo rito più luminoso, mentre poco lontano bruciava l’ex centrale del latte: un edificio abbandonato, diventato negli anni riparo di fortuna per persone senza dimora e lavoratori stagionali. Gli inquirenti dovranno stabilire l’origine dolosa o meno del rogo.

Per fortuna, le verifiche non hanno rilevato vittime. Ma sarebbe un errore scambiare l’assenza di morti per l’assenza di un problema.

Il problema è che tutto questo fosse noto. Che qualcuno dormisse lì non era un segreto. E non è un segreto che, in una città ricca e celebrata nel mondo, decine di persone — si parla di circa sessanta — continuino a passare la notte per strada, in auto, sotto un portico o dentro strutture pericolanti. Non sono ombre comparse all’improvviso nel giorno della festa. Sono persone che vivono accanto a noi e che troppo spesso scegliamo di non vedere.

La Fiera non è il problema, anzi può essere parte della soluzione. È una risorsa, un orgoglio, un’occasione di lavoro e di incontro. Ma proprio per questo non può diventare un sipario tirato davanti a ciò che disturba la cartolina.

Non c’è contraddizione nel festeggiare il tartufo che crea economia, lavoro, ricchezza e, nello stesso tempo cercare di soccorrere chi non ha un letto. La contraddizione nasce quando troviamo energie, denaro e organizzazione per accogliere il mondo e non riusciamo a garantire una porta aperta a chi vive qui senza un tetto.

La responsabilità, allora, non può essere scaricata da una scrivania all’altra. È di tutti, non solo del Comune, della Regione o dello Stato, delle fondazioni, delle imprese, delle associazioni, delle parrocchie, dei proprietari di immobili vuoti e di ciascuno di noi. In una comunità prospera nessuno può limitarsi a dire: «Non tocca a me».

Delegare tutto alla Caritas non possibile, servono subito un’accoglienza notturna sicura e continuativa, un censimento serio delle persone senza dimora, operatori di strada presenti ogni giorno e percorsi individuali verso casa, lavoro, cure e documenti. Servono spazi piccoli, dignitosi e diffusi, non un deposito umano da aprire soltanto quando arriva il gelo o quando un incendio ci costringe ad accorgerci del problema.

Solo così sarà possibile ridurre la microcriminalità, ma anche andare a punire in modo più serio chi delinque nonostante abbia avuto una opportunità con pene certe che oggi purtroppo in Italia non esistono.

Alba ama definirsi capitale dell’eccellenza. È giusto. Ma l’eccellenza di una città non si misura soltanto dalla quantità di visitatori, dal valore di un tartufo o dall’eleganza di una vetrina. Si misura da come tratta chi non ha nulla da offrire in cambio, chi non porta prestigio, chi non compare nelle fotografie ufficiali.

Perciò la domanda è che cosa voglia inaugurare Alba, insieme alla Fiera: soltanto una stagione di eventi, oppure un tempo nuovo di responsabilità? Le “autentiche relazioni” scelte come tema dell’edizione non possono restare parole sul palco. Devono diventare una stanza riscaldata, una doccia, un pasto, un operatore che conosce un nome, una chiave consegnata a chi non ne possiede più una.

Quel rogo non ha fatto vittime, e questa è la notizia per cui essere grati. Ma ha illuminato per qualche ora ciò che preferiamo lasciare al buio. Adesso nessuno dica di non sapere. Una città ricca come Alba non può continuare a lavarsene le mani. Può scegliere di essere davvero grande: non quando apre le porte al mondo, ma quando non lascia nessuno fuori.

Marcello Pasquero