Il dibattito sulla riorganizzazione del servizio 118 a Garessio (ma modifiche sono annunciate anche in altre aree, come quella dell'Albese e Braidese, ndr), che prevede l’assenza del medico nei fine settimana e nei giorni festivi, riporta al centro dell’attenzione il tema della gestione dell’emergenza-urgenza sul territorio.
A intervenire sono Remo Galaverna, presidente dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche (Opi) di Cuneo, e Ivan Bufalo, presidente del Coordinamento degli Ordini delle Professioni Infermieristiche del Piemonte, che invitano a riportare il confronto su basi tecniche e organizzative.
[Nella foto sopra Remo Galaverna, presidente dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche (Opi) di Cuneo]
"Ci rammarichiamo che, prima di sollevare pubblicamente preoccupazioni sulla sicurezza del servizio, non sia stato avviato un confronto con gli Ordini professionali, che rappresentano un riferimento tecnico e istituzionale su questi temi", dichiarano, richiamando la necessità di un dialogo strutturato.
Il nodo, secondo gli Ordini, è spesso mal posto nel dibattito pubblico: "La discussione di questi giorni rischia di essere fuorviante se viene ridotta a una contrapposizione tra medico e infermiere. Il sistema 118 non si basa sulla presenza indistinta del medico su ogni mezzo, ma su protocolli e algoritmi che definiscono con precisione quando è necessario un intervento avanzato".
Un elemento centrale, evidenziano, è che questo percorso non nasce oggi: "Già nel settembre 2024, durante il confronto istituzionale promosso dalla Regione Piemonte sugli algoritmi clinici assistenziali del 118, è stato avviato un lavoro condiviso tra Ordini degli Infermieri, Ordini dei Medici, Azienda Zero e organizzazioni sindacali, con l’obiettivo di aggiornare il modello organizzativo alla luce dell’evoluzione delle competenze professionali".
In quel contesto, spiegano, è stata tracciata una direzione chiara: "Gli algoritmi del sistema 118 sono stati progressivamente orientati a valorizzare le competenze avanzate infermieristiche, prevedendo una maggiore autonomia decisionale e una responsabilità più ampia per gli infermieri, sempre all’interno di un sistema integrato e condiviso".
Un chiarimento ritenuto necessario anche per evitare percezioni distorte: "Nella maggior parte degli interventi è l’infermiere il primo professionista sanitario a intervenire sul territorio. Si tratta di una figura con competenze consolidate, formata per gestire situazioni complesse e per operare in integrazione con il sistema di emergenza, anche attraverso strumenti di supporto remoto".
La presenza dell’infermiere, aggiungono, non può essere interpretata come una riduzione della qualità del servizio: "Non si tratta di una soluzione di livello inferiore, ma di un modello organizzativo che negli anni si è evoluto per garantire tempestività, appropriatezza e sostenibilità".
Il tema centrale resta quindi quello della tenuta del sistema, in particolare nei territori più complessi: «È fondamentale garantire un presidio efficace sul territorio, soprattutto in aree montane come quella di Garessio, dove tempi di intervento e distribuzione delle risorse sono elementi determinanti. Il confronto deve concentrarsi su questi aspetti, evitando semplificazioni che rischiano di generare allarme senza affrontare il problema reale".
In questo contesto, concludono Galaverna e Bufalo, è necessario mantenere un approccio basato su evidenze e responsabilità condivise: "Il sistema di emergenza-urgenza richiede scelte fondate sui dati e una piena integrazione delle competenze. Per questo è essenziale che il confronto pubblico avvenga coinvolgendo chi, ogni giorno, opera all’interno del sistema".