Attualità - 04 settembre 2026, 13:27

In soli dieci giorni il 15% della pioggia caduta in Piemonte in tutto il 2026

Dal 20 al 31 agosto. Un dato che segna anche un miglioramento della situazione idrica rispetto a fine luglio, ma il saldo resta negativo

In soli dieci giorni il 15% della pioggia caduta in Piemonte in tutto il 2026

Le precipitazioni dell’ultima parte di agosto hanno determinato un miglioramento della situazione idrica piemontese rispetto alle condizioni particolarmente critiche osservate alla fine di luglio

Sono aumentate le portate di molti corsi d’acqua e sono risaliti sensibilmente il livello del Lago Maggiore e il volume delle risorse idriche superficiali disponibili.

Il miglioramento non è tuttavia sufficiente a compensare il deficit accumulato durante la primavera e l’estate. Le risorse superficiali rimangono inferiori alla media, numerosi corsi d’acqua presentano ancora portate ridotte e permangono condizioni di criticità per le falde superficiali e, soprattutto, per molte delle sorgenti monitorate.

Nel mese di agosto sono caduti mediamente sul Piemonte 108 millimetri di pioggia, il 30% in più rispetto alla media climatica 1991-2020. 

Le precipitazioni sono state però distribuite in modo molto irregolare sul territorio e concentrate prevalentemente nell’ultima parte del mese. Tra il 20 e il 31 agosto è infatti caduto circa il 15% di tutta la pioggia registrata dall’inizio del 2026.

Le piogge di agosto hanno interrotto la lunga sequenza di mesi fortemente deficitari: maggio aveva registrato 69 millimetri, il 44% in meno rispetto alla norma; giugno 62 millimetri, con un deficit del 36%; luglio appena 33 millimetri, il 54% in meno rispetto alla media.

Nonostante il recupero dell’ultimo mese, il bilancio dell’estate meteorologica rimane negativo. Tra giugno e agosto le precipitazioni sono risultate complessivamente inferiori del 20% rispetto alla norma, con un deficit di circa 48 millimetri. Dall’inizio dell’anno solare lo scarto pluviometrico regionale è invece pari a circa il 13%.

L’estate più calda della serie storica piemontese

Al deficit di precipitazione si sono associate temperature eccezionalmente elevate. L’estate meteorologica (giugno, luglio e agosto) 2026 è risultata la più calda degli ultimi 70 anni, con una temperatura media regionale di 21,6 °C e un’anomalia di circa +3,1 °C rispetto alla norma 1991-2020, superando il primato dell’estate 2003.

Le quattro ondate di calore osservate dalla fine di maggio ad agosto hanno incrementato l’evapotraspirazione, aggravando il deficit idro-climatico e riducendo l’efficacia delle precipitazioni. L’ultima ondata, iniziata alla fine di luglio e proseguita oltre la metà di agosto, è stata anche la più lunga della stagione.

Per maggiori dettagli sull’andamento delle temperature è disponibile la notizia dedicata all’estate 2026, la più calda della serie storica piemontese.

L’estate 2026 rispetto agli ultimi 70 anni

Il confronto tra le anomalie standardizzate della temperatura media e delle precipitazioni delle estati dal 1958 evidenzia l’eccezionalità della stagione appena conclusa.

Nel grafico ogni punto rappresenta un’estate: sull’asse orizzontale è riportata l’anomalia standardizzata della temperatura media, mentre sull’asse verticale è rappresentata quella delle precipitazioni. I valori positivi indicano rispettivamente condizioni più calde e più piovose della media; quelli negative condizioni più fredde e più secche.

L’estate 2026 si colloca nettamente nel quadrante “caldo-secco” ed è il punto più spostato verso destra dell’intera serie storica. L’anomalia della temperatura supera le tre deviazioni standard, mentre l’anomalia delle precipitazioni è moderatamente negativa. Il dato conferma che l’eccezionalità del 2026 è dovuta soprattutto alla componente termica: non è stata l’estate meno piovosa della serie storica, ma è stata quella con lo scostamento positivo di temperatura più marcato.

Anche le estati 2003 e 2022 si collocano nel quadrante caldo-secco e, insieme al 2026, risultano nettamente esterne all’area che racchiude la maggior parte della variabilità climatica della serie storica. Il 2003 presenta un deficit pluviometrico estivo più accentuato rispetto al 2026 e al 2022, mentre il 2022 mostra un’anomalia delle precipitazioni estive simile a quella del 2026, associata però a un’anomalia termica meno elevata.

Il grafico mostra inoltre come numerose estati recenti, tra cui quelle del 2015, 2017, 2023, 2024 e 2025, siano concentrate nella parte destra del diagramma. Pur con precipitazioni differenti da un anno all’altro, emerge quindi una crescente rilevanza della componente termica nelle condizioni idro-climatiche estive.

