Attualità - 21 luglio 2026, 09:58

Da Antibes ai centri estivi, il peso delle disuguaglianze: quando il Comune in cui si vive fa la differenza

Dopo il caso del viaggio scolastico dell'istituto alberghiero di Dronero, una lettrice racconta le difficoltà delle famiglie nel sostenere i costi delle "estate ragazzi" e denuncia una disparità territoriale che penalizza genitori e bambini

Da Antibes ai centri estivi, il peso delle disuguaglianze: quando il Comune in cui si vive fa la differenza

La vicenda del viaggio scolastico ad Antibes dell'istituto alberghiero di Dronero, con una quota di partecipazione di 880 euro che ha inevitabilmente limitato le adesioni (LEGGI QUI), a firma Barbara Simonelli, ha suscitato alcune riflessioni. 

A raccogliere il testimone è una lettrice, ex studentessa dello stesso istituto, che parte proprio da quell'episodio per allargare lo sguardo su un'altra forma di discriminazione, meno evidente ma altrettanto concreta: quella che colpisce le famiglie alle prese con i costi dei centri estivi.

"Ho letto con grande interesse il suo articolo relativo alla discriminazione emersa durante il viaggio scolastico ad Antibes. Ho frequentato lo stesso istituto e anche ai miei tempi era successa la stessa cosa", scrive la donna, evidenziando come il problema dell'accessibilità economica non riguardi soltanto le attività scolastiche, ma si ripresenti puntualmente anche durante l'estate, quando per molti genitori i centri estivi rappresentano l'unica soluzione per conciliare lavoro e cura dei figli.

La testimonianza racconta una situazione comune a molte famiglie. "Ho due figli e lavorerò quasi tutta l'estate. Abbiamo dovuto organizzare la copertura del periodo attraverso i centri estivi, ma il costo complessivo stimato si aggira intorno ai 1000 euro, senza considerare il pranzo e con l'ulteriore necessità di una babysitter per accompagnare i bambini nelle fasce orarie in cui non riusciamo a coprire", spiega.

Alle spese già elevate si aggiunge l'incertezza degli aiuti pubblici. La lettrice racconta di aver presentato domanda per i voucher comunali senza ottenere il contributo e di essersi rivolta direttamente al Comune per conoscere eventuali alternative. "Ho anche scritto al Comune per chiedere se esistessero soluzioni alternative più economiche, ricevendo risposta negativa: al momento non risultano opzioni di supporto aggiuntive e non vi è certezza di poter accedere ai voucher per i centri estivi".

I costi, sottolinea, sono tutt'altro che trascurabili. Nella sua zona le "estate ragazzi" hanno un prezzo medio di circa 80 euro a settimana, spesso senza pranzo incluso. Per il figlio più piccolo, di quattro anni, la spesa sale a circa 90 euro settimanali, ai quali si aggiungono 9 euro per il pre-ingresso, indispensabile per consentire ai genitori di raggiungere il lavoro in orario. A questo si sommano il pranzo obbligatorio, a 6 euro al giorno, e le gite, escluse dalla quota e interamente a carico delle famiglie.

Il confronto con altri territori rende ancora più evidente la disparità. A Crava, infatti, grazie al sostegno della Fondazione CRC, è stato attivato un centro estivo "all inclusive", comprensivo di pranzo, con una quota di circa 60 euro a settimana. Una differenza che, secondo la lettrice, non può essere ignorata. "Perché in alcuni territori, grazie a fondi e progettualità mirate, è possibile garantire servizi accessibili e inclusivi, mentre in altri le famiglie si trovano a sostenere costi molto più elevati senza reali alternative?", si domanda.

L'interrogativo richiama lo stesso principio emerso nel caso del viaggio ad Antibes: quando il costo di un servizio diventa troppo elevato, il rischio è che l'accesso dipenda esclusivamente dalle possibilità economiche delle famiglie. E se per una gita scolastica questo significa rinunciare a un'importante esperienza formativa, nel caso dei centri estivi la questione investe anche la possibilità concreta per i genitori di continuare a lavorare e per i bambini di trascorrere un'estate ricca di opportunità educative e relazionali.

"Non si tratta solo di una questione economica, ma di equità sociale e di pari opportunità per i bambini, indipendentemente dal Comune in cui vivono", conclude la lettrice, riportando al centro del dibattito un tema che, proprio come accaduto per il viaggio scolastico, chiama in causa il diritto a servizi realmente accessibili per tutti.

Cesare Mandrile

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