Attualità - 03 ottobre 2026, 15:14

A chi resta: lettera ai familiari di persone morte suicide

L'intervento di una nostra lettrice. Dopo i recenti fatti di cronaca, vorrebbe creare un gruppo di mutuo aiuto tra chi, come lei stessa, ha vissuto la drammatica esperienza di un familiare che si è tolto la vita

A chi resta: lettera ai familiari di persone morte suicide

Sono passati 23 anni da quando mia madre è mancata, si è tolta la vita, è morta suicida.

La parola “suicidio” è una parola che mette il terrore, un’ombra nera, uno stigma, una vergogna che mi porto dietro da tutti questi anni e di cui non posso, non riesco a parlarne neanche alle persone più vicine a me (mio padre, mio figlio, i miei amici). 

Il dolore della perdita a causa del suicidio ha delle caratteristiche che lo distinguono dal dolore per la perdita di un caro per altre cause, lottiamo tutta la vita per comprendere le ragioni, cercando di dare anche un senso al nostro enorme senso di colpa. 

Lo stigma che il suicidio storicamente si porta dietro è un peso addizionale. 

Siamo depositari di qualcosa di alieno e terrificante e spesso il poter rievocare ricordi lieti non è un processo attuabile. Non posso parlare di mia madre perché dovrei spiegare e giustificare com’è successo, non posso ricordare i momenti belli con nessuno perché è come se partissi dall’alto di uno scivolo ripidissimo che in pochi secondi mi riporterebbe alle sue ultime 24 ore. 

Il ricordo di 23 anni vissuti con lei è più breve delle sue ultime 24 ore.

A questo dolore si aggiunge la rabbia nel constatare quanto poco funzioni la prevenzione e quanto la salute mentale sia considerata una priorità di serie B. I servizi territoriali sono privi di risorse adeguate, il personale è sotto organico e intercettare i segnali di sofferenza prima della crisi è un’impresa lasciata interamente al carico delle famiglie.

Notizie come quella diffusa proprio oggi riaprono con violenza questa ferita: la tragedia del ragazzo che si è gettato dal Viadotto Soleri a Cuneo, dove solo lo scorso anno il fratello aveva compiuto il medesimo gesto. È la prova tangibile di come la disperazione travolga chi resta in una catena di sofferenza incontrollata.

In Italia si contano circa 4.000 suicidi all'anno e per ogni vittima rimangono almeno 6-8 familiari colpita in modo profondo. Nel territorio cuneese e in Piemonte è ancora gravemente carente un programma strutturato di supporto.

Scrivo questa lettera aperta dopo averne già inviata una nel 2022, anonima e per iniziativa personale, per raccogliere testimonianze, creare confronto e una rete di persone che hanno subito il lutto di un familiare per suicidio. La speranza era, ed è tuttora, quella di creare un gruppo di mutuo aiuto a Cuneo, cosa che purtroppo, per lo stigma e la solitudine che questo tema porta con sé, non è ancora stato possibile realizzare.

L’invito è rivolto a persone che abbiano affrontato questo dolore e non ancora elaborato, che desiderino condividerlo o che abbiano elaborato il lutto attraverso percorsi specifici, ma anche terapisti e professionisti preparati che desiderino offrirsi come guide per questo gruppo.

Per mettersi in contatto, condividere la propria testimonianza o aderire all'iniziativa, è possibile scrivere all'indirizzo email: achiresta@yahoo.com 

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DOVE CHIEDERE AIUTO

Se ti trovi in una situazione di emergenza chiama il 112.

Se sei un adulto in difficoltà puoi chiamare il Telefono Amico al numero 199 284 284 oppure via internet: www.telefonoamico.it.

Se sei un minore e ti trovi in una situazione di emergenza, oppure se sei un adulto e sei preoccupato per un minore, puoi chiamare il 114 mediante linea telefonica, chat o WhatsApp. Maggiori informazioni su www.114.it.

Se sei un minore in difficoltà e hai bisogno di parlarne con qualcuno, o se qualcuno che conosci ha bisogno di aiuto, puoi contattare il Servizio 19696 di Ascolto e Consulenza di Telefono Azzurro tramite linea, chat o Facebook. Informazioni su www.azzurro.it.


 

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