Ultim'ora - 05 ottobre 2026, 12:15

Firenze, successo per l'edizione 2026 del Festival Nazionale dell'Economia Civile

Firenze, successo per l'edizione 2026 del Festival Nazionale dell'Economia Civile

(Adnkronos) - L'ottava edizione del Festival Nazionale dell'Economia Civile si è chiusa con un vero successo di partecipazione e condivisione, legato al tema «Il rumore della foresta che cresce». Per quattro giorni, dal 1° al 4 ottobre, la città di Firenze è stata il luogo di confronto aperto tra imprese, istituzioni, mondo accademico e della scuola, terzo settore e cittadini sulle condizioni di uno sviluppo equo, sostenibile e civile. 

Sono molti i temi affrontati nel corso del Festival, tasselli dell'unico grande quadro che compone il nostro sistema economico e sociale. L'economia, infatti, non si esaurisce nello scambio di beni e servizi: è l'insieme di processi, persone, scambi e relazioni che determinano la qualità della vita delle comunità, tenuti insieme dalla fiducia. Al centro del confronto: università, confronto e libera circolazione dei pensieri; diritti umani, libertà, partecipazione e democrazia; ambiente, biodiversità ed ecosistemi che coesistono; intelligenza artificiale, tecnologia e scienza; poesia, teatro, musica e cultura; casa, sanità, fragilità e cura. 

Protagoniste del Festival sono state le persone: imprenditori, studenti, esperti, amministratori, Premi Nobel, docenti, giornalisti, cittadine e cittadini. Più di 100 relatori e relatrici, 500 giovani studenti e studentesse provenienti da tutta Italia e oltre 4.000 persone hanno animato le sale di Palazzo Vecchio e del Rettorato dell'Università di Firenze attraverso dialoghi, laboratori e spettacoli. Poesia, teatro e musica hanno creato un filo conduttore tra le varie sessioni e rafforzato la connessione tra economia e cultura, rendendo più tangibile il concetto guida di questa edizione: la foresta che cresce e che mette radici nella bellezza.  

Tra i momenti più significativi, l'intervento di Shirin Ebadi, Premio Nobel per la Pace, che ha riportato sul piano politico l'importanza della pace e di vivere in un contesto in cui siano rispettati i diritti umani e la libertà di donne e uomini: solo in un contesto democratico può esserci un vero e duraturo sviluppo economico. I temi del benessere e della qualità della vita sono stati affrontati sul piano internazionale da Jan-Emmanuel De Neve, mentre i dati nazionali sono stati presentati con il Rapporto del Benvivere 2026 e la nuova versione della piattaforma pubblica https://benvivere.nexteconomia.org. Scienza e tecnologia, rischi e opportunità dell'intelligenza artificiale sono stati al centro di molti interventi, tra cui quelli di Philippe Aghion, Nobel per l'Economia 2025, e di Telmo Pievani, e degli spettacoli culturali di Lella Costa sulle Madri della Repubblica, di Aldo Cazzullo sul collegamento tra economia francescana ed economia civile, del format Artisti per la sostenibilità con Carmen Consoli e Valerio Lundini sul tema dell'impatto sociale e civile del mondo dello spettacolo. Mario Mantovani ha illustrato che cosa si intenda per transizione ecologica e perché sia oggi tanto necessaria, dando concretezza al rapporto tra economia, biodiversità ed ecosistemi e si è valorizzata la ricerca sull’impatto sociale delle Comunità energetiche. 

Rimane importante misurare e tenere traccia di ciò che si fa. Per questo il Festival ha tenuto a battesimo l'Osservatorio sulla Nuova Economia Sociale e Civile della Toscana, presidio del Festival sul territorio, che contribuirà a raccogliere dati e a creare connessioni tra persone, organizzazioni, aziende e istituzioni, collegato alla piattaforma nazionale www.onesc.it. 

Dalle parole di Shirin Ebadi e dall’intervento di Stefano Zamagni nasce la proposta che chiude questa edizione. ''Antonio Genovesi insegnava che non si può fare la propria felicità senza fare quella degli altri, e Paolo VI ci ha ricordato che lo sviluppo è il nuovo nome della pace», dichiara Luca Raffaele, Direttore Generale di NeXt – Nuova Economia per Tutti. «Possiamo dire che vale anche il contrario: la pace è la prima infrastruttura dello sviluppo. L'articolo 11 della Costituzione afferma che l'Italia ripudia la guerra, ma oggi nello Stato non esiste un'istituzione che abbia il compito esplicito di costruire la pace. Altri Paesi lo hanno fatto, dal Costa Rica all'Etiopia. Per questo rilancio la proposta di un vero e proprio Ministero della Pace, con portafoglio, risorse e strumenti''. 

Secondo la proposta, il Ministero dovrebbe poggiare su cinque pilastri: la difesa civile non armata e nonviolenta, coordinando i Corpi Civili di Pace e valorizzando il Servizio Civile Universale; l'educazione alla pace e alla gestione nonviolenta dei conflitti nelle scuole e nelle università; la valutazione d'impatto di pace di leggi, bilanci e accordi commerciali, sul modello di quanto si sta già facendo per l'ambiente e la parità di genere; un'economia della pace, che accompagni la riconversione produttiva e la trasparenza della finanza e sostenga le scelte di consumo e di risparmio responsabili; la pace di prossimità, con la mediazione dei conflitti sociali nei territori costruita insieme a enti locali e terzo settore, secondo il principio di sussidiarietà. 

''Fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce'', conclude Raffaele. ''A Firenze abbiamo ascoltato il rumore sommesso e ostinato di una foresta fatta di imprese, giovani e comunità. Anche la pace cresce così, in silenzio, e ha bisogno di custodi: chiediamo che lo Stato ne nomini uno''. 

 

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

TI RICORDI COSA È SUCCESSO L’ANNO SCORSO A OTTOBRE?
Ascolta il podcast con le notizie da non dimenticare

Ascolta "Un anno di notizie da non dimenticare 2025" su Spreaker.
SU