Prosegue davanti al giudice monocratico del Tribunale di Cuneo, Graziana Cota, il processo che vede imputato per incendio colposo R. R., vigile del fuoco, accusato di aver provocato colposamente il rogo che il 20 aprile 2023 ha interessato un castagneto a Valdieri.
Secondo la ricostruzione dell'accusa, l'uomo stava ripulendo un terreno nella disponibilità della compagna quando le fiamme gli sarebbero sfuggite al controllo, propagandosi alla vegetazione circostante.
Nel corso dell'udienza odierna sono stati ascoltati tre testimoni chiave per ricostruire la dinamica di quella sera e i successivi accertamenti investigativi.
Il primo a salire sul banco dei testimoni è stato un anziano residente nella zona, che ha raccontato di essere stato avvisato dell'incendio da un altro residente mentre era a passeggio con i cani.
Avvicinatosi al luogo del rogo, ha visto R. - che era libero dal servizio - visibilmente provato e con vestiti e corpo segnati dal fuoco, al punto da riuscire a parlare a stento: "era tutto bruciacchiato", ha detto in aula.
L'imputato poi, gli avrebbe chiesto in prestito il telefono per allertare i Vigili del Fuoco e ha effettuato personalmente la chiamata. Il testimone ha precisato che al suo arrivo le fiamme erano ormai spente e vi era soltanto del fumo.
Successivamente è stato ascoltato il brigadiere capo Andrea Franco, del Nucleo Carabinieri Forestali di Borgo San Dalmazzo.
Giunti sul posto a seguito della segnalazione trasmessa dai Vigili del Fuoco, i militari hanno trovato l'incendio ormai quasi del tutto domato e l'imputato fortemente sconvolto per l'accaduto.
Ai carabinieri R. avrebbe riferito di aver ripulito dalle foglie la porzione di versante nella sua disponibilità, senza far menzione della presenza di terze persone in zona, particolare che aveva invece citato durante la telefonata d'emergenza. I rilievi sul campo da parte dei Forestali sono stati eseguiti il giorno successivo a causa dell'ora tarda e della pioggia.
Dal sopralluogo e dagli accertamenti investigati non sono emersi elementi riconducibili all'azione di un piromane.
Nel corso della deposizione si è sviluppato un articolato confronto tra il teste e la difesa.
Il difensore dell'imputato, l'avvocato Ferrero, ha puntato a dimostrare la mancanza di prove circa il fatto che tutte le aree colpite dal fuoco fossero riconducibili all'operato dell'imputato, sostenendo che l'incendio del castagneto non sarebbe affatto partito dal punto in cui l'uomo stava bruciando il materiale vegetale, bensì a monte.
A supporto della tesi difensiva vi sarebbe la conformazione del territorio: un versante scosceso, separato da una strada tagliafuoco e da un rio, elementi che renderebbero improbabile il passaggio delle fiamme da un punto all'altro per rotolamento o propagazione casuale.
È intervenuto poi il Carabiniere Giuseppe Capace, del Nucleo Investigativo Forestale di Cuneo, incaricato dal pubblico ministero nel mese di novembre di analizzare la registrazione della chiamata al 112 e di svolgere un ulteriore sopralluogo, effettuato a dicembre in presenza di neve e con condizioni ambientali completamente diverse rispetto alla data del fatto.
Rispondendo alle domande del pm Pier Attilio Stea, l'investigatore ha sottolineato in aula come la telefonata al 112 presentasse aspetti anomali: "R. non ha richiesto immediatamente aiuto né spiegato subito la gravità della situazione, preoccupandosi invece di precisare di aver bruciato 'solo tre metri' di terreno, ossia il limite consentito dalla normativa regionale".
Sebbene al telefono avesse segnalato la presenza di un presunto soggetto notato nelle vicinanze, R. poi, ha riferito in aula il teste, non ha mai presentato alcuna denuncia contro noti o ignoti, né ha riferito tale circostanza ai Carabinieri intervenuti nell'immediato.
Il processo è stato infine rinviato all'8 febbraio per l'esame dell'imputato, che renderà la propria testimonianza davanti al giudice. Il pm infine, ha rinunciato a sentire tutti gli altri testi in lista.





