Il ricordo dei giovani caduti nella Prima guerra mondiale, le proteste studentesche di oggi e la responsabilità della politica di ascoltare le nuove generazioni. Il sindaco di Neive, Paolo Piccinelli, ha scelto di dedicare a questi temi il proprio intervento durante le celebrazioni del 4 novembre, Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, trasformando la commemorazione in un'occasione di confronto ideale con i ragazzi presenti.
Un discorso che ha preso le mosse dalla memoria della Grande Guerra e dal sacrificio di milioni di giovani mandati al fronte, molti dei quali non fecero ritorno. Per Piccinelli, tuttavia, ricordare significa soprattutto interrogarsi sulle lezioni che la storia consegna al presente.
“Non basta ricordare i nomi, le date e gli avvenimenti. Dobbiamo imparare dalla storia. E la lezione più importante che possiamo trarre da quelle tragedie è che la guerra non può mai essere considerata una soluzione desiderabile, che la violenza genera altra violenza e che la pace non è mai una conquista definitiva: è un bene da difendere ogni giorno”, ha affermato il primo cittadino.
Da qui il collegamento con le manifestazioni che stanno coinvolgendo migliaia di giovani in diverse città italiane. Mobilitazioni che, ha osservato Piccinelli, raccolgono richieste differenti: maggiori investimenti nella scuola, opportunità per il futuro, risposte al costo della vita, attenzione all'ambiente, alla giustizia sociale e alle guerre.
Dietro queste rivendicazioni, secondo il sindaco, emerge una preoccupazione comune: la sensazione che il mondo degli adulti, e in particolare chi ricopre responsabilità politiche e istituzionali, non presti sufficiente attenzione alle difficoltà delle nuove generazioni.
“Non possiamo liquidare queste manifestazioni come semplici forme di contestazione. Non possiamo limitarci a guardare i disagi che provocano, i problemi di ordine pubblico o le polemiche che inevitabilmente le accompagnano”, ha sottolineato Piccinelli, invitando a interrogarsi sulle ragioni che spingono tanti ragazzi a scendere in piazza.
Il sindaco ha quindi affrontato il tema della violenza, distinguendo il diritto di manifestare dagli episodi di aggressione, danneggiamento e scontro che possono accompagnare alcune proteste.
“La violenza non rende più forte una ragione, non rende più convincente una protesta e non aiuta a ottenere risposte. Al contrario, finisce per oscurare le motivazioni di chi manifesta e danneggia proprio quello spazio di libertà che la democrazia deve garantire”, ha spiegato.
La condanna di questi comportamenti, però, non può diventare un motivo per ignorare le richieste di chi manifesta pacificamente.
“Condannare la violenza non deve diventare un alibi per non ascoltare le ragioni della protesta. Sarebbe un errore altrettanto grave confondere il comportamento di alcuni con le richieste di tutti. Una democrazia matura sa fare entrambe le cose: condannare con fermezza la violenza e ascoltare con attenzione anche le critiche più dure”, ha aggiunto.
Una parte significativa dell'intervento è stata rivolta direttamente alla politica e alle istituzioni, chiamate a costruire un rapporto meno formale e più concreto con i giovani. Piccinelli ha criticato la distanza che può crearsi tra i richiami pubblici alla partecipazione e l'effettiva disponibilità ad accogliere domande, preoccupazioni e proposte.
“Non basta dire ai ragazzi che rappresentano il futuro, se poi quando chiedono di poter contribuire alle decisioni del presente non trovano interlocutori disponibili. Non basta celebrare i giovani nelle occasioni ufficiali, se poi le loro preoccupazioni vengono considerate esagerate, le loro proteste liquidate come strumentali e le loro domande lasciate senza risposta”, ha dichiarato.
Il primo cittadino ha insistito sulla necessità di distinguere l'ascolto dalla condivisione automatica delle rivendicazioni. Le istituzioni, ha spiegato, possono discutere le soluzioni e sostenere posizioni differenti, ma non sottrarsi al confronto sui problemi sollevati.
“La politica ha il dovere di ascoltare, spiegare, confrontarsi e assumersi responsabilità. Anche quando le richieste sono scomode. Anche quando le critiche sono severe. Anche quando il confronto non è facile”, ha ribadito.
Nel suo ragionamento sono entrate anche le preoccupazioni legate alla possibilità di costruire un futuro dignitoso, alle risorse destinate alla scuola e alla richiesta di maggiori investimenti pubblici nell'istruzione, nella sanità, nella ricerca e nella pace.
“Possiamo discutere le soluzioni, possiamo avere idee diverse, ma non possiamo ignorare le domande”, ha sintetizzato Piccinelli.
Il discorso si è poi rivolto nuovamente agli studenti, ai quali il sindaco ha riconosciuto il diritto di dissentire, contestare le decisioni politiche e chiedere conto delle scelte che incidono sulla loro vita.
“Non lasciate che qualcuno vi convinca che occuparvi della politica sia inutile, che interessarvi della società sia una perdita di tempo o che tanto le cose non cambieranno mai. La democrazia ha bisogno della vostra voce, delle vostre idee, della vostra energia e anche della vostra capacità di mettere in discussione ciò che gli adulti considerano acquisito”, ha detto.
Accanto al diritto di manifestare, Piccinelli ha richiamato la responsabilità individuale e il rispetto delle libertà altrui. La partecipazione, nella sua riflessione, non deve esaurirsi nella contestazione, ma può diventare uno strumento per contribuire concretamente al cambiamento.
“Non rinunciate alla protesta, ma fatela diventare proposta. Non rinunciate alla critica, ma accompagnatela con la capacità di costruire alternative. Non rinunciate a chiedere un cambiamento, ma siate pronti anche a partecipare alla sua realizzazione”, è stato il suo invito.
Nella parte conclusiva, il sindaco è tornato al significato della Giornata dell'Unità Nazionale, proponendo una lettura dell'unità come capacità di convivere e riconoscersi anche nella diversità delle opinioni.
“L'unità non significa essere tutti uguali, pensarla tutti allo stesso modo o rinunciare alle proprie convinzioni. L'unità si costruisce proprio riconoscendo le differenze, rispettando le opinioni degli altri e cercando ciò che può unirci anche quando le idee sono distanti”, ha osservato.
Un messaggio che, secondo Piccinelli, assume particolare importanza in un mondo attraversato da guerre, divisioni e intolleranza.
























