Economia - 12 ottobre 2026, 16:07

Ex Ilva, sciopero e protesta anche a Racconigi: "Servono bramme e lavoro, non cassa integrazione"

I sindacati mobilitano gli stabilimenti di Acciaierie d'Italia chiedendo un piano finanziario al Governo e una convocazione urgente a Palazzo Chigi. La voce del cuneese Domenico Calabrese (Fiom): "Il nostro Paese non può stare senza siderurgia"

Ex Ilva, sciopero e protesta anche a Racconigi: "Servono bramme e lavoro, non cassa integrazione"

Ha toccato anche Racconigi la mobilitazione straordinaria che in queste ore ha coinvolto contemporaneamente tutti i siti italiani del gruppo Acciaierie d'Italia.

Nella giornata di oggi, lunedì 12 ottobre, i dipendenti di quello che resta del colosso della siderurgia sono tornate a incrociare le braccia per far sentire la propria voce contro l'annunciata sospensione delle attività produttive e il ricorso massiccio agli ammortizzatori sociali.

La protesta ha visto protagoniste le sigle Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm-Uil, guidate dai segretari generali Ferdinando Uliano, Michele De Palma e Davide Sperti, che hanno ribadito le ragioni della protesta anche nel corso di una videoconferenza con il Ministero dell'Interno, le Prefetture e i commissari straordinari.

I lavoratori chiedono interventi immediati per la ripartenza delle lavorazioni a freddo attraverso l'acquisto di bramme e coils nei siti di Taranto, Genova, Novi Ligure e Racconigi, chiedendo all'esecutivo di garantire le coperture finanziarie necessarie e una convocazione urgente a Palazzo Chigi.

Anche nello stabilimento cuneese di via Regina Margherita a Racconigi, che conta 76 dipendenti ed è fermo da circa un anno, la preoccupazione è altissima e riguarda il futuro occupazionale e la gestione della cassa integrazione, oltre al timore che l'attenzione mediatica rimanga concentrata quasi esclusivamente sul polo pugliese.

"Racconigi all'inizio era stato uno dei siti più ambiti da possibili acquirenti, alla prima manifestazione d'interesse si erano presentati in sette – spiega Domenico Calabrese della segreteria Fiom Cgil di Cuneo –. È passato un anno e mezzo e questa è la condizione. La chiusura annunciata di tutta l'Ilva non è una novità per il sito di Racconigi, ma determina un'ulteriore preoccupazione perché i racconigesi rischiano di finire nel dimenticatoio. Noi riteniamo ci siano le condizioni per poter lavorare: il lavoro c'è, l'acciaio serve ed è bene che si attrezzino per acquistare le bramme, per far ripartire i tubifici, per far ripartire l'area freddo, anche laddove occorressero interventi importanti su Taranto. Il nostro Paese non può stare senza siderurgia: stare senza acciaio significherebbe lasciare il Paese in una condizione per cui l'acciaio lo si deve comprare fuori. Il problema dell'Ilva non può riguardare solo i lavoratori dell'Ilva, riguarda l'intero sistema Paese. A Racconigi occorre ripartire al lavoro".

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