Mentre le Regioni discutono di nuovi droni per monitorare gli incendi, di assunzioni per rafforzare le squadre antincendio e di acquisto di mezzi, emerge una contraddizione profonda nel sistema Paese. L’Italia, con i suoi 12 milioni di ettari di superficie forestale, continua a scoprirsi “Paese boschivo” solo quando scoppiano le emergenze.
A denunciarlo è Marco Bussone, presidente di PEFC Italia, AIEL e Uncem, che punta il dito contro una gestione frammentata e spesso superficiale del patrimonio forestale nazionale. “Fa notizia quando ci sono evacuati, quando si cercano piromani o si alza il livello dello scontro politico – osserva – ma si parla troppo poco di pianificazione forestale, gestione sostenibile e certificazione”.
Secondo Bussone, il dato più preoccupante riguarda proprio la pianificazione: appena 2 milioni di ettari risultano pianificati, e nemmeno tutti realmente gestiti. Restano così circa 10 milioni di ettari “fuori radar”, territori di cui ci si accorge soltanto quando bruciano, franano o vengono colpiti da eventi climatici estremi.
Un paradosso, se si considera che l’Italia dispone di una delle più avanzate leggi forestali in Europa, approvata nel 2018, e di una strategia nazionale riconosciuta a livello continentale. “Il problema – sottolinea Bussone – è che molte Regioni non hanno adeguato le proprie normative, spesso obsolete, e investono poco o nulla nella pianificazione forestale”.
Il risultato è un patrimonio abbandonato, dove la mancanza di gestione alimenta il rischio incendi. “Sul bosco sappiamo pochissimo – prosegue – e così anche per questo brucia. Bruciano idee sbagliate, come quella di non intervenire mai. Per molti la motosega è ancora un tabù”.
Non manca una critica alle politiche energetiche e ambientali: “Blocchiamo l’uso di biomasse come cippato e pellet nelle città, ritenendole inquinanti, e allo stesso tempo lasciamo che i boschi non gestiti vadano in fiamme. È una contraddizione evidente”.
Per Bussone, la soluzione non passa solo attraverso mezzi e tecnologie, ma da un cambio di approccio: applicare le norme esistenti, obbligare le Regioni a pianificare, valorizzare le filiere bosco-legno e recuperare le aree invase dal bosco trasformandole in pascoli gestiti.
“Il bosco è un’infrastruttura delle comunità – conclude – fondamentale per affrontare la crisi climatica e quella demografica. Ma invece di pianificare e gestire, si preferisce inseguire l’emergenza e cercare colpevoli. Così il problema non si risolve”.





