Sanità - 26 ottobre 2026, 11:40

"Hanno salvato mio padre. Investiamo sulla sanità, sono degli angeli": la commovente lettera di una figlia al personale sanitario di Cuneo e Fossano

Riceviamo e pubblichiamo la toccante testimonianza di una cittadina cuneese la quale racconta con grande umanità il delicato lavoro che svolgono medici, infermieri e oss nella nostra provincia

Immagine di repertorio

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Una lettera aperta che arriva dritta al cuore, scritta con la forza e la fragilità di chi sta vivendo un viaggio doloroso ma illuminato dalla dedizione straordinaria del personale sanitario. Riceviamo e pubblichiamo la toccante testimonianza di una figlia che, attraverso il calvario e la speranza per la salute del padre, sceglie di trasformare la sofferenza in un pubblico ringraziamento e in un appello per il futuro della nostra sanità.

"Egregio Direttore,

Con questo articolo vorrei ringraziare i medici, gli infermieri, gli Oss, i portinai e gli addetti dell’Ospedale di Savona, del Santa Croce di Cuneo, del Carle di Confreria e dell’Ospedale di Fossano.

Ci sono cose che la vita ti insegna quando meno te l'aspetti.

Due mesi e mezzo fa, mio padre ha avuto un infarto di 45 minuti senza battito, superato solo grazie a un anestesista che era di passaggio e non ha mai smesso di tentare, con il Dea e con il massaggio, di tenerlo tra noi.

Sono mesi che conosco mondi 'sconosciuti', come la riabilitazione per vegetali, la terapia intensiva con fisioterapisti appositi a scongiurare le piaghe o il 'gesto' di mettergli ogni giorno di fronte al letto un cartello con su scritto il giorno e il luogo, perché se avvenisse il miracolo si svegli almeno sapendo dov’è.

Ciò che più di bello ho conosciuto sono infermieri, Oss, medici, volontari: un’organizzazione che corre a ritmi massacranti 24 ore al giorno, 7 giorni su 7.

[In foto, l'unità "Stati vegetativi" all'ospedale di Fossano]

Il loro punto di forza? Il carisma e il far il lavoro non solo per lo stipendio ma soprattutto per la passione, perché ciascuno di loro che si è avvicinato a papà per cambiarlo, medicarlo, aspirarlo, prima gli diceva: 'Ciao! Abbi pazienza ma ora ti devo rompere un po’'. L’hanno trattato come un amico, un fratello, un essere speciale. Io odio entrare in quei reparti per il vederlo soffrire, ma ringrazio ogni loro saluto e ogni loro sorriso per la dignità che danno al viaggio.

Investiamo sulla sanità: siamo un Paese che la permette ancora e questo già non è poco. Valorizziamoli, perché sono davvero degli angeli".

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