Politica - 15 agosto 2026, 06:25

Giuliana Cirio: “Confindustria Cuneo e Fondazione Crc, insieme, rafforzano il peso del territorio nel nuovo assetto societario de La Stampa”

La direttrice degli industriali, in un editoriale sulla rivista dell’associazione conferma, in maniera esplicita, che la partecipazione azionaria che tanto sta facendo discutere è stata assunta di comune accordo all’insegna della valutazione “L’informazione è una infrastruttura della competitività del territorio”

Giuliana Cirio: “Confindustria Cuneo e Fondazione Crc, insieme, rafforzano il peso del territorio nel nuovo assetto societario de La Stampa”

L’ingresso del sistema confindustriale piemontese nel capitale de “La Stampa” non è un’operazione da leggere soltanto attraverso le categorie della finanza. È una scelta di responsabilità verso il territorio e una delle sue istituzioni più riconoscibili. Per Confindustria Cuneo partecipare significa contribuire a preservare e rafforzare un patrimonio editoriale che da oltre un secolo accompagna la vita economica, civile e sociale del Paese”.

Così Giuliana Cirio, direttrice dell’associazione degli industriali cuneesi spiega le ragioni della partecipazione alla compagine azionaria del quotidiano torinese.

Lo fa in un editoriale dal titolo altisonante “L’informazione è una infrastruttura della competitività del territorio”, che compare sull’ultimo numero della rivista trimestrale di Confindustria “MadeinCuneo”.

È la prima volta che gli industriali della Granda spiegano i criteri che li hanno indotti a rispondere positivamente all’operazione promossa dal gruppo Sae.

E affidano alla loro direttrice, che da qualche tempo si diletta di operazioni editoriali (non solo per passione) il compito di spiegare all’opinione pubblica cuneese il perché di una scelta che, dal punto di vista confindustriale, non fa una grinza e non necessiterebbe neppure di spiegazioni.

La Stampa era il quotidiano della famiglia Agnelli ed è dunque logico che ci sia la volontà di fare in modo che il quotidiano torinese resti “sensibile” alle istanze del mondo industriale e ai suoi protagonisti.

Per il mondo produttivo – considera Giuliana Cirio – questa nuova operazione è anche un’occasione per ridurre una distanza che negli anni si è ampliata. Le imprese investono, innovano, esportano, creano occupazione, affrontano transizioni complesse e trasformano i territori. Molto di questo lavoro – annota – resta però poco visibile”.

Da qui la scelta di investire un milione e mezzo di euro, la stessa cifra che ha destinato Fondazione Crc.

La presenza di Confindustria Cuneo, insieme a quella della Fondazione Crc, rafforza il peso del territorio nel nuovo assetto societario e contribuisce – scrive Cirio – a garantire che le comunità locali restino centrali nel progetto editoriale”.

Le ricerche alla base del piano industriale – aggiunge – indicano che l’informazione locale e il racconto dei territori sono tra i contenuti più preziosi per i lettori”.

Musica per le orecchie di chi opera in questo mondo sul territorio da mezzo secolo.

Come dunque eccepire rispetto a queste considerazioni se non aggiungendo che il mondo dell’informazione nella provincia Granda è però appena più articolato di quello descritto?

L’aspetto più interessante dell’editoriale, ricco di dissertazioni sulla filosofia della comunicazione, è però la conferma, in maniera abbastanza esplicita, di ciò che si sapeva ma senza che vi fossero riscontri.

E cioè che l’operazione è stata condotta “insieme” da Confindustria e Fondazione Crc.

Con una diversità, non di poco conto: mentre gli imprenditori il capitale lo mettono di tasca propria, la Fondazione attinge a risorse che sono della comunità. 

Ora la potente direttrice degli industriali, cui non difetta l’ardire, ha certificato ciò che il suo ex presidente, Mauro Gola, si ostina (per ragioni che ci sfuggono) a non voler spiegare. 

Lei si è guadagnata, insieme al titolo di “zarina”, anche i galloni (fonti accreditate dicono sia stata lei la regista dell’operazione).

Ora siede nel nuovo cda del quotidiano ma non disdegnerebbe – come arcinoto – di assumere il ruolo di segretaria generale della Fondazione.

Se questo accadesse la Fondazione avrà due componenti nel cda de La Stampa oppure la nostra dovrà cedere il posto – come presumibile - a qualcun altro, di espressione confindustriale, lasciando al solo Federico Borgna il compito di rappresentarla?

Di questi tempi, in cui l’unica certezza è la provvisorietà, meglio tenersi stretti gli incarichi acquisiti. 

Come, infatti, certifica la massima medicea “del doman non v’è certezza”. 

Giampaolo Testa

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