Agricoltura - 23 settembre 2026, 18:17

Dai caporali minacce al direttore Caritas, Cgil prende posizione: "Sfruttamento lavorativo ad Alba? E’ tutto alla luce del sole e ben visibile"

Il sindacato esprime vicinanza a don Degiorgis, sottoscrive l'appello alle istituzioni e attacca: "Servono responsabilità, tutele umane e interventi strutturali sulla casa e sul lavoro"

Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta con cui la Cgil di Cuneo prende posizione in merito alle gravi problematiche e alle intimidazioni emerse nell'intervista rilasciata al nostro quotidiano dal direttore della Caritas albese, don Domenico Degiorgis, pubblicata a questo link.

[Don Domenico Degiorgis, direttore della Caritas albese]

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Abbiamo letto con forte preoccupazione la denuncia lanciata da don Domenico Degiorgis, direttore Caritas Alba, rispetto alle minacce ricevute da alcuni caporali presenti sul territorio. Riprendiamo il titolo de "La Voce di Alba": "Stagionali ad Alba, don Degiorgis: 'I caporali ci hanno intimato di non parlare più, o potremmo pentircene'".

È un fatto estremamente grave che non va sottovalutato. Esprimiamo solidarietà a don Degiorgis, alle operatrici e agli operatori sociali di Caritas e delle associazioni di volontariato che operano da anni sul territorio, spesso in solitudine. Ribadiamo la nostra piena disponibilità a condividere azioni e iniziative di contrasto ai caporali, al loro operare e alle loro intimidazioni.

Alba e il territorio di Langhe e Roero continuano a essere un caso: la crescita esponenziale della propria ricchezza è stata accompagnata dallo svilupparsi di un sistema di reclutamento e di impiego della manodopera organizzato con modalità schiavistiche e criminali nella complicità e nell'omertà di molti soggetti pubblici e privati. Sottoscriviamo l'appello del direttore di Caritas a una maggiore responsabilità delle istituzioni pubbliche e della classe imprenditoriale vitivinicola. Quest'ultima deve ricordarsi quanto ha guadagnato negli ultimi anni grazie al lavoro dei braccianti e non può affermare di non conoscere le modalità con cui le persone vengono trasportate nei loro campi e le condizioni a cui sono costrette a lavorare. Questa si chiama complicità.

Negli ultimi anni si sta tentando, attraverso l'avvio di progetti interregionali e il coordinamento della Prefettura di Cuneo, di trovare soluzioni dignitose per le lavoratrici e i lavoratori stagionali. Siamo consapevoli che gli sforzi fatti non sono sufficienti. Ciò detto, alcune sperimentazioni richiamate dal direttore Caritas nella sua intervista andrebbero meglio approfondite e conosciute perché vanno nella direzione di sottrarre ai caporali il reclutamento delle persone nel settore agricolo.

Ma per fare una discussione costruttiva ed efficace si devono anche avere chiari quali sono i livelli di responsabilità delle Istituzioni di governo: tutto lo sfruttamento che vediamo è reso possibile da un quadro legislativo nazionale sull'immigrazione che sembra fatto apposta per favorire la creazione di un bacino di nuovi schiavi dal quale attingere alla bisogna. Ci sono dirette responsabilità politiche che vanno rimarcate e denunciate. Vanno cambiate le norme nazionali e va ripensato il sistema del decreto flussi e dell'accoglienza dei richiedenti asilo.

Inoltre, sempre in tema di responsabilità, ricordiamo che le politiche attive per il lavoro sono in capo alla Regione Piemonte. Alberto Cirio è di Alba. Da tempo stiamo chiedendo al presidente e alla propria giunta di legiferare sul tema del lavoro agricolo per rilanciare il collocamento pubblico e per affrontare la questione abitativa. Il tema della casa non riguarda solo le lavoratrici e i lavoratori migranti ma anche tante e tanti Italiani in difficoltà con salari bassi e affitti alle stelle. Alba sta diventando una città per turisti: respingente per chi non ha redditi medio alti o immobili ereditati dalla famiglia.

E il lavoro povero non è solo presente in agricoltura. Abbiamo il caso delle addette e degli addetti delle cooperative e delle imprese di confezionamento che operano in appalto per la Ferrero, le lavoratrici e i lavoratori impegnati nelle cucine dei rinomati ristoranti della zona, le tante e i tanti addetti della logistica. Stanno arrivando al pettine i nodi di un modello economico che ha accentuato le disuguaglianze e concentrato la ricchezza prodotta nelle mani di pochi. Le forze politiche che si presenteranno alle elezioni 2027 dovranno spiegare alle cittadine e ai cittadini (non solo albesi) cosa intenderanno fare per rispondere ai bisogni sociali che stanno crescendo e stanno coinvolgendo migliaia di persone nei nostri territori.

Nel frattempo noi aumenteremo la nostra presenza e il presidio sul territorio e collaboreremo con tutti coloro che hanno realmente voglia di trovare soluzioni umane ed efficaci partendo da un punto non negoziabile: stiamo parlando di persone e non di strumenti da utilizzare per la produzione della nostra ricchezza.

Cgil Cuneo