La Stampa come "asset storico e identitario" e "infrastruttura strategica" per il territorio, capace di rafforzare il pluralismo e di offrire alla provincia di Cuneo una vetrina più ampia. È questa la ragione con cui la Fondazione CRC difende l'investimento da 1,5 milioni di euro che l'ha portata ad acquisire il 5% di La Stampa SAE S.p.A.. Una spiegazione articolata, quella fornita dal presidente Mauro Gola davanti alla III Commissione consiliare del Comune di Alba, che non ha però dissolto tutte le perplessità: Carlo Bo, Emanuele Bolla e Carlotta Boffa, con accenti differenti, hanno interrogato il presidente sull'opportunità dell'operazione, sulla sua condivisione, sulle prospettive future e sul precedente che potrebbe rappresentare per il mondo dell'informazione.

Era uno dei temi più attesi dell'audizione convocata dalla Commissione presieduta da Domenico Boeri. Gola lo ha affrontato partendo non dall'investimento finanziario, ma dalla domanda che, secondo quanto riferito, la Fondazione si è posta prima di procedere: può l'informazione essere considerata un bene comune coerente con la missione di una fondazione di origine bancaria?
La risposta data dalla governance di Crc è stata positiva. Nelle slide presentate ai consiglieri, La Stampa viene definita un "asset storico e identitario", rilevante per il Nord Ovest, e il suo rilancio viene collegato al sostegno all'informazione indipendente, alla formazione di nuove competenze giornalistiche e alla possibilità di valorizzare il territorio su una dimensione nazionale e internazionale.
Gola ha sviluppato ulteriormente il concetto. L'informazione, nella lettura della Fondazione, costituisce un presidio di democrazia e pluralismo. La scelta di entrare nella nuova compagine proprietaria sarebbe maturata dopo aver esaminato il piano industriale e acquisito valutazioni esterne, considerando anche le possibili ricadute occupazionali e quelle legate al posizionamento della provincia.
L'obiettivo dichiarato non è soltanto conservare un patrimonio editoriale, ma utilizzare la presenza di una testata nazionale per aumentare la capacità del Cuneese di raccontare cultura, turismo, produzioni e iniziative del territorio oltre i propri confini.
Alcune ricadute sono già state indicate. Dal 13 ottobre dovrebbe partire una finestra dedicata agli italoamericani, con Maurizio Molinari indicato da Gola come responsabile del progetto. Nel piano industriale è inoltre previsto un presidio stabile su Alba dedicato al gusto, insieme ad altri contenuti tematici, mentre dal prossimo anno dovrebbe trovare spazio anche un approfondimento sul terzo settore e sul mondo delle fondazioni. A questo si aggiunge il progetto di una Academy dedicata al giornalismo, da realizzare in provincia di Cuneo, con la sede ancora da individuare tra Cuneo e Mondovì.
Sul piano societario, Gola ha chiarito che il 5% è costato complessivamente 1,5 milioni di euro: non esiste quindi un secondo milione e mezzo, voce che era circolata nelle ultime settimane. Ha inoltre escluso, allo stato attuale, sia l'intenzione di aumentare la partecipazione ne La Stampa sia quella di acquisire altre quote analoghe nel settore della comunicazione.
Un altro punto sul quale il presidente ha insistito riguarda il confine tra proprietà e informazione. La partecipazione, ha sostenuto, non dà alla Fondazione la possibilità di intervenire sulla linea editoriale, né di decidere quali soggetti debbano ottenere maggiore o minore spazio sul giornale.
Il concetto utilizzato da Gola è quello di posizionamento, non condizionamento: dare al territorio una possibilità ulteriore di essere rappresentato su una testata nazionale senza trasformare la presenza nell'azionariato in uno strumento di influenza giornalistica.
È dopo questa ricostruzione che il confronto in Commissione si è fatto più serrato.
Diverse vedute sul metodo e sulle ricadute
Il primo a esprimere apertamente le proprie perplessità è stato Carlo Bo. "Presidente, non mi ha convinto un granché, onestamente", ha esordito, concentrandosi innanzitutto sul processo che ha preceduto l'acquisizione e chiedendo se vi sia stata una reale condivisione con i sindaci e gli stakeholder.
