Cronaca - 04 novembre 2026, 16:03

Processo al neurochirurgo accusato di abusi sessuali su una paziente, scontro in aula sulla perizia: "Manovre non 'forsennate', non obbligatorie, ma possibili"

In aula le deposizioni del medico legale Varetto, già impegnato nei casi Cogne e Garlasco, e del neurochirurgo Griva. Al centro dell'udienza il nodo del consenso informato, la mancata refertazione e la pertinenza clinica della procedura

L'aula del Tribunale di Cuneo dove si sta celebrando il processo a carico del neurochirurgo

L'aula del Tribunale di Cuneo dove si sta celebrando il processo a carico del neurochirurgo

È stata un’udienza interamente dedicata alle deposizione dei periti nominati dal Tribunale quella celebrata oggi, 4 novembre, davanti al Collegio presieduto dal giudice Toscano, con giudici a latere Cota e Labate. Al centro del processo vi è la vicenda di un neurochirurgo cuneese, a giudizio con l'accusa di violenza sessuale ai danni di una paziente che all'epoca dei fatti aveva 27 anni.

Siamo nell'ottobre del 2021, quando la giovane si rivolse al medico per un forte dolore alla schiena. Dopo un primo controllo effettuato alla presenza della madre della donna — in occasione del quale il professionista prescrisse una risonanza magnetica —, la paziente si presentò da sola alla visita di controllo nel mese di novembre. In tale sede, secondo la ricostruzione della vittima, il medico la sottopose a un’esplorazione vaginale: prima esternamente senza l'uso di guanti, poi internamente. Il tutto sarebbe avvenuto senza che venisse richiesto alcun consenso informato e senza fornire spiegazioni sulla necessità clinica dell'accertamento.

L'esame dei periti d'ufficio — il medico legale Lorenzo Varetto, già perito in numerosi casi giudiziari di rilevanza nazionale come Cogne e Garlasco, e il neurochirurgo Federico Griva — si è concentrato su due aspetti cardine: la presunta assenza di consenso informato e la pertinenza clinica delle manovre effettuate rispetto ai sintomi presentati dalla ragazza.

Sollecitato dalle domande dei consulenti del pm, i medici legali Clara Bioletti e Paola Bertapelle. su quale informativa il medico avrebbe dovuto fornire, il perito Varetto ha evidenziato come, di fronte al sospetto di un coinvolgimento del pavimento pelvico o dei nervi adiacenti alla vagina, se fosse stato al posto del medico avrebbe spiegato "alla paziente che c'erano delle perplessità che coinvolgevano il pavimento pelvico e, se fosse stata d'accordo, avrei proposto di indagare queste zone intime attraverso un'esplorazione vaginale. Avrei spiegato che il problema poteva riguardare i nervi vicino alla vagina e che quindi avrei esteso l'esame a quella zona»".

Sul punto è intervenuto anche il neurochirurgo Griva, sottolineando la centralità della relazione medico-paziente: se per una visita ginecologica l'ispezione intima è implicita, in ambito neurochirurgico manovre invasive richiedono tempo, delicatezza e spiegazioni adeguate al fine di preparare la persona assistita. "È ragionevole — ha riferito in aula Griva —, per una visita neurochirurgica in una relazione equilibrata tra malato e medico, che si spendano parole e si spenda del tempo. Vi è infatti una componente emotiva oltre che tecnica, poiché alcune manovre sono fastidiose e hanno una finalità invasiva".

Un altro tema rilevante emerso in aula riguarda l'assenza di un referto scritto relativo alla visita del 3 novembre 2021, mancanza che priva il quadro processuale della traccia formale su quali fossero i sintomi specificamente riferiti e i segni ricercati. I periti hanno confermato che la mancanza di documentazione rappresenta una carenza di informazioni, pur precisando che nella pratica clinica — specialmente tra ambito pubblico e privato — la mancata refertazione immediata può talvolta verificarsi, per quanto non auspicabile.

Rispetto all'adeguatezza dell'esame, i periti nominati dal Tribunale hanno specificato in perizia che le manovre eseguite dall'imputato "non sono manovre forsennate". Nel linguaggio medico-legale, definire tali manovre "non forsennate" significa chiarire che i gesti compiuti dal medico durante la visita non sono stati violenti, d'impeto, smodati o privi di qualsiasi logica sanitaria.

Particolarmente intenso l'esame condotto dall'avvocato Alessandro Ferrero, legale di parte civile della giovane. La difesa della persona offesa ha puntato l'attenzione sulla natura dei sintomi riferiti dalla ragazza, evidenziando come nei verbali di deposizione si parlasse unicamente di una grave lombalgia (mal di schiena ndr) e mai di dolori pelvici o problematiche urinarie, elementi questi ultimi emersi solo dalle successive dichiarazioni dell'imputato.

A fronte della domanda secca della parte civile se per un semplice mal di schiena tali manovre dovessero ritenersi corrette e dovute, i periti hanno ribadito che, qualora il dolore venisse percepito o descritto come più "interno" o viscerale, l'esplorazione rappresentava un'opzione di approfondimento diagnostico praticabile, pur non essendo obbligatoria. "Non erano obbligatorie — ha chiarito il perito Varetto —, ma rappresentavano un approfondimento possibile. Di necessario non c'era niente, ma abbiamo pensato che fosse un approfondimento legittimamente praticabile, ovviamente da riferire alla paziente".

Con questa testimonianza si è chiusa l'istruttoria dibattimentale. Il processo è stato aggiornato all'11 dicembre per la requisitoria del pm Francesco Lucadello.

Angela Panzera

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