Ogni forma nasce da una soglia. Prima ancora di essere materia, colore o superficie, la forma è una tensione: tra ciò che emerge e ciò che si ritrae, tra il pieno e il vuoto, tra la luce e l’ombra, tra la superficie e la profondità. È dall’approfondimento di questa condizione di equilibrio instabile che nasce La Forma Inevitabile, la mostra promossa dalla galleria GART Arte Contemporanea, che pone in dialogo due ricerche artistiche autonome, degli artisti Sonia Scaccabarozzi e Marco Grassi, accomunate dalla necessità di interrogare la forma non come immagine, ma come esperienza spaziale.
Entrambi gli artisti non rappresentano lo spazio: lo costruiscono. Lo rendono percepibile attraverso ritmo, pausa e misura, nel rapporto tra ciò che è presente e ciò che, apparentemente assente, diventa parte integrante della forma. La tridimensionalità viene dunque intesa come principio generativo attraverso cui l’opera prende posizione nello spazio e stabilisce una relazione con chi la osserva.
Marco Grassi manifesta questa ricerca attraverso un linguaggio geometrico rigoroso, fondato sulla centralità del quadrato come matrice primaria della costruzione. Le sue opere appaiono come piccoli mondi euclidei, architetture essenziali nelle quali piani, spessori e intersezioni definiscono strutture armoniche attraversate da aperture, pause volumetriche e vuoti.
Lo sguardo riconosce dapprima la geometria dell’insieme e progressivamente si confronta con ciò che interrompe quella continuità: un’apertura, un interstizio, uno spazio interno, una porzione di materia che arretra. È proprio in questi intervalli che la forma emerge e acquista profondità.
Il vuoto, nel lavoro di Grassi, non è ciò che rimane quando la materia viene sottratta, ma materia dello spazio. Viene costruito, delimitato e reso visibile, contribuendo a definire la forma stessa.
Le opere presentate in mostra accentuano questa ricerca e la scelta monocromatica concentra l’attenzione sulle qualità fisiche della superficie: la luce che scivola sui piani, le ombre delle flessioni, le variazioni di profondità.
Anche nel lavoro di Sonia Scaccabarozzi la forma nasce dalla relazione tra pieni e intervalli, ma attraverso un processo di moltiplicazione, ripetizione e trasformazione. La sua ricerca parte dalla superficie e la conduce verso la profondità attraverso la carta, materiale fragile e bidimensionale, che viene tagliata, sovrapposta e modulata fino a perdere la propria natura di superficie e diventare struttura.
Nelle sue opere, appartenenti alla collezione Trame, il volume sembra nascere dall’infinitamente piccolo. Sono i microelementi, la loro ripetizione e le variazioni di densità a costruire la percezione dell’insieme. La carta così non è più supporto, ma corpo.
Là dove Grassi organizza piani e intervalli geometrici, Scaccabarozzi costruisce una trama minuta e vibrante, nella quale la superficie si increspa, si addensa e si rarefà, acquistando progressivamente profondità.
Il colore delle opere presentate in mostra, intenso e uniforme, assume una funzione strutturale e percettiva: amplifica il ritmo, intercetta la luce e modifica la presenza del volume a seconda della distanza e della posizione dell’osservatore.
È proprio nella luce che le due ricerche trovano un ulteriore punto di contatto. Nelle opere di Grassi rivela il vuoto e definisce la profondità; in quelle di Scaccabarozzi percorre e frammenta la superficie. In entrambi i casi, la luce diventa parte del processo attraverso cui la forma si manifesta e si trasforma allo sguardo.
La monocromia, pur declinandosi in direzioni opposte, contribuisce a questa comune ricerca. Il nero di Grassi e il colore saturo di Scaccabarozzi non raccontano né rappresentano, ma bensì concentrano, nella convinzione che l’opera possa porre lo spettatore davanti alla realtà concreta della materia e dello spazio, senza necessariamente condurlo verso un’immagine o un racconto esterno.
Grassi costruisce il vuoto attraverso piani che si intersecano e si arretrano; Scaccabarozzi costruisce il volume attraverso una proliferazione di elementi che trasformano la superficie. In entrambi i casi, la forma non si esaurisce in ciò che vediamo frontalmente. Chiede movimento. Chiede tempo. È un evento percettivo.
La tridimensionalità diventa così, per le ricerche degli artisti, una condizione inevitabile più che una scelta formale: l’opera non può essere contenuta in un unico punto di vista, richiede una relazione con lo spazio e con il corpo di chi guarda.
Il vuoto di Grassi e la trama di Scaccabarozzi sono due modalità differenti di rendere visibile lo spazio, dichiarando che la forma non è un oggetto concluso, bensì qualcosa che accade.
Accade nello spazio, nella luce e nella percezione.
E continua a trasformarsi ogni volta che qualcuno le passa accanto.
