Politica - 04 maggio 2026, 14:36

Marro (Avs) interroga la Giunta regionale sui casi della sanità che hanno messo in fibrillazione la politica cuneese

La consigliera regionale cuneese di opposizione vuole sapere, in particolare, se le riorganizzazioni in corso siano frutto di un indirizzo politico dell’esecutivo oppure di decisioni autonome dei direttori generali

La consigliera regionale di Avs Giulia Marro

Il caso sanità, che in questi giorni sta facendo discutere animatamente la politica cuneese, arriva sul tavolo del Consiglio regionale con un’interrogazione presentata dalla consigliera regionale Avs Giulia Marro.

L’esponente di Alleanza-Verdi-Sinistra interroga la Giunta regionale e in particolare l’assessore alla Sanità Federico Riboldi per sapere “se le riorganizzazioni in corso nelle Asl piemontesi, in Azienda Zero e in particolare nei territori montani e pedemontani dell’AslCn1 e delle altre Asl piemontesi, siano frutto di un indirizzo politico della Giunta regionale oppure di decisioni autonome dei direttori generali”.

Il tema del question time è quello della riduzione della presenza medica nel servizio di emergenza 118, criticità dei presidi di emergenza-urgenza e riorganizzazione “non concertata” – a giudizio della Marro - della medicina territoriale nelle aree montane e periferiche.

“Le vicende di Garessio, Venasca, Ceva, Verduno e Mondovì – afferma la consigliera Marro - non possono essere considerate episodi isolati o semplici criticità aziendali, perché mostrano una medesima traiettoria: concentrazione dei servizi, riduzione della presenza medica, spostamento di funzioni verso pochi poli e presentazione di tali scelte come 'razionalizzazione', 'efficientamento' o 'innovazione organizzativa'. Quando si riducono presidi, medici, ambulanze medicalizzate, Pronto soccorso e reparti nei territori montani, non si compiono semplici scelte tecniche: si assumono decisioni politiche che incidono sul diritto alla salute.

La riduzione del personale medico nei servizi di emergenza-urgenza rischia di compromettere la tempestività e la qualità degli interventi, soprattutto – considera la consigliera Avs - nei territori montani e periferici, caratterizzati da isolamento geografico, tempi di percorrenza più lunghi, popolazione anziana, presenza di strutture socio-sanitarie e minore disponibilità di servizi alternativi. La sostituzione o compensazione di presìdi emergenziali con modelli organizzativi territoriali, come Case di Comunità, Ospedali di Comunità o AFT – considera l’interrogante - non appare ad oggi in grado di garantire un livello equivalente di risposta alle emergenze, perché tali strumenti hanno funzioni importanti di presa in carico, prevenzione, cronicità e continuità assistenziale, ma non possono sostituire la presenza medica nell’emergenza-urgenza. Le Case di Comunità dovrebbero rafforzare la prossimità delle cure e non diventare, direttamente o indirettamente, il pretesto per chiudere, spostare o svuotare presìdi già esistenti nei Comuni montani, nelle aree interne e nei territori periferici. Il tema – considera ancora Marro - non è soltanto quante strutture vengano inaugurate o completate, ma quali servizi restino realmente accessibili alle persone, con quali tempi di percorrenza, con quale personale, con quale continuità oraria e con quale capacità di risposta nei casi di urgenza. La Giunta regionale non può limitarsi a richiamare l’autonomia gestionale delle Asl o di Azienda Zero quando le decisioni assunte producono effetti sistemici sull’accesso alle cure, sulla sicurezza sanitaria e sull’equilibrio tra territori forti e territori fragili”.

GpT