La musica e la cultura italiana piangono oggi la scomparsa di Francesco Guccini, morto a Pavana all'età di 86 anni. Nel giorno in cui si saluta uno dei maestri più amati del cantautorato, viene naturale ripercorrere quel filo invisibile ma robustissimo che lo legava profondamente alla provincia di Cuneo. Si tratta di una trama intessuta di valori antichi, convivialità genuina, rispetto per la terra e, soprattutto, di un'amicizia fraterna con Carlo “Carlin” Petrini, l'ideatore di Slow Food nato e vissuto a Bra. Quella tra il "Maestrone" e il fondatore della grande rete globale del cibo buono, pulito e giusto è stata una sintonia d'anime rara, radicata nella medesima idea di mondo e nel medesimo rispetto per le cose essenziali.
Sebbene provenissero da versanti diversi — l'Appennino tosco-emiliano per il cantautore e le colline del Roero e delle Langhe per il gastronomo —, Guccini e Petrini hanno sempre parlato la stessa lingua. Per entrambi la terra andava difesa, con la convinzione che la cultura contadina e i saperi tradizionali non fossero un passato da dimenticare, bensì un patrimonio identitario da tutelare dall'omologazione modernista.
Allo stesso modo, l'osteria è sempre stata per loro un baluardo sociale, un luogo dove la tavola non è soltanto spazio per nutrirsi, ma territorio sacro per la parola, l'ascolto, il racconto e la solidarietà. Nel corso del tempo le loro strade si sono incrociate continuamente, tra iniziative legati a Slow Food e Terra Madre fino alle reciproche presentazioni di libri, dove il dibattito culturale scivolava spesso in un botta e risposta irresistibile fatto di aneddoti, ironia e un buon bicchiere di vino.
Uno degli episodi più emblematici di questa fratellanza e del legame di Guccini con la provincia di Cuneo risale agli anni Settanta, ad Alba, durante la nascita della cooperativa libraria La Torre. Creata da un gruppo di giovani entusiasti come spazio d'incontro e cultura indipendente, la struttura rischiava di chiudere prima ancora di decollare per mancanza di fondi per acquistare i volumi. Fu proprio Carlin Petrini a chiamare l'amico per chiedergli aiuto e Guccini non si fece attendere: salì in Piemonte per esibirsi ad Alba a titolo completamente gratuito, devolvendo l'intero incasso affinché la libreria potesse comprare i primi testi. Fu un gesto di solidarietà militante che il territorio cuneese non ha mai dimenticato.
Nel 1980 poi, Petrini scopre le "Gemelle Nete" un gruppo musicale italiano di musica popolare originario di Trinità, nel fossanese. Petrini le porta al porta al Club Tenco, ma sarà Guccini, anche lui ospite della manifestazione, a segnalare a Renzo Arbore che le chiama per la sua trasmissione televisiva del 1981, Telepatria International; trasmissione che ha visto la partecipazione Roberto Benigni, Paolo Villaggio, Carlo Verdone e Luciano De Crescenzo.
(Bra, Petrini e Guccini insieme a Cheese nel 2013)
Il legame di Guccini con la provincia di Cuneo si è manifestato anche attraverso la sua profonda passione per la storia locale e il canto popolare. Nel suo album Canzoni da Intorto del 2022, Guccini volle rendere omaggio alla tradizione piemontese interpretando in lingua il celebre canto epico-lirico Barun Litrun (Baron Litron). Il brano è dedicato al barone Karl Sigmund Friedrich Wilhelm von Leutrum, il militare d'origine germanica al servizio dei Savoia che fu governatore di Cuneo e la difese eroicamente durante l'assedio franco-spagnolo del 1744. Affascinato dal testo e dalla carica epica del racconto, Guccini regalò un tributo sentito alla memoria storica della Granda, dimostrando come la sua geografia del cuore andasse ben oltre i soliti confini emiliani.
Francesco Guccini è stato anche ospite a "Collisioni", sia nel 2014 che nel 2016, e al "Nuovi Mondi Festival"nel 2019 a Valloriate; è salito poi sul palco del Teatro Toselli di Cuneo il 20 novembre 2021 in quanto ospite d'eccezione della rassegna letteraria Scrittorincittà. Non si è trattato di un concerto — dato che il cantautore aveva ormai abbandonato la scena musicale attiva —, bensì di un calorosissimo incontro con il pubblico per la presentazione del suo libro Tre Cene. Davanti a una platea gremita e affascinata, il "Maestrone" si è raccontato in un dialogo intessuto di ironia, memorie e nostalgia, spaziando dai ricordi d'infanzia al valore della convivialità, fino a regalare divertenti siparietti sulla sua carriera e a smitizzare, con la consueta schiettezza, le leggende da osteria nate attorno alle sue storiche esibizioni
Anche il comune di Bra partecipa al lutto per la scomparsa del cantautore modenese, a cui l'ente ha conferito la cittadinanza onoraria nel 2013 con la seguente motivazione: "per il contributo e lo stimolo a riscoprire sul territorio braidese valori e tradizioni popolari". Gli era stata consegnata durante la presentazione dell'edizione di quell'anno di Cheese.
(Bra, un momento della cerimonia di conferimento della cittadinanza onoraria al cantautore)
Oggi che il cantautore si è spento, resta il ricordo vivo di un'eredità ideale condivisa tra Pavana, Bra, Alba e Cuneo. Resta la voce di chi ha saputo raccontare l'Italia profonda e la convinzione, condivisa a lungo con l'amico Petrini, che il futuro si possa costruire solo custodendo con cura le proprie radici.
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Anche Uncem ha voluto ricordare e omaggiare l'amatissimo cantautore emiliano, inviando la seguente nota
Come non dirgli grazie? Per la semplicità, la schiettezza, la voce, la forza del montanaro. Francesco Guccini ci lascia con tanta eredità. Della montagna di Pavana, tra Emilia-Romagna e Toscana. Tra i castagni e le sue canzoni troppo spesso non capite. Uncem gli dice un semplice grazie. Senza romanticismo, che non gli piaceva e che non piace ai montanari. A chi vive davvero la montagna. "Evidentemente queste belle montagne sono il mio bagaglio di vita. A Pàvana ci sono le mie radici, non ne ho mai fatto mistero", raccontava a Sebastiano Venneri di Legambiente. Montanari-Marinai: "La Pàvana che ricordo io non esiste praticamente più. Ma io mi sento uno di qui, uno dell'Appennino. Noi montanari siamo come i marinai: giriamo il mondo e poi, quando viene il momento, torniamo a casa. E la mia casa è questa: queste valli, questi boschi, queste montagne", sottolineava Guccini. È la montagna che lo saluta, l'Appennino che ascolta le sue canzoni senza malinconia, ma con un pensiero sulla complessità. "Pensando oggi alla sua morte - evidenzia il Presidente Uncem Marco Bussone - ci sono poche parole per racchiudere la sua vita, le sue canzoni. Guai a noi a essere banali e a ingabbiarlo in ideologie. Lo penso costruttore di un nuovo Umanesimo, proprio da Pavana. Autore di nuovi percorsi di comunità che lui aveva conosciuto in quei paesi dell'Appennino prima della fuga delle montagne. Lo penso come colui che ritorna, neomontanaro, capace di esserci ancora e sempre. Tanta eredità. Autore semplice di un Umanesimo del quale abbiamo grande bisogno".





