Attualità - 20 settembre 2026, 16:21

Alba celebra Giacomo Oddero a cento anni dalla nascita

Venerdì 18 settembre, al teatro sociale Giorgio Busca, l'omaggio corale di tutto il territorio al farmacista, produttore e uomo delle istituzioni che seppe trasformare l'amore per le Langhe in opere, sviluppo e futuro per tutta la provincia Granda

Alba celebra Giacomo Oddero a cento anni dalla nascita

Un teatro sociale "Giorgio Busca" gremito, grato e commosso ha reso omaggio a Giacomo Oddero nel centenario della nascita. La serata di venerdì 18 settembre ha riunito familiari, rappresentanti delle istituzioni, amici e protagonisti della vita economica e culturale del territorio, restituendo il profilo di uno dei padri nobili della Granda: farmacista, produttore vitivinicolo, amministratore e uomo delle istituzioni, capace di coniugare concretezza, impegno, equilibrio e visione.

Ad aprire l'evento è stata la rappresentazione teatrale "La Grande Sete delle Langhe", scritta e interpretata da Paolo Tibaldi e ispirata al libro "Il farmacista di Via Maestra" di Attilio Ianniello. Con ritmo, ironia e memoria, lo spettacolo ha ripercorso l'infanzia di Oddero a Santa Maria di La Morra, gli studi, la professione di farmacista, l'impegno nell'azienda vitivinicola di famiglia e l'ingresso nella vita pubblica. Ne è emersa la storia di un uomo profondamente legato alla propria terra, che studiava, ascoltava e arrivava sempre preparato, traducendo le idee in risultati tangibili.

Uno dei temi salienti del racconto è stato l'impegno profuso per la creazione dell'Acquedotto delle Langhe e delle Alpi, l'opera alla quale Oddero lavorò per quasi vent'anni, portando l'acqua potabile in aree che ne erano storicamente prive. Un'infrastruttura decisiva non soltanto per la vita quotidiana delle comunità, ma anche per lo sviluppo agricolo, economico e sociale delle Langhe. Quando il racconto di Tibaldi ha rievocato la commozione di un anziano di Camerana davanti all'acqua finalmente arrivata, si è percepito il senso più autentico di quell'impresa che ha segnato lo spartiacque tra due epoche per il Cuneese: la politica come risposta concreta ai bisogni delle persone. Un principio che ha sempre caratterizzato lo "stile" di Giacomo Oddero e il suo modus operandi.

Il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, intervenuto con un videomessaggio, ne ha sottolineato l'equilibrio e la capacità di "dosare" le parole e le azioni con la precisione del farmacista, rendendo i rapporti istituzionali opere di armonia e "cura" della cosa pubblica.

Il sindaco di Alba Alberto Gatto lo ha ricordato come «un padre straordinario della nostra Langa», richiamando la Medaglia d'oro della città conferitagli nel 2007. Il vescovo di Alba, monsignor Marco Brunetti, ne ha evidenziato la fede umile, l'attenzione alla persona e l'adesione ai principi della dottrina sociale della Chiesa.

Patrizia Mellano, direttrice della Camera di Commercio di Cuneo, ha ripercorso la lungimirante azione svolta da Oddero alla guida dell'ente: dalla promozione delle missioni economiche alla difesa della qualità vitivinicola dopo la crisi del metanolo, fino alla valorizzazione di nocciole, formaggi e produzioni zootecniche.


(Sopra da sinistra: Claudio Alberto, Antonio Degiacomi, Marialuisa Ascheri, Nicolas Lozito, Sergio Soave)

Tra le intuizioni ricordate, la nascita dell'ONAF – Organizzazione nazionale assaggiatori formaggio nel 1989, quella del Centro Studi sul Tartufo e la capacità di riunire i rappresentanti dei grandi vini in progetti comuni.

Mauro Gola, presidente della Fondazione CRC, ha sottolineato il modo in cui Oddero seppe interpretare le istituzioni come espressione dell'uomo, mettendo cultura, solidarietà e sviluppo al centro dell'azione.

La tavola rotonda conclusiva, moderata dal giornalista e scrittore Nicolas Lozito, ha riunito l'ex senatore e docente universitario Sergio Soave, Antonio Degiacomi, presidente del Centro Nazionale Studi Tartufo, la sindaca di La Morra Marialuisa Ascheri e l'ex presidente dell'ATL Claudio Alberto. I loro interventi hanno ricostruito il "metodo Oddero": piedi ben piantati a terra e sguardo rivolto lontano, studio costante, ascolto, ironia senza narcisismo e capacità di coinvolgere persone anche molto diverse tra loro attorno a obiettivi condivisi. E, sempre, la sua attitudine a non arrendersi davanti alle difficoltà, a preparare con attenzione scrupolosa interventi e azioni, a trovare soluzioni laddove tutti scorgevano solo problemi, a intuire aree di sviluppo ancora inespresse. Un "metodo Oddero" nato dalla convinzione che una comunità debba occuparsi delle cose che contano, custodendo la tradizione e avendo il coraggio e la lungimiranza di slanciarsi verso un futuro tutto da scrivere.

Maria Cristina e Maria Vittoria Oddero hanno commentato: «Questa serata ci ha restituito nostro padre attraverso gli occhi e i ricordi di tante persone. Ci ha commosse vedere quanto il suo modo di lavorare continui a vivere nelle istituzioni, nelle opere e nelle relazioni che ha costruito».

(Sopra, da sinistra: Maria Cristina e Maria Vittoria Oddero)

A cento anni dalla nascita, il ricordo di Giacomo Oddero si conferma un richiamo alla responsabilità, un invito a prendersi cura della comunità e affrontare le sfide future: rendere il territorio accessibile alle nuove generazioni, mantenere sostenibile il turismo, tutelare l'agricoltura e continuare a costruire sviluppo senza perdere identità e coesione sociale.

c.s.

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