Ci sono eventi che finiscono quando si spengono le luci. E ce ne sono altri che, proprio quando finiscono, cominciano a porre le domande più importanti.
L’Étape Mondovì by Tour de France appartiene alla seconda categoria.
Domenica si è chiusa una tre giorni che ha portato nel Monregalese ciclismo, musica, gastronomia, spettacolo e soprattutto persone. La Granfondo ha attraversato Mondovì, la Langa Monregalese, l’Alta Langa e la Valle Corsaglia, passando davanti alla Regina Montis Regalis e arrivando nel cuore storico della città. Il marchio Tour de France ha dato all'appuntamento una dimensione internazionale, ma la vera partita si è giocata molto più vicino: nella capacità del territorio di presentarsi insieme.
E qui sta il primo dato da mettere sul tavolo.
Nel 2025 la Granfondo Alpi del Mare aveva portato al via circa 2.400 ciclisti, dopo una previsione iniziale di poco più di mille. Un risultato che aveva contribuito ad aprire la strada alla collaborazione con il circuito L’Étape by Tour de France. Per l'edizione appena conclusa l'organizzazione aveva superato quota 2.000 iscritti già a inizio settembre, con partecipanti provenienti dall'Italia e dall'estero e un limite massimo fissato a 3.000.
Non è soltanto una questione di numeri.
Dietro quei numeri ci sono persone che arrivano, dormono, mangiano, acquistano, visitano. Ci sono accompagnatori. Ci sono famiglie. Ci sono biciclette che percorrono strade che normalmente non rappresentano una destinazione turistica in sé. E soprattutto c'è una domanda alla quale la Granda deve provare a dare una risposta: quanto siamo capaci di trasformare una grande manifestazione in un racconto permanente del territorio?
È qui che il lavoro di Flavio Borgna, Giovanni Monge Roffarello e Paolo Bruno assume un significato che va oltre la singola manifestazione.
Borgna ha rappresentato la visione imprenditoriale e organizzativa di EPT - Eventi Persone Territorio, accompagnando il passaggio dalla Granfondo Alpi del Mare a un appuntamento inserito nel circuito internazionale L’Étape. Il percorso non è nato in un giorno: è partito da un evento locale, ha misurato la risposta del pubblico e ha poi cercato un salto di scala.
Monge Roffarello ha lavorato invece sulla parte forse più delicata: fare in modo che l'evento non fosse soltanto una gara. Alla presentazione di settembre aveva illustrato un programma nel quale alla bicicletta venivano affiancati Music Run, Étape Kids, Area Expo, appuntamenti gastronomici, musica e iniziative per le famiglie. Una scelta precisa: provare a trasformare il ciclista in visitatore e il visitatore in ospite del territorio.
E poi c'è Paolo Bruno, chiamato a lavorare sulla parte tecnica dei percorsi e sulle caratteristiche di una manifestazione che doveva tenere insieme esigenze sportive e capacità di raccontare paesaggi, borghi e strade. Anche il percorso, in questo senso, è diventato comunicazione: non soltanto chilometri da percorrere, ma una sequenza di immagini del Monregalese e dell'Alta Langa da portarsi a casa.
Tre ruoli diversi, dunque, dentro una stessa idea. Ed è probabilmente questo il vero insegnamento di L’Étape.
La Granda non ha bisogno soltanto di avere eccellenze. Ne ha moltissime. Ha bisogno di metterle in fila, collegarle e raccontarle. Un ciclista straniero che arriva a Mondovì non deve vedere soltanto Mondovì. Deve poter scoprire Vicoforte, le Langhe, le vallate, i prodotti, i ristoranti, i piccoli borghi. Deve avere una ragione per fermarsi una notte in più. E, possibilmente, una ragione per tornare.
La stessa cosa vale per un visitatore che arriva per un concerto, per un festival, per una manifestazione sportiva o per una rassegna enogastronomica.
Il punto non è fare più eventi. Il punto è fare in modo che gli eventi parlino tra loro.
È una differenza enorme. Perché un calendario pieno di manifestazioni produce movimento; una strategia territoriale produce riconoscibilità.
L’Étape Mondovì ha mostrato che questa strada è percorribile. Ha messo insieme istituzioni, aziende, associazioni, operatori economici, volontari, sportivi e pubblico. Alla serata di presentazione alle Officine Mattio, proprio questo era stato indicato come uno degli elementi centrali: utilizzare lo sport come porta d'ingresso per far conoscere cultura, paesaggio, enogastronomia e capacità produttiva della provincia.
Ora però arriva la parte più difficile. Non bisogna accontentarsi della fotografia della domenica.
Una manifestazione internazionale non si misura soltanto dalla partenza, dal numero dei partecipanti o dalle immagini del podio. Si misura anche da quello che resta il lunedì mattina.
Quanti hanno scoperto Mondovì? Quanti hanno conosciuto il territorio? Quanti torneranno? Quante imprese hanno avuto un ritorno? Quanti operatori turistici hanno intercettato nuovi clienti? Quante associazioni hanno creato nuove relazioni? Quanto materiale, digitale e non solo, resterà per promuovere
Misurare l'indotto, raccontarlo e costruire la prossima edizione partendo dai dati della precedente.
Perché il salto di qualità passa anche da qui. Il successo della Granfondo Alpi del Mare aveva dimostrato che esisteva una domanda. L'Étape ha dimostrato che quella domanda può essere agganciata a un marchio internazionale come quello del Tour de France. Adesso bisogna capire come trasformare questa attenzione in un patrimonio duraturo per il Monregalese e per tutta la provincia.
La provincia di Cuneo ha paesaggi, prodotti, storia, sport, imprese e cultura. Quello che spesso manca non è il contenuto, ma il racconto comune.
L’Étape, per tre giorni, quel racconto lo ha costruito.
Le dichiarazioni a margine dell'evento (GUARDA IL VIDEO)





