Cronaca - 29 ottobre 2026, 10:45

Alba, fuori dal campo nomadi una discarica abusiva a cielo aperto. Livelli di contaminazione tossica fino a 300 volte oltre i limiti di legge [FOTO]

Operazione dei Carabinieri ha portato alla luce un presunto traffico illecito di rifiuti speciali con base al “Pinot Gallizio”. Ventuno indagati e 7 misure cautelari. Sequestrate tonnellate di materiali pericolosi e sette autocarri. Le analisi dell'Arpa hanno rilevato concentrazioni allarmanti di metalli pesanti e idrocarburi nei terreni

Parte dei rifiuti rinvenuti presso il campo nomadi albese

Parte dei rifiuti rinvenuti presso il campo nomadi albese

Un sistema organizzato di gestione illecita dei rifiuti, con un vero e proprio mercato parallelo del recupero dei metalli e discariche abusive realizzate lungo le sponde del Tanaro, a poca distanza dal centro storico di Alba.

È quanto hanno portato alla luce le indagini dei Carabinieri nell'ambito dell'“Operazione Tanaro”, coordinata dalla Procura della Repubblica di Asti, che ha portato al coinvolgimento di 21 persone, sette delle quali raggiunte da misure cautelari.

L'intervento – il nostro giornale ne aveva dato conto qui – è scattato nelle prime ore di martedì 27 ottobre, quando circa 30 militari dell'Arma sono intervenuti nel campo nomadi “Pinot Gallizio” di Alba e in altre località della provincia di Cuneo per dare esecuzione ai provvedimenti, consistenti nel divieto di dimora nel campo e nel divieto di esercizio d'impresa.

[L'operazione illustrata al Comando provinciale dei Carabinieri di Cuneo – foto Asia Barolo]
 

IL PARAVENTO DEL RECUPERO ROTTAMI

Le indagini, avviate nel 2024 e condotte dal Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Alba insieme al Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale, Agroalimentare e Forestale (Nipaaf) del Gruppo Carabinieri Forestale di Cuneo, avrebbero consentito di ricostruire una filiera illecita riconducibile, a vario titolo, a 21 persone appartenenti a una comunità caratterizzata da legami familiari.

Alcuni degli indagati risultano titolari di ditte individuali o soci di cooperative formalmente attive nel settore del recupero dei rottami.

[Il comandante provinciale dei Carabinieri, colonnello Marco Piras – foto Asia Barolo]

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, proprio queste attività, apparentemente regolari e dotate di partita Iva, avrebbero costituito la copertura di un sistema di smaltimento illegale.

Il campo nomadi sarebbe stato trasformato in una vera e propria base logistica abusiva, nella quale venivano introdotti carichi di rifiuti speciali senza alcuna tracciabilità.

Dai materiali venivano recuperati rame, ottone e ferro, destinati ad alimentare un mercato parallelo ritenuto particolarmente remunerativo. Tutto ciò che non aveva valore commerciale, invece, sarebbe stato abbandonato o ammassato direttamente nei pressi delle abitazioni del campo e lungo le sponde del fiume.

Una situazione che avrebbe determinato la formazione di discariche a cielo aperto all'interno di una fascia fluviale sottoposta a vincoli di tutela ambientale, a breve distanza dal centro storico albese e dalle colline patrimonio Unesco.


 

CONTAMINAZIONE FINO A 300 VOLTE OLTRE I LIMITI

Nel corso delle attività investigative è stato effettuato anche un intervento che ha visto impegnati contemporaneamente circa 100 Carabinieri, appartenenti sia alla componente territoriale sia a quella forestale. L'operazione ha consentito di sequestrare svariate tonnellate di rifiuti pericolosi e cumuli di metalli di valore.

Durante le perquisizioni sono stati inoltre rinvenuti timbri aziendali che, secondo gli investigatori, sarebbero stati utilizzati per attestare falsi conferimenti di materiali, oltre a un kit professionale destinato alla contraffazione di targhe automobilistiche.

Particolarmente preoccupanti i risultati degli accertamenti ambientali.

I successivi carotaggi e campionamenti del terreno, effettuati con il supporto tecnico di Arpa Piemonte, hanno infatti evidenziato un quadro di grave contaminazione.

Nei terreni, privi di sistemi di impermeabilizzazione, sono stati individuati fusti corrosi contenenti sostanze oleose, carcasse e parti meccaniche non bonificate, batterie esauste al piombo, cavi bruciati e rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche lasciati esposti agli agenti atmosferici.

Le analisi di laboratorio hanno documentato livelli di contaminazione tossica fino a 300 volte superiori ai valori soglia previsti dalla legge, con concentrazioni particolarmente elevate di idrocarburi pesanti, piombo, zinco, antimonio, cadmio e cromo.

[Il nuovo comandante della Compagnia di Alba, capitano Gabriele Troìa – foto Asia Barolo]

[Il capitano Desiree Pagani è il comandante del Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale, Agroalimentare e Forestale dei Carabinieri di Cuneo – foto Asia Barolo]


 

VENTUNO PERSONE DENUNCIATE, SETTE RAGGIUNTE DA MISURE CAUTELARI

Gli accertamenti hanno portato al deferimento alla Procura della Repubblica di Asti di 21 persone, a vario titolo, per le ipotesi di reato di gestione illecita di rifiuti, discarica abusiva e deturpazione di bellezze naturali.

Per sette di loro sono scattate, il 27 ottobre, misure cautelari personali nell'ambito delle contestazioni relative all'inquinamento ambientale e alla gestione illecita dei rifiuti.

I provvedimenti erano stati preceduti, lo scorso 1° ottobre, dal sequestro preventivo delle aree contaminate e di sette autocarri che, secondo gli investigatori, sarebbero stati utilizzati per i trasporti illegali.

L'intera attività è stata coordinata dalla Procura della Repubblica di Asti.

Foto Asia Barolo
 

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