Attualità - 25 settembre 2026, 06:05

Il vescovo Brunetti sul caso Degiorgis: "Ad Alba serve una strategia di lungo periodo sull'accoglienza"

Dopo le minacce denunciate dal direttore della Caritas, il vescovo esprime solidarietà e guarda oltre l'emergenza: "Lo sfruttamento esiste ancora. La Caritas è in prima linea, ma non può essere lasciata sola"

Il vescovo Marco Brunetti

Dopo le prese di posizione di sindacati, associazioni e politica albese, anche il vescovo di Alba Marco Brunetti interviene sulle minacce denunciate dal direttore della Caritas don Domenico Degiorgis. E dalla solidarietà personale a "don Dodo" allarga lo sguardo a ciò che sta dietro quelle intimidazioni: il caporalato, lo sfruttamento abitativo e soprattutto la necessità di costruire ad Alba un sistema di accoglienza che non sia costretto ogni volta a ripartire dall'emergenza.

"Innanzitutto esprimo tutta la mia solidarietà a don Dodo. Minacce o intimidazioni non sono assolutamente accettabili nei confronti di nessuno, tanto meno di un sacerdote che è in prima linea su questioni veramente delicate", afferma Brunetti.

Per il vescovo, quanto denunciato da Degiorgis riporta l'attenzione su un fenomeno che la Caritas segnala da anni. Un problema sul quale riconosce il lavoro già svolto dalle istituzioni, ma che considera tutt'altro che risolto.

"Don Dodo non fa altro che confermare ciò che la Caritas denuncia da anni, cioè il fenomeno del caporalato. Si è tentato e si sta tentando, anche con sforzi notevoli da parte delle istituzioni, di porvi rimedio, ma lo sfruttamento esiste ancora e bisogna fare di più".

E lo sfruttamento, sottolinea Brunetti, non si esaurisce nelle condizioni di lavoro. C'è anche una questione abitativa, fatta di persone costrette a condividere spazi sovraffollati pagando cifre elevate. Sul versante dell'accoglienza, intanto, le possibilità messe a disposizione dalla diocesi non riescono a coprire tutte le necessità.

"Esiste anche uno sfruttamento legato a persone costrette a vivere ammassate in una stanza, sostenendo costi molto elevati. Oggi la Caritas accoglie in diocesi circa 50 persone, tra via Pola e altre strutture che abbiamo messo a disposizione, ma questi posti non sono più sufficienti".

Un quadro nel quale, secondo il vescovo, qualcosa si è comunque mosso. Brunetti parla di un dialogo cresciuto negli anni con le istituzioni, indicando in particolare il Consorzio socio-assistenziale e il Comune di Alba. Il punto, però, è riuscire a trasformare quel confronto in una prospettiva che vada oltre la risposta alle singole emergenze.

"In questi anni il dialogo con le istituzioni ha cercato di crescere sempre di più, soprattutto con il Consorzio socio-assistenziale e anche con il Comune. Ma qui non si tratta soltanto di rispondere all'emergenza del momento. Bisogna individuare una strategia politica di lungo periodo che faccia veramente di Alba una città accogliente, nella quale tutti si mettano in gioco e ciascuno faccia la propria parte".

È in questa prospettiva che Brunetti legge anche i richiami rivolti da Degiorgis alle istituzioni nelle sue recenti dichiarazioni. Non una richiesta di lasciare alla parte pubblica l'intero peso dell'accoglienza, ma quella di assumere responsabilità precise all'interno di un lavoro condiviso.

"Credo che sia questo ciò che don Dodo intende quando richiama le istituzioni alle loro responsabilità. Non si tratta di rispondere in maniera emergenziale, ma di avere politiche di lungo periodo che diano risposte consistenti e durature".

A rendere più urgente la riflessione c'è ora l'avvicinarsi dell'inverno. È proprio il ripetersi ciclico delle necessità, secondo Brunetti, a mostrare il limite di un sistema costretto ogni volta a cercare soluzioni temporanee.

"Tra poco ci sarà nuovamente la questione dell'inverno. Dobbiamo riuscire a progettare e a trovare le risorse che ci aiutino a individuare una soluzione duratura, permanente e strutturale, non emergenziale. Questo è il punto. Ma per farlo servono anche scelte politiche chiare".

La Caritas continuerà a fare la propria parte, ribadisce il vescovo, ma non può diventare il soggetto sul quale far ricadere da solo un problema che riguarda l'intera comunità e le sue istituzioni.

"La Caritas c'è, è in prima linea, ma non può essere lasciata sola, perché non sarebbe giusto. Tutti insieme dobbiamo continuare a fare rete e trovare delle soluzioni".

d.v.