Attualità - 29 ottobre 2026, 06:10

Consumo di suolo, Cherasco è seconda in Italia con 45 ettari

Cuneo la provincia peggiore in Piemonte con 244 ettari persi in un anno. Il rapporto Ispra-Snpa 2026 la colloca al primo posto regionale per nuove superfici artificiali, anche per effetto del fotovoltaico e dei poli logistici

Immagine di repertorio

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Cuneese e Piemonte ancora al vertice della classifica per consumo di superficie.

I risultati dell’edizione 2026 del Rapporto sul Consumo di suolo in Italia, reso noto da Arpa Piemonte, bocciano la provincia di Cuneo, la peggiore in Piemonte.

Il lavoro, curato dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) e dal Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (Snpa), quest’anno però oltre a misurare il fenomeno rende disponibile anche una prima mappatura nazionale di suolo potenzialmente recuperabile.
Con oltre 147 km² di superfici disponibili rispetto ai 2.100 in Italia, anche il Piemonte può iniziare a recuperare terreno, e realizzare nuovi spazi verdi urbani, depavimentare e limitare il consumo di suolo.

Le opportunità individuate sul territorio regionale comprendono anche 20 km² di superfici potenzialmente utilizzabili per la forestazione urbana e 76 km² di tetti utilizzabili per l'installazione di impianti fotovoltaici.

Di contro tra il 2024 ed il 2025 in Piemonte si sono consumati altri 781 ettari netti di suolo, per un totale di suolo occupato da superfici artificiali di 172.025 ettari, il 6,78 % dell’intera area regionale. Si tratta del valore più elevato dell’intera serie storica da quando il fenomeno viene monitorato (2006-2024), allineando la regione alla tendenza nazionale registrata quest’anno.
In termini assoluti, il valore del 2025 attesta il Piemonte al quinto posto a livello nazionale, dopo Sicilia, Lazio, Puglia e Lombardia; in termini di aumento percentuale rispetto alla superficie artificiale dell’anno precedente, con il valore dello 0,46 % il Piemonte si attesta al primo posto in Nord Italia e poco sopra la media nazionale pari a 0,44%.

Se confrontato con la superficie amministrativa il valore dei nuovi consumi netti posiziona la nostra regione al sesto posto in Italia, con una densità di 3,08 m2/ha contro un valore nazionale di 3,16 e di 3,15 relativo alle sole regioni del Nord Ovest.

Il Piemonte si conferma quindi tra le regioni italiane in cui, in termini di nuovi consumi, il fenomeno continua ad essere marcato e con valori in netto aumento, quest’anno trainato dal fotovoltaico (189 ha) e dalla logistica (115 ha), settore quest’ultimo in cui la nostra regione si è posizionata al primo posto.
Il processo di consumo di suolo però continua a seguire l’espansione delle aree urbanizzate e contribuisce anche quest’anno in maniera rilevante l’installazione di campi fotovoltaici a terra, con oltre 189 ettari (il 24 % circa del consumo totale) distribuiti nelle zone a prevalente vocazione agricola come il Cuneese.

A livello provinciale anche quest’anno Cuneo è in testa alla classifica con 244 ettari netti, seguono Alessandria (178), Torino (169 ettari) e Novara (94 ettari). Sul dato di Cuneo incidono il cantiere per l’ultimo tratto dell’autostrada Asti-Cuneo ora conclusa (circa 25 ha), la logistica con i nuovi poli a Cherasco (c.ca 19 ha) e a Fossano (circa 5 ha) ed il fotovoltaico con oltre 40 ettari. 

A livello comunale il territorio con il consumo netto più elevato nel 2025 è Pozzolo Formigaro (54 ettari in larga parte ascrivibili al fotovoltaico a terra e secondariamente ad ampliamento di poli logistici e produttivi), seguito da Cherasco (45 ettari) e Tortona (24 ettari), entrambe interessate in larga parte da cantieri logistici. Sopra i 10 ettari sono annoverati Castellazzo Bormida (19 ha), Casale M.to (17 ha) Novara e Cuneo (15 ha), Briona, San Pietro Mosezzo e Trecate (14 ha), Fossano, La Morra e Sant’Albano Stura (12 ha), Verduno (11). 
 

