La Vespa velutina si affaccia anche in nuove zone delle Langhe. A Dogliani è stato rimosso un nido del calabrone asiatico, il primo individuato nel territorio secondo quanto riferisce Aspromiele, mentre segnalazioni sono arrivate anche da Narzole. Due elementi che spostano l'attenzione al di fuori della Val Tanaro, finora principale area di diffusione della specie nel Cuneese.
A tracciare il quadro è Samuele Colotta, tecnico apistico di Aspromiele. Dall'inizio del 2026 l'associazione registra undici nidi rimossi in provincia, un numero già significativo rispetto agli anni precedenti e accompagnato da un aumento delle segnalazioni.
"A Dogliani abbiamo rimosso un nido e lì non avevamo mai visto prima il calabrone asiatico. Stanno arrivando segnalazioni anche da altre zone e siamo già a undici nidi eliminati quest'anno: è un numero elevato rispetto agli anni precedenti e indica che la situazione si sta aggravando".
La mappa, infatti, non si ferma alle Langhe. Segnalazioni sono giunte anche da Niella Tanaro e Pamparato, mentre la Val Tanaro continua a rappresentare il territorio maggiormente interessato: Ormea, Garessio, Priola e Ceva sono le aree dove la Vespa velutina è presente da più tempo e dove si concentra il maggior numero di nidi.
A preoccupare gli apicoltori non è soltanto l'estensione geografica del fenomeno. La Vespa velutina preda le api e la sua presenza viene osservata sempre più frequentemente in prossimità degli alveari, con una pressione particolarmente evidente proprio in Val Tanaro.
"Abbiamo più segnalazioni e notiamo un aumento del problema davanti agli alveari. La Val Tanaro rimane la zona con la maggiore quantità di nidi, ma ora stiamo vedendo presenze anche altrove".
A rendere ancora più evidente l'evoluzione del fenomeno è quanto accaduto lunedì 24 agosto a Limone Piemonte, dove un nido è stato scoperto presso un fabbricato alla partenza degli impianti di Limone 1400, a circa 1.400 metri di quota. Per Aspromiele è il nido più alto finora rinvenuto in Piemonte: in precedenza, riferisce Colotta, i ritrovamenti erano sempre avvenuti sotto i 1.200 metri.
Il nido è stato rimosso in sicurezza dagli apicoltori Alberto Dalmasso, di Vernante, e Maurizio Astegiano, dopo la segnalazione del responsabile degli impianti. Ora bisognerà capire se quello di Limone sia un episodio isolato oppure se nell'area siano presenti altri nidi.
Un interrogativo rafforzato da una contemporanea segnalazione proveniente da Roaschia. La distanza tra le due località porta a escludere, secondo Colotta, che gli esemplari osservati possano provenire dal nido di Limone.
"Queste vespe si spostano al massimo per un paio di chilometri dal nido. Se vengono osservate a Roaschia, vista la distanza da Limone, dobbiamo quindi ipotizzare la presenza di un altro nido".
Con l'allargarsi delle aree interessate diventa ancora più importante riuscire a intercettare rapidamente i nuovi focolai. Aspromiele raccoglie le segnalazioni provenienti dagli apicoltori, ma anche quelle dei cittadini, che possono inviare fotografie di esemplari o nidi sospetti per consentire una prima verifica.
"I cittadini ci aiutano molto. Ci chiamano e ci mandano fotografie: in questo modo possiamo scoprire nuovi focolai e, se riusciamo a intervenire subito, affrontare il problema all'origine".
Per riconoscerla, un elemento particolarmente utile sono le zampe con estremità gialle. La Vespa velutina presenta inoltre una colorazione complessivamente molto scura, prevalentemente nera, mentre il calabrone europeo ha tonalità più rosse, gialle e marroni e zampe rosso-marroni.


Parallelamente prosegue la richiesta di Aspromiele alla Regione Piemonte per ottenere maggiori risorse da destinare al contrasto della specie. L'associazione indica tra le necessità non soltanto la rimozione dei nidi, ma anche la ricerca con l'università e lo sviluppo di sistemi più efficaci di contenimento.
Il dato di Dogliani assume così un peso che va oltre il singolo nido. Se la Val Tanaro resta il fronte storico della Vespa velutina nel Cuneese, le segnalazioni che iniziano ad arrivare dalle Langhe indicano che la geografia del fenomeno sta cambiando. E proprio nei territori dove la presenza è ancora recente, individuarla in fretta può fare la differenza.





