Nocciole cuneesi protagoniste a Terra Madre – Il Salone del Gusto, in corso fino a domenica 27 settembre a Torino, con le aziende agricole Nocciole Sacco di Mango e Cascina Ca Granda di Busca, ospitate all'interno del padiglione nazionale di Cia Agricoltori italiani, in piazza Castello, di fronte al Palazzo Reale.
Due realtà agricole profondamente legate alla coltivazione della Nocciola Piemonte Igp, che portano a Terra Madre la loro esperienza diretta di produttori e trasformatori, in un momento particolarmente complesso per il comparto corilicolo.
«C'è stato un calo generalizzato della produzione dovuto in prevalenza al caldo estremo – spiega Piercarlo Sacco, titolare dell'azienda agricola Nocciole Sacco di Mango – ma la nostra zona è particolarmente vocata e risente meno delle temperature elevate. Per noi, quindi, l'annata 2026 tutto sommato non è stata tragica». Secondo Sacco, tuttavia, una parte delle difficoltà del settore è legata anche alla gestione dei noccioleti: «Il noccioleto va curato come qualsiasi altro frutteto. Qualcuno evidentemente pensava che bastasse piantare le nocciole e poi passare a raccoglierle. In realtà servono competenza, lavoro e attenzione».
L'azienda di Mango è a conduzione familiare e dal 2008 ha scelto di puntare sulla nocciola, diventando la prima realtà del paese a investire in questo comparto: «Abbiamo i nostri laboratori – dice Sacco - e siamo attrezzati per seguire tutte le lavorazioni, dalla pianta alla tavola. In genere riusciamo a vendere direttamente quello che produciamo, trasformando in proprio le nostre nocciole».

(Piercarlo e Luisa Sacco)
Una scelta che comporta investimenti e sacrifici, anche per partecipare agli appuntamenti fieristici: «Le spese sono molte e bisogna organizzarsi, ma crediamo nella filiera diretta perché crediamo nella responsabilità. Quando coltivi e trasformi tu stesso, controlli ogni fase e puoi garantire una qualità reale, non soltanto dichiarata».
Roberto Fusta, titolare della Cascina Ca Granda di Busca, ribadisce che "neanche questo è stato l'anno buono": «Ci sono aree in cui la produzione è stata bassissima, anche soltanto un quintale per giornata, mentre in altre zone si è arrivati ai cinque o sei quintali».
Una situazione che, secondo Fusta, rende difficile valutare l'effetto del prezzo sulla redditività aziendale: «La differenza la fanno i quintali: se ne produci pochi è un problema e il prezzo, da solo, non incide abbastanza».
Fusta richiama inoltre la crescita dei piccoli laboratori aziendali di trasformazione: «Sono nati come funghi, ma poi bisogna vendere e non è facile. In tanti si sono buttati sulle nocciole pensando che fossero soltanto da raccogliere, ma poi si sono accorti che ci sono mille problemi: si produce poco e il lavoro da fare è tanto. Dal 2016 non c'è più una produzione per ettaro che renda come dovrebbe».
Da qui l'interrogativo sugli effetti dei cambiamenti climatici sulla varietà tradizionalmente coltivata nel territorio: «Mi viene il dubbio – osserva Fusta - che questa varietà non sia più adatta alla situazione. Prima faceva fresco e pioveva, oggi fa caldo da maggio a ottobre. Bisognerebbe incentivare il più possibile la ricerca per trovare nuove varietà che siano più adattabili al clima. Su questo fronte, ciò che le istituzioni pubbliche stanno facendo non è sufficiente».
Cascina Ca Granda è una piccola azienda agricola di circa cinque ettari, con una storia familiare che affonda le radici nell'Ottocento.
Al centro dell'attività ci sono il nocciolo, con la varietà Tonda Gentile Trilobata, e il susino della varietà locale Ramassin, affiancati da ciliegi, mele, albicocche, pesche, piccoli frutti e ortaggi di stagione.
Sia lo stand di Cascina Ca Granda, sia quello di Nocciole Sacco sono stati visitati dal presidente nazionale di Cia Agricoltori italiani, Cristiano Fini, insieme al presidente regionale di Cia Piemonte e Valle d'Aosta, Gabriele Carenini, e all'assessore regionale all'Agricoltura del Piemonte, Paolo Bongioanni.





