Prosegue in VII Commissione l'iter della proposta sull'autonomia differenziata, con la maggioranza di centrodestra intenzionata a portare il provvedimento in Consiglio regionale già nella giornata di martedì 22 settembre 2026, riducendo lo spazio di confronto su una riforma di rilevanza strategica.
"Siamo di fronte a una norma bandiera che una parte della destra sembra voler utilizzare per recuperare consenso a fronte di un evidente arretramento elettorale – dichiara Mauro Calderoni, consigliere regionale del Piemonte del Partito Democratico –. Noi riteniamo invece che procedere in questo modo rappresenti un pericoloso salto nel buio, soprattutto considerando la situazione dei conti della Regione Piemonte e le scelte che ne stanno ulteriormente comprimendo le entrate, come la sospensione del bollo auto per il 2027".
I dubbi sul provvedimento, evidenzia l'esponente dem, giungono anche da rappresentanze degli enti locali, lavoratori e associazioni di categoria. Tra i nodi irrisolti vi è la tutela dei servizi fondamentali: senza livelli essenziali delle prestazioni garantiti e risorse certe, si prospetta un aumento delle disuguaglianze, con ricadute sulla sanità e sulle aree montane e interne. Trasferire competenze alla Regione senza rafforzare i Comuni rischia inoltre di penalizzare l'ente di prossimità che eroga i servizi ai cittadini.
Sul punto è intervenuta anche Uncem Piemonte durante le audizioni in Consiglio regionale, paventando il rischio di un nuovo centralismo.
"Trovo particolarmente significativa la posizione espressa da Uncem – prosegue Calderoni –. L'autonomia può essere un'opportunità, ma non può essere intesa come separazione. La differenziazione non può diventare frammentazione e la sussidiarietà non può trasformarsi nello scarico dei problemi sui Comuni più piccoli e più deboli. Non c'è autonomia senza Autonomie è un principio che condivido. Se il Piemonte vuole esercitare nuove competenze, deve contemporaneamente costruire un sistema nel quale Comuni, Unioni montane e Regione siano messi nelle condizioni di cooperare, con personale, risorse e strumenti adeguati. Altrimenti rischiamo semplicemente di spostare il centralismo da Roma a Torino".
Secondo il consigliere regionale occorre definire con chiarezza le priorità programmatiche prima di procedere con il trasferimento delle competenze.
"Prima di differenziare i territori bisogna garantire i diritti. Prima di trasferire le competenze bisogna garantire le risorse. E prima di rafforzare le Regioni bisogna rafforzare i Comuni. Una riforma di questa portata non può essere approvata per esigenze di propaganda politica. Deve essere costruita nell'interesse del Piemonte e di tutti i suoi territori, senza lasciare indietro nessuno" conclude Calderoni.





