Cronaca - 04 novembre 2026, 18:24

Stupro di gruppo, attesa per domani la sentenza per i tre ex calciatori del Bra Calcio: la Procura ha invocato 11 anni complessivi di carcere

Dopo le repliche delle parti, il gup Dunn si ritirerà in camera di consiglio: la vittima è una 20enne torinese che ha denunciato i fatti ai Carabinieri e per la Procura il suo racconto è "attendibile"

Da sinistra Rosa, Mawete e Perseu

Da sinistra Rosa, Mawete e Perseu

Si avvia all'atto conclusivo davanti al Tribunale di Asti il processo a carico di Fausto Perseu, Alessio Rosa e Christ Jesus Mawete, i tre ex calciatori del Bra Calcio imputati per la presunta violenza sessuale di gruppo avvenuta ai danni di una ventenne torinese. Alle ore 15 di domani, giovedì 5 novembre, è infatti in programma l'udienza decisiva dinanzi al gup Victoria Dunn: al termine delle repliche del pm e delle ultime arringhe dei difensori, il giudice si ritirerà in camera di consiglio. Salvo rinvii dell'ultimo minuto o una discussione particolarmente prolungata, la sentenza di primo grado, celebrato con la formula del rito abbreviato, è atteso già entro la serata.

Una decisione che arriva all'esito di un quadro accusatorio pesante. Nel corso della precedente udienza, il pubblico ministero Davide Greco ha formulato richieste di condanna severe: 4 anni di reclusione ciascuno per Perseu e Rosa, e 3 anni, 6 mesi e 20 giorni per Mawete. Trattandosi di un procedimento a rito abbreviato – scelta processuale che garantisce lo sconto di un terzo della pena in caso di condanna – le richieste tengono già conto della riduzione prevista dalla legge. All'impianto della Procura si è integralmente associato anche l'avvocato Luca Cavallo, legale di parte civile che rappresenta la giovane vittima, sollecitando la conferma dei conteggi della Pubblica Accusa.

I fatti al centro del processo risalgono alla notte tra il 30 e il 31 maggio dello scorso anno. In città e nell'ambiente societario si festeggiava la storica promozione del Bra Calcio in Serie C, ma per la ventenne torinese quella serata si è trasformata in un incubo. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, i primi approcci non consensuali e i palpeggiamenti nelle zone intime sarebbero iniziati già all'interno di un locale del centro cittadino, per poi degenerare ed essere portati a compimento nell'abitazione in uso a Perseu.

La Procura contesta ai tre giovani di aver scientemente approfittato delle "condizioni di inferiorità fisica e psichica" della ragazza, visibilmente alterata dall'assunzione di alcolici e dunque in uno stato di minorata difesa. Agli atti del processo ci sono le dichiarazioni sempre lineari rese dalla vittima ai magistrati e alle forze dell'ordine: la ragazza ha ribadito a più riprese di aver acconsentito a seguire il solo Perseu nella sua abitazione, escludendo in modo categorico qualsiasi disponibilità a un rapporto di gruppo.

Un rifiuto netto che, secondo l'accusa, gli imputati avrebbero totalmente ignorato. La ragazza ha riferito di essere stata costretta a subire atti sessuali anche con l'uso della forza, parlando di schiaffi e strette alla gola. La violenza si sarebbe interrotta soltanto nel momento in cui i tre si sono resi conto che le amiche della 20enne, allarmate dalla sua assenza prolungata e dal mancato contatto telefonico, stavano per avvertire i Carabinieri. Successivamente, una volta tratta in salvo ed esposta la gravità di quanto subito, la giovane è stata accompagnata proprio da un'amica a sporgere formale denuncia.

Nel corso del dibattimento e in particolare durante l'esame degli imputati svoltosi lo scorso giugno, i tre calciatori hanno respinto ogni addebito. I giovani – che nel frattempo hanno interrotto i rapporti con il Bra Calcio trasferendosi rispettivamente all'Avezzano (il romano Perseu, classe 2002), al Pavia Calcio 1911 (il tivolese Rosa, classe 2002) e all'Unione Sportiva Livorno 1915 (il classe 2005 Mawete, originario di Mondovì) – hanno sostenuto davanti al giudice la tesi della consensualità. Secondo la loro versione, l'iniziativa per il rapporto di gruppo sarebbe partita proprio dalla ragazza e dalle sue amiche, assicurando inoltre di essersi fermati al primo cenno di diniego. Una ricostruzione che accusa e parte civile ritengono tuttavia smentita dalle testimonianze e costellata da marcate contraddizioni, specialmente sui passaggi che hanno preceduto il trasferimento nell'appartamento.

Sulla posizione di Alessio Rosa pesa infine un ulteriore tassello giudiziario: l'accusa di revenge porn. Il giovane è infatti imputato per aver realizzato e diffuso senza l'autorizzazione della ragazza un filmato a contenuto sessualmente esplicito, inoltrandolo nella chat WhatsApp "We are Champs", gruppo frequentato da decine di contatti. Un'imputazione gravata dall'uso di strumenti telematici e dalle condizioni di vulnerabilità della persona offesa. Rosa, pur ammettendo l'invio del girato e la mancanza di consenso, ha riferito sull'accaduto descrivendolo come una "bravata" priva di intenzione lesiva.

Oggi quindi toccherà alla giudice Dunn stabilire se le prove raccolte confermino la responsabilità penale dei tre o se trovi spazio la linea della difesa.

Angela Panzera

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