Maria Alessandra Gallone, presidente Ispra-Snpa: “Oggi la conoscenza ambientale non serve solo a descrivere i problemi, ma a costruire le soluzioni. E il valore di questo Rapporto sta proprio in questo: non solo fotografa l'avanzata del consumo di suolo, ma fornisce indicazioni concrete su come contrastarlo e individua le opportunità per lo sviluppo sostenibile dei territori e delle città. Ispra e il Sistema nazionale per la protezione dell'ambiente mettono a disposizione dati, analisi e strumenti che permettono di individuare percorsi alternativi alla perdita di suolo e di orientare le scelte verso il recupero e la rigenerazione di ciò che già esiste".

Secondo Barbero, direttore generale Arpa Piemonte: “Il monitoraggio svolto dall’Agenzia nell'ambito del Sistema nazionale per la protezione dell'ambiente, costituisce un supporto essenziale alle politiche territoriali regionali e locali. La conoscenza prodotta non è finalizzata soltanto a misurare l'entità delle trasformazioni in atto, ma a individuare opportunità concrete per uno sviluppo più sostenibile. I dati evidenziano l'importanza di orientare la crescita verso il riuso, la rigenerazione e la riqualificazione del patrimonio esistente, limitando il più possibile l'occupazione di nuovo suolo per preservare il capitale naturale che costituisce una delle principali ricchezze del Piemonte."
 

In Italia

Nel 2025 le superfici impermeabilizzate raggiungono il 7,19% della superficie nazionale: 21.644 km² risultano coperti da edifici, infrastrutture, piazzali, impianti e altre superfici artificiali.

Solo nell'ultimo anno cemento e asfalto cancellano altri oltre 10.200 ettari di aree naturali, pari a più di 102 km². I ripristini si fermano a 746 ettari e il bilancio resta negativo per quasi 9.500 ettari.

La Sicilia aggiunge poco più di 1.600 ettari di nuovo suolo artificiale, il Lazio più di 1.400 ettari, Puglia e Lombardia superano i 1.000. Quest’ultima insieme a Veneto e Campania restano anche le regioni con la quota più alta di superfici coperte da edifici e infrastrutture: rispettivamente il 12,27%, l'11,87% e il 10,65%.

Le cause principali

Oltre la metà delle nuove superfici artificiali (il 52,6%), è legata ai cantieri che si estendono su 5.387 ettari.

I nuovi edifici coprono 725 ettari di suolo naturale e 435 ettari di cantieri preesistenti, per una crescita complessiva di 1.160 ettari.

Piazzali, aree di servizio e altre superfici artificiali aumentano di 1.230 ettari, le attività estrattive e le infrastrutture coinvolgono rispettivamente 392 e 506 ettari, considerando anche le opere costruite su cantieri già esistenti.

Tra i fenomeni che crescono più rapidamente la logistica, che in un anno aggiunge 390 ettari, soprattutto in Piemonte (+115 ettari) e nel Lazio (+59). Prosegue l’estensione anche del fotovoltaico a terra (+2.798 ettari, quasi quaranta volte il valore del 2021) e degli impianti eolici (+118 ettari comprese le infrastrutture collegate).

Meno verde, più caldo nelle città

Oltre due terzi delle nuove trasformazioni si concentrano nelle città. Nel 2025 scompaiono 4.231 ettari di aree verdi e 320 ettari di copertura arborea, riduzioni che si riflettono anche sulle temperature estive. Nelle zone più impermeabilizzate il suolo raggiunge valori superiori di oltre 10°C rispetto alle aree rurali circostanti, con punte che localmente arrivano a 12°C. Dove gli alberi sono più presenti, invece, le temperature risultano fino a 1,6°C più basse.

s.a.

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