Cronaca - 29 ottobre 2026, 12:44

Scoperto e smantellato un ingente e redditizio traffico di rifiuti pericolosi sulle sponde del Tanaro [VIDEO]

Al Pinot Galizio di Alba era presente una discarica a cielo aperto. Emesse sette misure interdittive in capo ad altrettanti soggetti, accusati di inquinamento doloso

Più di 560 tonnellate di rifiuti speciali, un profitto stimato in 190 mila euro e livelli di contaminazione tossica fino a 300 volte superiori ai valori soglia previsti dalla legge. 

Sono i numeri dell'operazione Tanaro, presentata questa mattina presso il Comando provinciale dei carabinieri di Cuneo. LEGGI QUI

L’inchiesta, che ha coinvolto i carabinieri della Compagnia di Alba e il Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale, Agroalimentare e Forestale, ha ricostruito un sistema che faceva capo a società regolarmente autorizzate al trasporto dei rifiuti. 

Secondo l’ipotesi accusatoria, l’attività diventava illecita nella fase conclusiva: i materiali non venivano consegnati ai centri autorizzati, ma portati all’interno del campo nomadi Pinot Galizio di Alba, dove si recuperavano le componenti economicamente interessanti, in particolare dai rifiuti elettrici ed elettronici, mentre gli scarti venivano accumulati sul posto senza alcuna regola o cautela.

Con un doppio risultato: ricavare profitto dai materiali di valore e lasciare sul terreno gli scarti, provocando un danno ambientale. 

I carabinieri, nei vari accessi all'area, hanno infatti accertato la presenza di una vera e propria discarica abusiva sulle sponde del Tanaro.

Il meccanismo ricostruito dall’indagine ha portato dapprima all'individuazione di 21 persone coinvolte e, di recente, all'emissione di sette misure cautelari personali. 

Un'indagine lunga, articolata e complessa, iniziata addirittura nel 2022. Le fasi più significative sono state nel 2024 e nel giugno 2025, fino a quest'ultima, delle scorse settimane, che ha portato all'emissione, da parte della procura di Asti, delle misure interdittive in capo ai soggetti ritenuti responsabili di inquinamento doloso. 

Non potranno più dimorare presso il campo nomadi di Alba né continuare ad esercitare l'attività di trasporto rifiuti. 

Per accertarlo, un passaggio decisivo è stato il lavoro di Arpa, i cui test e analisi sul terreno hanno consentito di approfondire e documentare l’inquinamento nell’area. Nei terreni, privi di sistemi di impermeabilizzazione, sono stati individuati fusti corrosi contenenti sostanze oleose, carcasse e parti meccaniche non bonificate, batterie esauste al piombo, cavi bruciati e rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche lasciati esposti agli agenti atmosferici.

I livelli di contaminazione tossica sono risultati essere fino a 300 volte superiori ai valori soglia previsti dalla legge.

Dall’analisi dei formulari è stata stimata una quantità di circa 566 tonnellate di rifiuti, per un valore economico di circa 190 mila euro.

Il nodo dell’inchiesta è stato proprio nell'accertare quanto avveniva nella fase finale della filiera: il trasporto poteva essere autorizzato, ma il conferimento e l’accumulo dei materiali nel campo, secondo l’accusa, avvenivano illegalmente, trasformando un’attività di recupero in una fonte di profitto a danno dell’ambiente e quindi della collettività.

Barbara Simonelli

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