Attualità - 15 settembre 2026, 06:07

Infortuni mortali: Cuneo entra in fascia arancione, rischio più alto rispetto alla media nazionale

Con un tasso di 18,5 decessi per milione di occupati, la Graanda occupa il 44° posto della classifica nazionale, posizionandosi al 3° posto in Piemonte dietro a Vercelli e Alessandria

Immagine di repertorio

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 Cinque vittime sul lavoro tra gennaio e luglio 2026. È questo il drammatico bilancio per la provincia di Cuneo che emerge dall’ultimo report dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente di Vega Engineering, elaborato su dati ufficiali Inail e riferito agli infortuni mortali verificatisi in occasione di lavoro, con esclusione di quelli in itinere e in fase di approfondimento da parte delle Autorità preposte.

Con un bacino di 270.918 occupati, basato su stime Istat 2025, la provincia di Cuneo registra un tasso di incidenza pari a 18,5 infortuni mortali per milione di lavoratori. Questo valore colloca la Granda al 44° posto della classifica nazionale su oltre un centinaio di province monitorate, inserendola nella fascia di rischio intermedia, ovvero quella compresa tra 1 e 1,25 volte l’incidenza media nazionale. L’indice cuneese supera leggermente la media nazionale, che si attesta a 17,8 morti ogni milione di occupati, e ciò colloca la provincia in fascia arancione.

Nel contesto regionale il Piemonte si posiziona complessivamente in "zona gialla", una fascia di rischio medio-bassa che raccoglie le regioni con un'incidenza compresa tra il 75% della media nazionale e la media stessa, conteggiando in totale 32 vittime in occasione di lavoro. All'interno del territorio piemontese la situazione appare tuttavia disomogenea. La provincia di Vercelli si colloca nella fascia a più alto rischio, occupando il 9° posto nazionale con 5 vittime e un tasso di incidenza pari a 35,1. Segue Alessandria al 24° posto con 3 decessi e un'incidenza di 23,7.

Cuneo si posiziona subito dopo a livello regionale con i suoi 5 decessi (44° posto). La provincia di Torino, pur registrando il maggior numero assoluto di vittime con 15 decessi, presenta un'incidenza inferiore pari a 15,8 (58° posto) in virtù di un bacino di oltre 947 mila occupati. Più in basso si trova Novara al 73° posto, con 2 decessi e un tasso di 12,4, mentre le province di Asti e Biella non hanno registrato alcun infortunio mortale nel periodo preso in esame.

I dati provinciali si inseriscono in un quadro nazionale che rimane grave, caratterizzato da 595 vittime complessive nei primi sette mesi dell'anno, di cui 430 in occasione di lavoro e 165 in itinere. Sebbene si sia registrata una lieve flessione del 2% rispetto allo stesso periodo del 2025, il Presidente dell'Osservatorio Vega, l'Ingegner Mauro Rossato, evidenzia come questo miglioramento stia perdendo forza. A preoccupare ulteriormente è la crescita delle denunce totali di infortunio in Italia, salite a 368.085 (+5,3%), con i settori delle costruzioni (76 morti), dei trasporti (55) e del manifatturiero (50) in cima alle rilevazioni.

Dall'analisi emerge un profilo di vulnerabilità ben preciso per alcune categorie di lavoratori. Gli ultrasessantacinquenni registrano l'indice di mortalità più elevato in assoluto (55,4 decessi per milione di occupati), mentre la fascia d'età tra i 55 e i 64 anni conta il maggior numero di vittime in termini assoluti (153 su 430). Un dato particolarmente critico riguarda i lavoratori stranieri, il cui rischio di morte sul lavoro risulta oltre tre volte superiore rispetto ai colleghi italiani, con un indice di 46,8 morti per milione di occupati a fronte del 14,4 degli italiani. Sono numeri che confermano come la prevenzione e la formazione debbano rimanere priorità assolute e continue anche per il tessuto produttivo cuneese.

Angela Panzera

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