Sta facendo incetta di like e commenti il lungo post di Stefano, il 28enne che, una settimana fa, è stato colpito in pieno volto con una bottiglia dal 25enne Brigen Kinaj per gelosia.
O almeno questa è la ricostruzione dei fatti. Perché Stefano, in quella maledetta notte, mentre raccoglieva i bicchieri lasciati dai clienti degli Ex Lavatoi nell'area esterna al locale, stava semplicemente parlando con una ragazza.
La ragazza di Brigen. Questa la sua "colpa".
E' lui stesso, per la prima volta, a raccontare con un lungo post ciò che è successo. Il suo intervento segue quelli della madre che, fin dai primi momenti, ha chiesto di non lasciare spazio all'odio.
Questo il post di Stefano:
Sabato 7 agosto, intorno alle 4.00 del mattino, vengo colpito da una bottiglia sul viso. La mia colpa? Aver offerto conforto a una ragazzina che ho visto crescere in casa mia e che, ormai donna, piangeva sola su una scalinata.
Le forze dell’ordine e il personale sanitario intervengono immediatamente e vengo trasportato in ospedale. Chiamare mia madre, raccontarle frettolosamente ciò che era successo per poi sentire la sua voce spezzarsi, penso sia stata la sensazione più brutta della mia vita.
Subisco due operazioni d’urgenza in contemporanea: la ricostruzione del naso e la sutura della cornea. Dovevano cercare di salvarmi l’occhio.
Dal momento del risveglio mi sono ritrovato in una bolla che, ancora oggi, fatico a metabolizzare.
Auguro a qualsiasi persona sulla Terra di ricevere, almeno una volta nella vita, l’amore che ho provato sulla mia pelle in questi giorni.
Quell’amore che ti cura più delle medicine. Le lacrime di una madre e gli abbracci di un padre, capaci di sanare ferite che nessun farmaco potrebbe curare. Le mie sorelle meravigliose che, nonostante ogni attrito, hanno dato tutto.
E avere una donna accanto che ti guarda ferito, inerme, e senza battere ciglio, per 96 ore non si schioda da quella scomoda e scricchiolante brandina piazzata accanto al letto d’ospedale, arrivando persino a cambiarti le mutande.
Gli amici. I fratelli di una vita. Quelli che si presentano nonostante i divieti.
E il mio team, il mio coach, al mio angolo, nel match più duro della mia vita, fino ad oggi.
Non penso esistano parole per descrivere l’energia di questi giorni. Non penso di poter contare il numero di messaggi, chiamate e notifiche ricevuti. E non penso che potrò mai ricambiare abbastanza tutta la solidarietà che ho ricevuto da una Cuneo che, troppo spesso, è ben poco solidale".