Biografie
Sonia Scaccabarozzi (Vimercate, 1969)
La ricerca di Sonia Scaccabarozzi nasce dall’incontro diretto con la materia e si sviluppa attraverso una
costante esplorazione della forma tridimensionale. Dopo gli studi all’Istituto d’Arte di Monza e un’esperienza nel campo della grafica editoriale presso la casa editrice Electa e la testata Cosmopolitan, nel 1996 l’artista inizia il proprio percorso creativo nello studio di una ceramista canadese. È l’argilla il primo materiale attraverso cui Scaccabarozzi definisce il proprio linguaggio: una materia con cui instaura fin da subito un rapporto fisico e intuitivo, affidandosi al gesto e alla conoscenza tattile delle mani. Nel 2009 presenta la sua prima mostra personale con opere di grandi dimensioni.
A partire dal 2014 nasce Trame, una ricerca e una serie di opere basate sulla costruzione della superficie attraverso elementi modulari in legno, tagliati, levigati, dipinti e assemblati in composizioni tridimensionali dal forte impatto cromatico. I materiali recuperati vengono sottratti alla loro funzione originaria e trasformati in moduli architettonici, dando vita a strutture nelle quali geometria, ritmo e colore costruiscono veri e propri paesaggi optical-tattili.
Nel 2016 introduce il metallo nella propria pratica, apprendendo direttamente la tecnica della saldatura e realizzando sculture ispirate agli elementi naturali e alle loro dimensioni simboliche: il cielo, la luna, il tempo. Dal 2019 torna ad approfondire la ricerca sulle Trame attraverso la carta e il cartone, materiali che diventano progressivamente centrali nella sua pratica. Tagliata, sovrapposta, ripetuta e modulata, la carta perde la propria bidimensionalità e si trasforma in una struttura plastica capace di creare, occupare e modificare lo spazio. In alcuni lavori, l’artista mette in dialogo carta e cemento, accentuando la tensione tra leggerezza e peso, fragilità e permanenza.
Nella carta, la ricerca dell’artista trova una delle sue espressioni più significative e mature: un materiale apparentemente fragile e leggero viene sottoposto a un processo di costruzione paziente, fino a diventare corpo, ritmo e architettura. Le superfici si articolano in microelementi che producono addensamenti e rarefazioni, pieni e interstizi, creando una percezione dello spazio e dell’opera continuamente mutevole. La luce entra direttamente in gioco nella struttura dell’opera, ne percorre i profili e ne modifica la percezione a seconda della distanza e della prospettiva di osservazione.
Le Trame di Sonia Scaccabarozzi sono superfici che diventano volumi, strutture che sembrano crescere
secondo una logica organica e paesaggi tattili nei quali ordine e libertà, geometria e intuizione convivono. Il colore, utilizzato prevalentemente in campiture uniformi e intense, non ha una funzione decorativa, ma diventa elemento strutturale e percettivo, capace di amplificare la presenza del volume e di trasformare la materia attraverso la luce.
Attraverso il continuo passaggio dalla superficie alla profondità, dal piano al volume e dalla materia alla percezione, Scaccabarozzi costruisce opere che non mantengono mai una forma definitiva: cambiano con la luce, con la distanza, con la presenza e il movimento di chi osserva. È in questa instabilità percettiva, in questo continuo farsi e trasformarsi della forma, che risiede la forza poetica della sua ricerca.
Marco Grassi (Palmanova, 1965)
La ricerca artistica di Marco Grassi si sviluppa attorno ai concetti di forma, spazio e vuoto, indagati attraverso un rigoroso linguaggio geometrico. Il quadrato, assunto come matrice primaria di ogni costruzione, costituisce il punto di partenza di un processo che conduce l'artista a interrogare il rapporto dialettico tra pieno e assenza, materia e percezione. Le sue opere non si limitano a occupare lo spazio, ma lo generano, rendendo il vuoto un elemento costruttivo e protagonista della composizione.
Realizzate a partire da pannelli di legno – compensato curvato, MDF e laminati plastici – le sculture nascono da un meticoloso processo di lavorazione che comprende taglio, modellazione, assemblaggio e rifinitura. La monocromia, spesso affidata a superfici trattate con vernici micacee e fluorescenti o lasciate allo stato grezzo del materiale di cui è costruita, elimina ogni elemento superfluo per concentrare l'attenzione sulla tensione tra volume, luce e geometria.
Attraverso un linguaggio essenziale e una ricerca improntata al rigore costruttivo, Marco Grassi realizza opere nelle quali il vuoto non rappresenta un'assenza ma una presenza attiva, capace di definire la forma.
Forma che rappresenta se stessa e la sua piena autonomia di esistere, portando lo spettatore non in altri mondi, ma davanti alla realtà.
Opening 5 settembre ore 17:00
Neive, Via Rocca 31
5 settembre - 4 ottobre 2026
Orari di apertura:
lunedì, giovedì, venerdì, sabato e domenica dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 19:00