Bo ha quindi allargato il ragionamento alla natura stessa dell'investimento, chiedendosi se rientri nelle finalità della Fondazione acquisire quote di una società editoriale e quali possano essere le conseguenze economiche dell'ingresso in un settore, quello della carta stampata, attraversato da difficoltà.
Ma il consigliere ha posto anche una questione più delicata, quella del rapporto tra proprietà e visibilità editoriale: "Si può dare voce al territorio, ad alcuni si può dare voce, ad altri la voce si può non dare. Questo secondo me è un tema molto delicato".
Da qui anche una valutazione destinata a pesare nel dibattito: "Io invece credo che questo sia un precedente che creerà delle criticità".
Gola ha risposto distinguendo tra ascolto del territorio e responsabilità delle decisioni. L'autonomia riconosciuta alla Fondazione, ha spiegato, comporta che le scelte sugli investimenti siano assunte dal Consiglio di amministrazione, senza che ogni singola operazione possa essere sottoposta preventivamente agli stakeholder.
Il presidente ha confermato di avere contattato i sindaci dopo la decisione e ha precisato che il Consiglio di amministrazione era informato. Sollecitato nuovamente da Bo sull'esistenza di atti formali, ha risposto che esistono i verbali.
Diversa l'impostazione scelta da Emanuele Bolla, che ha cercato di collocare l'operazione all'interno della strategia generale della Fondazione. Il consigliere ha chiesto in quale delle linee che orientano l'azione di CRC possa essere inserita l'acquisizione e soprattutto se quella stessa logica possa giustificare in futuro investimenti in altre società attive nella comunicazione, anche su media differenti.
Bolla ha chiesto inoltre se esista la possibilità di proseguire il percorso aumentando la partecipazione ne La Stampa. La risposta di Gola è stata netta: "Ad oggi non c'è all'orizzonte nessuna intenzione di incrementare o di fare altre quote".
Le spiegazioni non hanno eliminato neppure le perplessità di Carlotta Boffa. La consigliera ha separato nettamente i due piani, riconoscendo il lavoro svolto dalla Fondazione CRC e la portata degli investimenti prospettati per il 2027, ma mantenendo una posizione problematica sull'operazione editoriale.
"Continuo a nutrire qualche dubbio, ma questo più che altro per il futuro", ha spiegato. Il primo riguarda proprio le prospettive della carta stampata e l'opportunità di investire in un giornale che, nella sua valutazione, opera in un settore in fase di difficoltà.
Boffa ha poi sollevato la questione del precedente per le altre testate, richiamando espressamente le realtà locali che lavorano con disponibilità economiche molto più contenute. Perplessità anche sull'Academy: la consigliera si è interrogata sull'effettiva capacità di creare nuove professionalità in un mercato del giornalismo già complesso e difficile.
Gola ha risposto invitando a rovesciare la prospettiva. "Non è con il nostro milione e mezzo che La Stampa sta in piedi o meno", ha osservato, precisando che altre fondazioni hanno scelto forme differenti di sostegno e che l'operazione Crc non è stata concepita come un salvataggio della testata.
Per il presidente il punto è piuttosto chiedersi cosa perderebbe il territorio senza una testata storicamente radicata nel Nord Ovest e quale valore possa invece avere una maggiore capacità di raccontarlo fuori dai suoi confini. Non soltanto quando la provincia arriva sulle pagine nazionali per un fatto negativo, ha sostenuto in sostanza Gola, ma anche attraverso le sue eccellenze culturali, produttive e sociali.
Una lettura che, al termine dell'audizione, resta però oggetto di confronto: la Fondazione rivendica la scelta come investimento sul pluralismo e sul posizionamento territoriale; gli interventi dei consiglieri hanno lasciato aperti interrogativi sul metodo seguito, sulla sostenibilità futura e sul significato che l'ingresso diretto di Crc nell'azionariato di una società editoriale potrà assumere nel tempo.






