Politica - 20 agosto 2026, 06:04

Legge elettorale: tre preferenze (di cui una almeno di genere) ma nell’ambito di listini da sette candidati e con capilista bloccati

Lo hanno chiamato “Stabilicum”, ma difficilmente riuscirà a dare soddisfazione alla denominazione che gli è stata data. Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega hanno raggiunto un testo-compromesso che verrà portato in Commissione Affari Istituzionali al Senato il 1°settembre. A metà mese il voto a Palazzo Madama. Poi il ritorno, in terza lettura, alla Camera

Legge elettorale: tre preferenze (di cui una almeno di genere) ma nell’ambito di listini da sette candidati e con capilista bloccati

Sembra essere stato raggiunto un compromesso fra i partiti di governo sulla nuova, travagliata legge elettorale.

Il nuovo emendamento, sottoscritto da tutti e tre i partiti di maggioranza, sarà depositato in Commissione Affari Costituzionali del Senato entro il 1° settembre.

Poi il testo andrà in Aula: il voto è già stato calendarizzato per martedì 15 settembre, anche se l’ultimo banco di prova sarà la terza lettura alla Camera, dove dovrà tornare col possibile riaffacciarsi dell’incognita del voto segreto.

Il compromesso raggiunto tra Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e Noi Moderati parte dall’emendamento che era stato bocciato alla Camera il 14 luglio.

Come noto, si ritorna al sistema proporzionale; vengono pertanto aboliti i collegi uninominali del precedente sistema, il cosiddetto “Rosatellum”.

Nei listini per l’elezione dei parlamentari è previsto un capolista “bloccato”  seguito dai nominativi di sei candidati, con possibilità per l’elettore di indicare un massimo di tre preferenze.

Introduzione, dunque, delle preferenze ma da esprimersi esclusivamente nell’ambito di una lista che, di fatto, è bloccata a 7 componenti.

L’elettore non dovrà scrivere alcun nome sulla scheda ma soltanto tracciare una crocetta sui nominativi già prestampati sulla scheda: almeno una preferenza su tre dovrà essere di genere diverso.

La novità introdotta in questi ultimi giorni, dopo il vertice di maggioranza a ridosso di ferragosto, riguarda l’alternanza di genere nella composizione della lista: se il capolista è un uomo, il nome del candidato che segue dovrà essere di una donna o viceversa.

Si prevede inoltre che nessuno dei due generi possa essere rappresentato oltre il 60%.

Il centrodestra cerca in questo modo di blindarsi in vista delle elezioni politiche - la primavera resta la finestra più probabile, ma c’è chi sostiene che si arriverà alla regolare scadenza della legislatura  (fine settembre 2027) -  dagli assalti da destra dell’ex generale Vannacci con cui si escludono alleanze sia alle politiche che alle amministrative della primavera del prossimo anno.

Così dunque lo “Stabilicum” (o “Melonellum”), che non piace però alle opposizioni che continuano a fare barricate, sollevando, tra altre obiezioni, anche il dubbio di incostituzionalità.

Ma, a prescindere dalle diverse e contrastanti posizioni in campo, il percorso parlamentare si presenta ancora accidentato.

Così com’è stata scritta, la nuova legge elettorale rende difficile per entrambi gli schieramenti il raggiungimento del 42%, percentuale superata la quale si accede al premio di maggioranza.

Nel conteggio dei voti che concorrono al raggiungimento della soglia, infatti, sono escluse le forze politiche che non superano lo sbarramento del 3%.

Sono a rischio, ad esempio, Italia Viva, +Europa, Noi Moderati. E lo sarebbero pure Azione e il Partito Liberaldemocratico, se entrassero in coalizione con uno dei due schieramenti.

Entrambe le coalizioni per raggiungere la fatidica soglia del 42% e accedere al premio, hanno bisogno dei loro alleati più irrequieti e discussi (Vannacci a destra, i riformisti a sinistra).

Ammesso e non concesso che una delle due coalizioni raggiunga l’obiettivo, ne scaturirebbe un governo con garanzie certe di stabilità?

Sta qui il maggior paradosso della nuova legge elettorale: il premio di maggioranza induce ad allargare il perimetro delle coalizioni, ma l’ingresso di forze non omogenee al resto della coalizione pone una seria ipoteca sul governo che verrà.

Uno scoglio che, allo stato dell’arte e considerata la situazione politica nazionale, appare insuperabile: non esiste “Stabilicum” o qualsivoglia legge elettorale che possa, in assoluto, garantire gli obiettivi che la nuova normativa si prefigge di conseguire.

Questo è il vero, grande problema di questo Paese a cui finora non si è saputo (o voluto) trovare risposte.

Forse anche perché – ci sia consentito il rilievo – ogni schieramento ha sempre cercato un modello che fosse funzionale alle esigenze della propria bottega, con scarsa considerazione dei diritti del cittadino-elettore.

Giampaolo Testa

TI RICORDI COSA È SUCCESSO L’ANNO SCORSO AD AGOSTO?
Ascolta il podcast con le notizie da non dimenticare

Ascolta "Un anno di notizie da non dimenticare 2025" su Spreaker.
SU