La siccità persiste alle scale temporali più lunghe

L’indice SPEI, che considera congiuntamente precipitazioni ed evapotraspirazione, mostra a un mese condizioni prevalentemente normali o moderatamente piovose in buona parte della regione, come conseguenza delle precipitazioni di agosto.

Alle scale di tre e sei mesi rimangono invece estese condizioni di siccità da moderata a severa, con aree in siccità estrema soprattutto nei settori centrali, occidentali e meridionali. Anche alla scala dei dodici mesi persistono condizioni siccitose diffuse.

Il bilancio idro-climatico cumulato, cioè la differenza tra precipitazioni ed evapotraspirazione, rimane fortemente deficitario e su valori prossimi a quelli raggiunti nello stesso periodo del 2022. Le piogge di fine agosto hanno pertanto attenuato gli effetti della siccità, senza ancora modificare in modo sostanziale il quadro alle scale plurimensili.

Portate in ripresa, ma ancora inferiori alla media

Le portate dei principali corsi d’acqua piemontesi mostrano un generale recupero rispetto a luglio, quando erano stati raggiunti valori confrontabili con quelli dell’estate 2022. I deficit rimangono tuttavia significativi in diverse sezioni.

Il Po a Isola Sant’Antonio, alla chiusura del bacino piemontese, ha registrato in agosto una portata media di circa 136m3/s, contro una media storica di 226 m3/s. Il deficit si è quindi ridotto al 40%, rispetto al 79% osservato in luglio, quando la portata media mensile era stata di appena 47 m3/s.

La Dora Baltea a Tavagnasco è risultata prossima alla norma, con 118 m3/s e uno scarto del -2%. Situazione quasi nella norma anche per la Stura di Demonte a Gaiola, con 9,5 m3/s e un deficit del 2%.

Permangono scarti più rilevanti per il Toce a Candoglia, con 46,2 m3/s e un deficit del 19%; per il Tanaro a Montecastello, con 14,2 m3/s e uno scarto del 53%; per il Po a San Sebastiano, con un deficit del 36%; e per il Sesia a Palestro, con uno scarto del 30%.

Il confronto con la siccità del 2022

Le siccità del 2022 e del 2026 presentano caratteristiche differenti.

Nel 2022 la crisi idrica era iniziata già nella seconda metà del 2021 e si era progressivamente aggravata durante un inverno eccezionalmente caldo, poco piovoso e caratterizzato da un accumulo nivale particolarmente scarso. All’inizio dell’estate 2022 le riserve idriche superficiali, sotterranee e nivali erano quindi già fortemente compromesse.

Nel 2026 le precipitazioni dei primi tre mesi dell’anno avevano inizialmente contenuto il deficit. La situazione è peggiorata molto rapidamente a partire dalla primavera, per la combinazione tra precipitazioni scarse, anticipato esaurimento della neve e temperature eccezionalmente elevate. La crisi del 2026 ha avuto quindi uno sviluppo più rapido e una componente termica più marcata.

A fine luglio le due annate erano diventate confrontabili per gravità dei deficit delle portate e disponibilità delle risorse superficiali. Le piogge dell’ultima decade di agosto hanno però determinato nel 2026 un recupero che non si era verificato con la stessa intensità nel 2022.

Alla fine di agosto 2026 le risorse superficiali disponibili ammontano infatti a circa 376 milioni di m3, contro i 242 milioni dell’agosto 2022. Lo scarto rispetto alla media è del 37% nel 2026 e del 59% nel 2022. Anche per le falde superficiali le condizioni attuali risultano critiche, ma i livelli sono quasi mai confrontabili con i valori eccezionalmente bassi osservati nel 2022.

Il confronto mostra quindi che, alla fine di agosto, la siccità idrologica del 2026 risulta meno severa rispetto a quella del 2022 per quanto riguarda le risorse immagazzinate e le acque sotterranee. Rimane però particolarmente rilevante l’effetto delle temperature: il 2026 è stato più caldo del 2022 e presenta la maggiore anomalia termica estiva dell’intera serie storica, con conseguente aumento dell’evapotraspirazione e della domanda idrica.

Le previsioni per l’inizio di settembre 2026

Per la prima metà di settembre le previsioni indicano sul Piemonte condizioni prevalentemente asciutte e temperature ben superiori alla norma. 

Nella prima settimana è attesa una marcata presenza dell’alta pressione africana sul Mediterraneo, seguita dal consolidamento dell’alta pressione sull’Italia settentrionale. Poco estesi e poco probabili gli episodi di pioggia.

Dopo la metà del mese potrebbe verificarsi un lieve aumento dell’umidità e della probabilità di precipitazioni, in un contesto che dovrebbe comunque mantenersi più caldo della media. In assenza di precipitazioni diffuse e persistenti, il miglioramento osservato alla fine di agosto potrebbe quindi risultare temporaneo.

Barbara Simonelli

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